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lunedì 1 dicembre 2014

Il senso del "Timore" di Dio



don Luciano Sanvito

AVERE IL SENSO DEL RISPETTO...O MEGLIO,DEL "TIMORE DI DIO"

Per noi cristiani, abituarsi alle cose di Dio, alle preghiere, alle celebrazioni della liturgia, ai riti e alle realtà della fede e della catechesi è diventata ormai una cosa quasi d'abitudine.

"Cosa farei alla mattina a casa se non ci fosse la messa?"... diceva una vecchietta, ignara che nel suo dire ci fosse dietro quelle sue parole proprio il senso della mancanza di un tempo da occupare, piuttosto che il "timore" santo di fronte a Uno con cui stare in quel momento.

Recuperare quel senso del "timore di Dio" che è la santità dello stare di fronte a questa Presenza di Colui che tutto è e tutto può, è il richiamo che il brano del vangelo ci fa attraverso la figura di questo soldato.

Anzitutto, per dirci che spesso il senso vero di Dio ce l'hanno più quelli che sono fuori che quelli che sono dentro i nostri sistemi e strutture religiose e comunitarie.

Sant'Agostino diceva, appunto a questo riguardo, che "molti di quelli che sono 'dentrò in realtà sono fuori, mentre spesso quelli che sembrano 'fuori' sono in verità dentro" le realtà di Dio.

ANCHE PER NOI, IL RICHIAMO A RECUPERARE NELLE NOSTRE APPARTENENZE RELIGIOSE, IL RIFERIMENTO AL "TIMORE" DI LUI

sabato 29 novembre 2014

Il Cristo "comparirà"

don Luciano Sanvito



APPESANTIRE IL CUORE...QUEL GIORNO APPARIRA' COME PESO

Se sappiamo vegliare e non lasciarci appesantire nelle cose del mondo, ecco che il giorno del Signore sarà per noi un peso leggero e leggiadro.

Ma ogni peso umano grava su di noi e se entra nel cuore, l'affanno e le preoccupazioni del mondo ci impediscono di avvertire quella venuta, che diventarà per noi un pesante fardello che ci opprime.

La venuta del giorno del Signore non è da rimandare al futuro, ma è già quel presente nel quale il Signore si rende "giorno" di salvezza per noi.

Ecco perché anche il "comparire" davanti al Figlio dell'uomo non riguarda solo il futuro lontano della fine dell'universo, ma è già nel presente: se abbiamo la forza della prontezza e della veglia, sappiamo accogliere la sua presenza; altrimenti, a noi non "comparirà" nulla di Lui e rimaniamo abbandonati a noi stessi, sotto il peso della nostra stessa persona.

L'improvviso venire di Dio ci allena nella storia a questa saggezza nel saper accogliere la sua venuta nelle situazioni, a discernere, liberi da affanni e preoccupazioni che accecano la vista della fede, la sua presenza oggi accanto a noi, nel cammino della nostra storia.

IL CRISTO CI APPARIRA' OGNI VOLTA CHE IL NOSTRO PESO E' LUI

giovedì 27 novembre 2014

Osservare attraverso le cose

don Luciano Sanvito



OSSERVARE NON LE COSE, MA SEMPRE ATTRAVERSO LE COSE

Le cose che vediamo, come il cielo e la terra, passano.
Ma ciò che vediamo attraverso le cose non passerà: "le mie Parole".

In tutto quello che passa lo sguardo della fede ci aiuta a vedere quello che non passa e che rimane in eterno.

L'essenziale.

Quello che resta è l'essenziale per noi e per tutti, e ci viene indicato attraverso i segni che passano: proprio i segni che fuggono via ci annunciano in quel mentre quello che sta venendo e che per noi deve restare di riferimento: l'essenziale, appunto.

"Le mie Parole"...

Le Parole che restano del Cristo le possiamo accogliere come essenziali e eterne proprio nelle parole che passano, nelle parole e nei discorsi del mondo: essi ci fanno da riferimento, come relativi, per indicarci le Parole assolute ed eterne che restano per sempre e non passeranno mai: le Parole del Cristo.

OSSERVARE I SEGNI
DIETRO DI ESSI CI APPARE L'ESSENZIALE PER SEGNARE LA VITA

mercoledì 26 novembre 2014

Giovedì 27 Nov. 2014 - Devastazione e liberazione

don Luciano Sanvito


La devastazione della città di Gerusalemme...
E la nostra liberazione in questo modo annunciata...

Tutto quello che accade nella devastazione della terra, a livello fisico e geografico, ma sopratutto a livello morale, è segno e annuncio della nostra liberazione.

E proprio attraverso questo passaggio.

Ecco perché chi vede la storia con fede non ha mai paura.
Quello che viene devastato diventa trasformato in quello che è annunciato.

Le "potenze sconvolte" annunciano che c'è in atto una rivoluzione: quella del Vangelo, che non lascia mai le cose che sono nel mondo come tali, ma le trapassa della sua luce, esprimendo in esse e proprio attraverso esse la sua Verità.

Il Regno diventa Segno.
Allora, tutti i segni vengono riabilitati in orientamento alla venuta del Figlio dell'uomo, che annuncia la presenza efficace e attualizzante del Regno di Dio nella nostra storia.
Potenze e segni che si accompagnano da una parte alla scomparsa del mondo e dei suoi valori in sè vissuti, e il riapparire del mondo orientato a Dio nella piena realizzazione di quei segni che ne indicavano la venuta

martedì 25 novembre 2014

Mercoledì 26 Nov. 2014 - Fede provata

don Luciano Sanvito



OGNI PROVA VISSUTA NELLA FEDE CI SPRIGIONA NELLO SPIRITO

Ogni occasione di prova, di contrarietà e di persecuzione diventa strumento della purificazione dell'anima della fede.

La persevaranza diventa il dono che viene fatto dallo Spirito a chi agisce nel nome di Cristo, e nel suo stile segue la contrarietà del mondo.

Passare attraverso le prove educa alla testimonianza vera e propria della fede, e ci fa comprendere l'assistenza dello Spirito del Cristo.

Allora, anche gli attegiamenti della preoccupazione e del timore vengono meno, quando c'è la coscienza viva che il Signore ci è accanto, e che la nostra è anche la sua prova.

Lo Spirito viene sprigionato proprio nelle occasioni della prigionia fisica o morale che stiamo vivendo.

Allora, l'atteggiamento della fiducia nella Provvidenza del Padre che assiste i suoi figli viene sperimentata lungo il cammino della prova, e diventa occasione per accogliere ancor meglio quello stile di fede e di vita che il Cristo ci propone per essere con Lui e grazie a Lui noi stessi.

LA PROVA VISSUTA CON FEDE CI AIUTA A ESSERE NOI STESSI

OGNI PROVA VISSUTA NELLA FEDE CI SPRIGIONA NELLO SPIRITO

Ogni occasione di prova, di contrarietà e di persecuzione diventa strumento della purificazione dell'anima della fede.

La persevaranza diventa il dono che viene fatto dallo Spirito a chi agisce nel nome di Cristo, e nel suo stile segue la contrarietà del mondo.

Passare attraverso le prove educa alla testimonianza vera e propria della fede, e ci fa comprendere l'assistenza dello Spirito del Cristo.

Allora, anche gli attegiamenti della preoccupazione e del timore vengono meno, quando c'è la coscienza viva che il Signore ci è accanto, e che la nostra è anche la sua prova.

Lo Spirito viene sprigionato proprio nelle occasioni della prigionia fisica o morale che stiamo vivendo.

Allora, l'atteggiamento della fiducia nella Provvidenza del Padre che assiste i suoi figli viene sperimentata lungo il cammino della prova, e diventa occasione per accogliere ancor meglio quello stile di fede e di vita che il Cristo ci propone per essere con Lui e grazie a Lui noi stessi.

LA PROVA VISSUTA CON FEDE CI AIUTA A ESSERE NOI STESSI

Demolire e costruire

don Luciano Sanvito



Tutte le cose sono destinate a cadere di fronte al valore della venuta del Regno.
L'avvento del Regno è come un vento forte e gagliardo che spazza via tutto quello che non gli appartiene.

...E IO, APPARTENGO A QUESTO VENTO?

Anche le realtà più belle e piacevoli, e da tempo consolidate, anche esse faranno la stessa fine di fronte alla venuta del Regno.
Tutto, alla pari delle belle pietre del tempio, si sbriciolerà se non entra a far parte della logica del Regno.

..." QUANDO ACCADRA' QUESTO? "...

E' un tempo non legato all'orario umano, ma alla rivelazione dei segni e alla loro comprensione.
E' quindi importante leggere questi segni, e non lasciarsi ingannare da chi dice che il Regno è qui o è là.

DEMOLIZIONI & COSTRUZIONI

Insieme, ogni demolizione fatta ad opera del Spirito accolto nella fede, avverrà proprio contemporaneamente alla costruzione del Regno, di un valore che lo stesso Spirito ci aiuta a porre in atto in quel mentre.
L'IMPRESA DEL REGNO APPARE IN TUTTO IL SUO SPLENDORE

domenica 23 novembre 2014

Lunedì 24 Nov. "Gettare un segno"

don Luciano Sanvito



GETTARE UN SEGNO SIGNIFICATIVO NEL MONDO VALE SEMPRE

Spesso la nostra vita è piena di occasioni, di realtà che ci passano davanti come destino e coincidenze della vita, per essere per noi "segni".

Mettere molti segni non è semre in coincidenza con il nostro valorizzarli come tali.
Spesso un solo segno diventa molto significativo e denso di valore e di senso, mentre accanto a esso, come nel caso dei ricchi che gettano i molti soldi nel tesoro del tempio, i molti segni sono insignificanti di fronte al tesoro di Dio. della sua presenza, della coscienza di essere con Lui.

Valorizzare anche i piccoli segni diventa richiamo per noi, affinché possiamo essere attenti alle piccole grazie che il Signore ci fa lungo il percorso della vita.

Il segno si accompagna sempre e comunque all'atteggiamento della persona che lo compie o che lo accoglie: se una persona ha uno spirito di piccolezza e di umiltà, il segno assume le caratteristiche di essa, sia nel farlo che nel riceverlo.
Se una persona pavoneggia la propria grandezza umana, il segno diventa un superficiale mostrare la propria grandezza al momento, mentre manca il senso e il suo valore: ogni segno si accompagna a noi.

Amare sino alla fine Dio e gli uomini



Il brano dell'ultimo vangelo dell'anno liturgico richiama la nostra attenzione sul rapporto tra la fine dei tempi e la nostra vita, sul nostro atteggiamento nei confronti del prossimo, in base al quale saremo giudicati, sul Cristo re che presiederà al giudizio. Dobbiamo pensare nel modo giusto alla fine dei tempi: non per sognare il cielo come la soluzione-miracolo, ma per attendere nella maniera migliore il grande raduno di tutti gli uomini di fronte al pastore messianico. Il nostro destino ultimo si gioca nella realtà attuale della nostra vita.

Saremo infatti giudicati sul nostro atteggiamento di oggi verso il prossimo. Negli uomini stretti dalla sofferenza e dal bisogno, il figlio dell'uomo è già misteriosamente presente. Nel prossimo più vicino, prima di tutto, ma anche nella folla immensa di "quei milioni di Cristi dagli occhi cupi e dolci" (Fr. Mauriac) che, in un mondo attraversato da molteplici legami di interdipendenza, aspettano da noi ben più che un'elemosina: un amore creativo, efficace, che sappia arrivare fino a mettere in moto i meccanismi della decisione politica.

Tutto questo ci porta a pensare al Cristo, re dell'universo. Non per proclamare la sua signoria sulle questioni della vita civile, cosa che suonerebbe piuttosto ambigua in una società pluralista e laicizzata come la nostra. Gesù rivendica il suo titolo di re soltanto per l'ora della sua venuta nella gloria. Ma è presente nei poveri e nei piccoli: è il difensore dei loro diritti e il loro protettore. Servendo i poveri, è lui che serviamo.
Alla sera della vita, "saremo giudicati sull'amore" (S. Giovanni della Croce); il giudizio non si baserà altro che sulle opere di misericordia, sulla carità che non verrà mai meno. Bisogna dunque amare sino alla fine Dio e gli uomini. Mai Dio senza l'uomo, mai l'uomo senza Dio.

da \ lachiesa

sabato 22 novembre 2014

Ragionare con Dio

don Luciano Sanvito


RAGIONARE SULLE REALTÀ DI DIO CON IL PENSIERO UMANO?

Non è possibile.
O meglio, si può fare, ma non vale a nulla, non ha valore di fronte a Dio.

Perché ragionare sulle realtà di Dio è considerare Dio come morto.
Dobbiamo ragionare delle cose di Dio con lo spirito di Dio vivente, e qui.

Le questioni umane, quando si affidano a Dio, entrano nel processo di pensiero spirituale che è afflato dello Spirito, e guidato da Lui.
Il nostro pensare slegato dallo Spirito mortifica anche le realtà umane, in quanto le rende semplici attività dell'uomo.

Invece, l'azione dello Sprito anche sulle realtà del mondo rende possibile avere quella visione delle stesse come vive e viventi.
Vive, perché collegate allo Spirito.
Viventi, perché da esse sgorga e proviene sempre un atto di fede.

Porre in questione a Dio le realtà umane significa illuminarle con lo Spirito della vita, che valuta e esamina tutto nello stile del progetto di Dio.
In questo disegno del Padre ogni cosa prende valore e lo dona a sua volta.

DIO NON E' DEI MORTI CHE PENSARONO, MA DEI VIVI E PENSANTI

venerdì 21 novembre 2014

Identità di Dio

don Luciano Sanvito


DA "CASA DI PREGHIERA" A "SPELONCA DI LADRI":
CHE DESTINO AMARO PER IL TEMPIO DEL SIGNORE!

Venditori di se stessi.
Le cose per dimenticare Dio.
Le esteriorità per vendere noi stessi.
Il rito per rivendere e svalutare la persona umana.

Gesù che scaccia i venditori dal tempio...

Dov'è finita la buona educazione, il rispetto degli altri,...e poi, in questo Gesù, come la giustifichiamo questa violenza?

Per noi, che siamo abituati alla bontà del tempio e delle sue cose (sacre), risulta poco comprensivo e quasi un atto istintivo di cui pentirsi quel gesto di Gesù.

Ma un Dio che si riprende, attraverso Gesù e il suo gesto, la propria identità che stava per essere deformata e adagiata agli affari umani e ai latrocini pro e contro gli interessi sacerdotali, forse forse ci sta, e bene.

Il gesto di Gesù rappresenta la forza e la potenza di Dio nel chiarire la propria identità di fronte all'invasione umana.
Rispetto e timore, di fronte a chi è Dio: niente di quello che è si tocca.
E CHI PENSA DI POTER COMPRARE L'IDENTITÀ DI DIO, SIA FUORI!

giovedì 20 novembre 2014

"La via della pace"



"...LA VIA DELLA PACE..."

Viene intrapresa da chi "riconosce il tempo" della grazia, "il tempo nel quale siamo visitati": allora la pace entra nel profondo della nostra vita.

Questo tempo della grazia è il tempo nel quale riconosciamo Gesù nel passaggio del presente, nel momento dell'oggi illuminato da Lui.

Senza questo riconoscimento dato a Gesù, ecco che tutto "resta nascosto ai nostri occhi": Gesù passa, ma la sua azione non si vede.

..." La via della pace "...

Solo la guida dello Spirito Santo ci porta a vedere questa via, a vedere in Gesù la Via della Pace offerta da Dio al percorso umano.
La pace di Gesù si illumina attraverso le direttive dello Spirito, e la sua luce indica a noi la strada.

Gesù piange su Gerusalemme...

Il non accogliere la via della Pace porta distruzione, guerre e calamità non tanto da fuori (come attualmente per Gerusalemme), ma proprio da dentro, quasi a mo' di disgregazione e di sgretolamento morale e vitale.
GESU' PIANGE PERCHE' GERUSALEMME CADE SU SE STESSA

mercoledì 19 novembre 2014

Regno minato

don Luciano Sanvito


REGNO MINATO E' IL REGNO DI DIO
PIENO DI MINE CHE IL SIGNORE AFFIDA A CIASCUNO.
MINE CHE SE FATE FRUTTARE PORTANO VITA,
ALTRIMENTI DIVENTANO UN ARSENALE DI MORTE CONTRO DI ME

Il Regno è dunque minato.
Ogni dono ricevuto, se ben trafficato, ottiene a noi la vita piena, la gioia.
Ogni dono nascosto esplode al passaggio, ed è un rischio per tutti noi.

Il padrone della vita ci affida la mina come occasione per mettere quel talento là dove noi possiamo ottenere bene maggiore per la nostra vita.

La posizione della mina, il posizionarla qua o là, è a nostra piena conoscenza: basta essere un po' scaltri e attenti, e la mina farà saltare in aria la morte e porterà a noi la vita.

Ma tenendo ben nascosta questa potenza sotto il nostro mantello della vita, prima o poi ci esploderà in mano e ci ferirà o ucciderà.

Il Regno è minato.
Un buon percorso salva la vita, difende dal male e evita ogni danno mortale; ma la poca attenzione, la pigrizia e la non scaltrezza fanno essere la nostra vita nel percorso di morte inespressa o esplosa apertamente contro di noi.
LE MINE AFFIDATECI TRACCIANO IL PERCORSO DELLA VITTORIA

martedì 18 novembre 2014

Lo spirito di Zaccheo

don Luciano Sanvito


"CERCAVA DI VEDERE..."

Lo spirito della curiosità...
Quanto è bello vedere quel piccolo e ricco Zaccheo che vuol curiosare di Gesù, della sua presenza e del suo passaggio in quel momento.
Una bella, sana, e presto santa curiosità, appagata ben più del previsto nel suo risultato.

Lo spirito dell'istintività...
Una ricchezza che non lo appaga se non viene confrontata con Colui che passa, ma che egli non riesce a vedere ancora, se non...salendo, arrampicandosi, quasi come una scimmietta, in fretta e furia, per poter accedere a quel ramo dove posarsi e vedere.

Lo spirito della bellezza...
L'incontro lo rende appagato: quel Gesù che lo chiama attira la bellezza dell'anima, della mente, e il cuore palpita di gioia, sentendosi invitato a passare da semplice curioso a pubblicamente invitato, da pubblicamente odiato a pubblicamente amato da quell'energia di bellezza interiore che entra nelle profondità della sua "casa": nel tutto di sè.

Lo spirito di Zaccheo...
EMERGE IN PIENEZZA E NELLA SUA GIOIA PROCLAMATA E INCARNATA NELLA SCELTA DELL'AMORE IL SUO SPIRITO SANATO

lunedì 17 novembre 2014

Il passaggio di Gesù

don Luciano Sanvito



" PASSA GESÙ IL NAZARENO! "
Un semplice passaggio di Gesù, per la gente.
Per il cieco, il passaggio di Gesù è pasquale:
" FIGLIO DI DAVIDE, ABBI PIETÀ DI ME! "

RIAVERE LA VISTA
Recuperare la vista, avendola persa perdendo di vista Lui.
Recuperare lo sguardo della fede come dono dato da Gesù.
Recuperare la sequela di Lui attraverso il dono dello Spirito di Dio.

Anche oggi Gesù passa sulle strade della nostra vita; anche oggi il cieco è rappresentato dalle nostre cecità.
Anche oggi il suo passaggio può essere un semplice avvenimento.
Ma anche oggi può diventare per noi segno e evento di salvezza.

Riavere la vista della fede, della speranza e della carità, in un mondo accecato da odio e ingiustizie, o magari proprio dagli stili di quella gente che come allora dice a chi disturba di non disturbare il passaggio di Gesù.
Anche oggi, lo stile della fede del cieco fa passare Gesù non solo fuori, ma dentro il cuore, l'anima e la mente, per poter ricevere in dono quello che è stato da noi perduto, per ritrovare quello che avevamo dimenticato chissà dove e chissà quando.

PASSA GESÙ, MA SOLO LA MIA FEDE VEDRÀ IL MIO SALVATORE

domenica 19 ottobre 2014

Paolo Curtaz - Cesare e Dio - Cesare o Dio?

Cesare e Dio



Cesare o Dio?
Quante volte questa frase di Gesù è stata usata per giustificare le prese di posizione più diverse!
L'hanno usata i governi laici per sostenere la loro autonomia nei confronti dell'ingerenza della Chiesa.
L'ha usata la Chiesa per difendere la legittimità della propria organizzazione in seno allo Stato.
Ma l'hanno usata anche i governi anticlericali per giustificare le proprie discutibile azioni.
E qualche Papa in vena di delirio di onnipotenza per giustificare le proprie rivendicazioni sulle cose terrene, politica compresa.
Come sempre accade, dobbiamo avere il coraggio di prendere la Parola com'è, inserendola nel suo contesto, cercando di capire cosa intendesse il Signore anche se, in questo caso, l'affermazione di Gesù resta enigmatica.

Inghippo
La prima cosa che Matteo fa notare è il fatto che la domanda viene posta per mettere in difficoltà Gesù: è una vera e propria trappola quella che gli viene tesa. Israele, da quasi un secolo, vive sotto la dominazione romana, a tratti più presente e pressante, in altri momenti, come quello in cui vive Gesù, più discreta. Ma resta il fatto che ogni suddito dell'Impero doveva versare una tassa almeno una volta all'anno e nessuno ama pagare le tasse, figuriamoci se poi finiscono ad un governo considerato invasore ed oppressore!
La cosa curiosa è che sono gli erodiani e i farisei a porre la domanda.
Gli erodiani: collaboratori di Erode Antipa, incapace figlio di Erode il grande, re fantoccio di Roma, strenui difensori della romanità di Israele. E i farisei, i perushim, i puri che consideravano un'umiliazione l'occupazione romana.
Strana coppia!
Ma, come ben sappiamo, quando si ha un nemico comune si mettono da parte dissidi e rancori.
E il nemico ha un volto preciso: il rabbì di Nazareth che si fa beffe dello zelo dei farisei e non si schiera dalla parte degli erodiani.
Un uomo libero; perciò inquietante e pericoloso.
La trappola è bene tesa: se Gesù rifiuta di pagare la tassa si pone contro Roma e gli erodiani presenti, diventando uno dei tanti anarchici idealisti che periodicamente entrano in scena.
Se Gesù accetta di pagare le tasse si mette contro il popolo che freme nel vedersi imporre un balzello dall'odiato occupante.
Un applauso, sono proprio dei gran bastardi.

Stile
E Gesù ne viene fuori con una mossa azzardata, un coup de thèatre che ancora dimostra, se ce ne fosse bisogno, di che pasta è fatto il galileo.
Chiede una moneta.
I farisei, ingenuamente, frugano sotto la tunica e gliela porgono.
I puri tengono in tasca una moneta con l'effige di Tiberio Cesare.
Un capitolo prima Matteo ci ha detto che il colloquio si svolge nel tempio, dove era impensabile far entrare una moneta romana che violava il divieto di immagine e che, perciò, era sostituita con una moneta "neutra" ad uso esclusivo del tempio. Begli ipocriti.
Nelle questioni di principio volano alto e fanno i perfettini.
Nel quotidiano, come tutti, cedono a mille compromessi. Ma senza ammetterlo.
Ci sono cascati, ma Gesù non infierisce e gioca con loro.
Se l'immagine è di Tiberio bisogna restituirgli la moneta, non ci sono storie.
E restituire a Dio ciò che è di Dio.

Quindi
Quindi il discepolo è un cittadino esemplare.
Vive con gli altri, condivide i loro progetti e le loro fatiche, paga le tasse (!), segue le leggi degli uomini. Eppure il suo cuore è diverso, altrove, vede le cose ad un altro livello, ad un'altra profondità.
Quindi esistono cose che riguardano Cesare in cui non bisogna tirare in ballo Dio anche se il Cristo, davanti al procuratore romano che lo condanna, gli ricorderà che ogni potere umano deriva da Dio per il servizio del ben comune.
Quindi esiste qualcosa di nostro che appartiene a Dio e che gli va restituito.
Gesù, magnificamente, resta in equilibrio fra la tentazione, ricorrente nella Chiesa, di disinteressarsi del mondo. O di colonizzarlo.
Né l'uno, né l'altro. Siamo chiamati a mantenerci in equilibrio fra la tentazione di fuggire il mondo o di fagocitarlo, restando legati al vangelo, restando cittadini leali.

Ciro
Poi Dio farà il suo percorso.
Come profetizza Isaia ai deportati in Babilonia, vedendo il sorgere, sulla scena politica internazionale, di Ciro di Persia. Come Babilonia irrompe nel conflitto fra Assiri ed Egiziani diventando una grande potenza, così Ciro sbaraglierà i babilonesi, liberando tutti prigionieri e favorendo la ricostruzione dei propri templi.
Isaia fa parlare Dio che usa Ciro come suo strumento.
È impressionante leggere la versione di Ciro che, invece, attribuisce al proprio Dio Marduk la vittoria.
Ma al Dio vero queste sottigliezze non infastidiscono.

Provvidenza
Dio agisce nella storia e nelle nostre piccole storie, inaspettatamente.
Paolo, scoraggiato per il fiasco ad Atene e provato dalla difficile comunità di Corinto, riceve notizie da parte di Timoteo e Sila, provenienti dalla Tessalia. Paolo non aveva potuto rafforzare la nascente comunità dovendo fuggire a causa dell'odio di alcuni ebrei. Ora i suoi amici gli dicono di avere trovato, invece, una comunità fiorente e ricca che ha grande stima per l'apostolo che è dovuto fuggire. La lettera scritta nel 51, il primo scritto del Nuovo Testamento, ci restituisce l'umanissima consolazione di Paolo che vede in questi eventi l'azione dello Spirito nella storia.

Che bello!

sabato 18 ottobre 2014

Don Luciano Sanvito - Medici e medicati



CHISSÀ CHE COSA HA VISTO QUESTO TIPO PER SCRIVERE COSI'

Che abbia scritto quel Vangelo della sua testimonianza, "secondo" lui, diventa un invito che lui ci vuol fare, a ciascuno personalmente, per riscrivere, nella vita e con la vita, il Vangelo oggi "secondo" me.
Non partendo certo da me, ma da lui, che avvia a questa operazione.

E, a proposito di operazione, pare che lui sia stato un medico, una specie di dottore.
Chissà che paragone avrà fatto le prime volte, nel constatare la forza delle guarigioni nello Spirito, rispetto alle sue cure, alle sue medicine.
Chissà che non abbia sottinteso il suo Vangelo come una medicina e una vitamina per le nostre anime in cura.
Ecco, forse era proprio un dottore...in cura d'anime: le nostre, ora, che lo leggiamo.

Ma che abbia visto qualcosa di sicuro, parrebbe proprio di no.
Dalla testimonianza della prima comunità e dagli "Atti" non emergono azioni particolari che lo definiscano come un esperto in medicinali; forse però è un medico che cura con gli "atti" che abbiamo anche noi come medicine di salvezza: l'atto di fede, l'atto di speranza e l'atto di carità.
Che siano questi i veri "Atti" degli apostoli espressi anche nella vita di Luca?
E ALLORA, NON POSSIAMO MEDICARCI E MEDICARE ANCHE NOI?

venerdì 17 ottobre 2014

Don Luciano Sanvito - Ipocrisia e Verità


"...IPOCRISIA..."
..TUTTO NASCOSTO O DA NASCONDERE DI FRONTE ALLA VERITÀ

TUTTO VERRÀ' RESO EVIDENTE, NELLA VERITÀ', DI FRONTE ALLA PAROLA DI GESÙ

Temere non quelli e quello che può uccidere il corpo, ma quelli e quello che può danneggiare e uccidere l'anima.

Avere fiducia in quella Provvidenza che Dio affida nella vita in ogni nostra occasione alla grazia del mistero della vita.

Tutto quello che Dio porta alla luce è l'azione della verità.
E Dio porta tutto alla luce attraverso la presenza del Cristo, la Verità.

Di fronte alla Parola di Dio anche noi siamo giudicati o nella vita della grazia e della luce, o nella tenebra dell'ipocrisia, del tenere nascosto.

IPOCRISIA o VERITÀ è il dilemma di sempre e di ogni persona, nelle occasioni della vita.
Se sappiamo accogliere la Parola, essa ci guida alla Verità tutta intera, cioè alla presenza di Gesù con noi, dandoci come grazia il senso della Provvidenza del Padre.

SOTTO IL VELO DELL'IPOCRISIA SCOPRIAMO SEMPRE LA VERITÀ

giovedì 16 ottobre 2014

La chiave della scienza

don Luciano Sanvito




LA CHIAVE DELLA SCIENZA...
E' LA RICERCA, LA DOMANDA
.................................................

Gesù accusa i farisei di aver usato la chiave della scienza a loro uso e consumo, sottraendola poi a chiunque altro e impedendo quindi ogni ricerca e domanda sulla verità.

...IMPEDIRE LA RICERCA E LA DOMANDA SULLA VERITA'...

Per mantenere e ottenere ancor più potere.
E' un atteggiamento che viene da chi si trova nella situazione di potere.
Anche nel potere religioso avviene spesso questa esaltazione del dogma non come guida alla verità, ma come verità fatta e finita e quindi preclusa ad ogni ulteriore ricerca.

Ma la ricerca spirituale, opera dello Spirito, non può essere fermata.
Chiusa la porta a chiave, la verità dello Spirito entra dalle finestre e da ogni piccolo pertugio e spiffero d'aria: è il vento dello Spirito Santo.

La ricerca e la domanda di Verità sono lo stesso Spirito di Verità che Dio ci affida nel cammino del percorso umano, dove ogni avventura della mente, del cuore e dell'animo umano viene condivisa nella ricerca e nelle domande dell'umanità e di ogni persona di buona volontà.
LA BUONA VOLONTA' E' DUNQUE L'AFFLATO UNIVERSALE DI DIO

mercoledì 15 ottobre 2014

Ritornare al 'sè'

don Luciano Sanvito



QUANDO DIVENTIAMO LUOGHI DI MORTE E DI MORTALITA'...

L'esteriorità che ci prende e che ci assilla quasi fossimo schiavi delle apparenze e dell'impressione fatta agli altri diventa una tomba, un sepolcro che fa sperimentare in chi ci incontra l'esperienza della morte e della mortalità morale.

L'essere invaghiti di noi stessi di fronte agli altri e ai loro giudizi ci rende incapaci ad affrontare quello che siamo, e ci rende attivi invece nel mostrare agli altri quello che non siamo veramente, ma che a noi interessa far apparire comunque di noi: l'osservanza della regola fin nelle minuzie, per poter essere considerati giusti; i primi posti nei seggi della preghiera recitata, per poter essere considerati maestri; le apparenze nostre in ordine e ammirazione, per poter così ergerci a giudici sugli altri.

Gesù ripercorre queste realtà che rendono la persona deformata da uno stile di morte e invita a cogliere invece il dono della conversione, dell'umiltà e della comprensione di ciò che ognuno è in sè e attorno a sè per poter essere strumento e occasione di vita, segno di essa.

SPESSO QUELLO CHE NON SIAMO LO FACCIAMO,
MENTRE NON FACCIAMO MAI QUELLO CHE SIAMO.

La sintonia con quello che sono diventa il segno della vita rinnovata.

martedì 14 ottobre 2014

Purificare l'interno



PURIFICARE NON L'ESTERNO E LA FACCIATA DELLA NOSTRA VITA
MA QUELLO CHE STA DENTRO: L'INTERNO DEL NOSTRO CUORE...





Il desiderio di apparire.
La voglia di mostrare.
La tentazione di far vedere.

Così ciascuno ogni giorno cammina davanti al mondo, senza penetrare nel mondo con il messaggio della vita.
Ci si lascia abbindolare dai messaggi dell'esteriorità del vivere, senza mai vivere in verità, in giustizia e sopratutto in pace.

* Ritornare all'interno, perché ciò che appaia sia testimonianza della ricerca del senso del vivere.
* Riguardare non in giro, ma dentro al nostro cuore, per essere in grado di accogliere e trasmettere l'amore.
* Rispolverare l'anima e non il vestito e l'apparenza di un corpo truccato, per camminare a testa alta anche nelle debolezze e nelle fragilità.
* Cercare non ciò che ci piace al momento, ma ciò che ci aiuta a gustare e sentire il progetto della vita per noi, per fare di esso una vera proposta.
* Purificare...purificare dalle scorie e dalle sporcizie non la facciata, lasciando che al cuore della vita tutto il resto si vada accumulando in disordine e nel caos.
CHE L'APPARENZA DIVENGA INVECE IL SEGNO DELL'ESISTENZA