giovedì 2 ottobre 2014

SANTA TERESA DI GESÙ BAMBINO, LA MISSIONARIA DEL VANGELO



La Francia dell’Ottocento è il primo paese d’Europa nel quale cominciò a diffondersi la convinzione di poter fare a meno di Dio, di poter vivere come se egli non esistesse. Proprio nel paese d’Oltralpe, tuttavia, alcune figure di santi, come Teresa di Lisieux, ricordarono che il senso della vita è proprio quello di conoscere e amare Dio. Teresa nacque nel 1873 in un ambiente profondamente credente. Di recente anche i suoi genitori sono stati dichiarati beati. La madre, che dirigeva le celebri merlettaie di Alençon, muore quando Teresa ha solo quattro anni. Il triste avvenimento non abbatte però il suo carattere intraprendente e la sua saldissima fede, come testimoniato da un famoso avvenimento: si arrampica a Milano sul Duomo fino alla Madonnina, a Pisa sulla Torre, e a Roma si spinge anche nei posti proibiti del Colosseo. La quattordicenne Teresa Martin è la figura più attraente del pellegrinaggio francese, giunto in Roma a fine 1887 per il giubileo sacerdotale di Leone XIII. Ma, nell’udienza pontificia a tutto il gruppo, sbigottisce i prelati chiedendo direttamente al Papa di poter entrare in monastero subito, prima dei 18 anni. Cauta è la risposta di Leone XIII; ma dopo quattro mesi Teresa entra nel Carmelo di Lisieux, dove l’hanno preceduta due sue sorelle. In monastero ha preso il nome di suor Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo, ma non trova l’isola di santità che s’aspettava. Tutto puntuale, tutto in ordine. Ma è scadente la sostanza. La superiora non la capisce, qualcuna la maltratta. Lo spirito che lei cercava, proprio non c’è, ma, invece di piangerne l’assenza, Teresa lo fa nascere dentro di sé. E in sé compie la riforma del monastero. Trasforma in stimoli di santificazione maltrattamenti, mediocrità, storture, restituendo gioia in cambio delle offese.
E’ una mistica che rifiuta il pio isolamento. Dopodiché, nel 1897 lei è già morta, dopo meno di un decennio di vita religiosa oscurissima. Ma è da morta che diviene protagonista, apostola, missionaria. Sua sorella Paolina (suor Agnese nel Carmelo) le ha chiesto di raccontare le sue esperienze spirituali, che escono in volume col titolo Storia di un’anima nel 1898. Così la voce di questa carmelitana morta percorre la Francia e il mondo, colpisce gli intellettuali, suscita anche emozioni e tenerezze popolari che Pio XI corregge raccomandando al vescovo di Bayeux: “Dite e fate dire che si è resa un po’ troppo insipida la spiritualità di Teresa. Com’è maschia e virile, invece! Santa Teresa di Gesù Bambino, di cui tutta la dottrina predica la rinuncia, è un grand’uomo”. Ed è lui che la canonizza nel 1925. Non solo. Nel 1929, mentre in URSS trionfa Stalin, Pio XI già crea il Collegio Russicum, allo scopo di formare sacerdoti per l’apostolato in Russia, quando le cose cambieranno. Già allora. E come patrona di questa sfida designa appunto lei, suor Teresa di Gesù Bambino.
Riccardo Maria Formicola


Dai "Pensieri" di Santa Teresina




17 E incredibile come mi appare grande il mio cuore quando considero i tesori della terra, poiché tutti insieme non potrebbero contentarlo. Invece, come mi pare piccolo quando considero Gesù! Vorrei amarlo tanto!

Un pensiero al giorno: San Giovanni Paolo II



Il Rosario, in modo particolare, con la meditazione dei “misteri” coinvolge nella preghiera vocale l’intera capacità espressiva della persona. Esso, facendoci rivivere i momenti di gioia e di dolore della vita di Cristo e della sua Madre Immacolata, nutre lo spirito, guida al dialogo con il Signore e alla contemplazione. Nel Rosario ricordiamo, inoltre, la nostra condizione umana segnata dal peccato ed imploriamo il perdono divino. Impetriamo le grazie di cui abbiamo bisogno, prima fra tutte, quella di fuggire il male e di vivere nell’amicizia col Signore, conformando noi stessi al suo Vangelo.
Giovanni Paolo II , Santuario Madonna di Monte Berico 7 settembre 1991

Presenze invisibili

don Luciano Sanvito



PRESENZE INVISIBILI AGLI OCCHI UMANI, MA NON NELLA FEDE...

Vedere queste realtà invisibili che Dio pone sul nostro cammino è un dono che la fede ci dà attraverso l'intercessione di questi nostri amici e custodi della nostra vita.

Per accogliere il loro aiuto e i loro suggerimenti certo non basta lo sguardo umano, ma occorre proprio lo sguardo di Dio, che ci aiuta a rintracciare le loro orme sul nostro cammino.

Presenze dunque invisibili apparentemente, ma efficaci e che possiamo percepire attraverso l'esperienza della vita della fede.

Angeli custodi.
Che tengono come custodia il nostro essere vivi in Dio, il nostro avere a cuore le realtà più vere, il nostro preservare noi stessi dal male e dunque poter accedere al vero bene.

Questa custodia è sopratutto emanazione della presenza e della vicinanza di Dio stesso che, lungo il cammino della vita, pone il segno del suo esserci accanto in questi nostri amici e nelle presenze invisibili della coscienza.

Solo la nostra coscienza di essere con Cristo ci apre alla visione e alla percezione di questa vicinanza preziosa ed efficace per la nostra vita.

Lectio: "Perciò chiunque diventerà piccolo come questo bambino..."

Giovedì, 2 Ottobre, 2014


Tempo ordinario
 
1) Preghiera
O Dio, che riveli la tua onnipotenza
soprattutto con la misericordia e il perdono,
continua a effondere su di noi la tua grazia,
perché, camminando verso i beni da te promessi,
diventiamo partecipi della felicità eterna.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...
 
2) Lettura del Vangelo
Dal Vangelo secondo Matteo 18,1-5.10
In quel tempo, i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: “Chi dunque è il più grande nel regno dei cieli?”.
Allora Gesù chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: “In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me.
Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli, perché vi dico che i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli”.
 
3) Riflessione
• Il vangelo di oggi ci presenta un testo tratto dal Discorso della Comunità (Mt 18,1-35), in cui Matteo riunisce frasi di Gesù per aiutare le comunità della fine del primo secolo a superare i due problemi che dovevano affrontare in quel momento: l’uscita dei piccoli a causa dello scandalo di alcuni (Mt 18,1-14) ed il bisogno di dialogo per superare i conflitti interni (Mt 18,15-35). Il Discorso della Comunità affronta diversi temi: l’esercizio del potere nella comunità (Mt 18,1-4), lo scandalo che esclude i piccoli (Mt 18,5-11), l’obbligo di lottare per il ritorno dei piccoli (Mt 18,12-14), la correzione fraterna (Mt 18,15-18), la preghiera (Mt 18,19-20) ed il perdono (Mt 18,21-35). L’accento cade nell’accoglienza e nella riconciliazione, poiché la base della fraternità è l’amore gratuito di Dio che ci accoglie e ci perdona. Solo così la comunità sarà segno del Regno.
• Nel Vangelo di oggi meditiamo quella parte che parla dell’accoglienza da dare ai piccoli. L’espressione, i piccoli non si riferisce solo ai bambini, bensì alle persone senza importanza nella società, incluso i bambini. Gesù chiede che i piccoli siano al centro delle preoccupazioni della comunità, poiché "il Padre non vuole che nessuno di questi piccoli si perda" (Mt 18,14).
• Matteo 18,1: La domanda dei discepoli che provoca l’insegnamento di Gesù. I discepoli vogliono sapere chi è il più grande nel Regno. Il semplice fatto di porre questa domanda indica che non hanno colto bene il messaggio di Gesù. La risposta di Gesù, cioè tutto il Discorso della Comunità, serve per farci capire che tra i seguaci di Gesù deve prevalere lo spirito di servizio, di dedizione, di perdono, di riconciliazione e di amore gratuito, senza cercare il proprio interesse.
• Matteo 18,2-5: Il criterio fondamentale: il più piccolo è il più grande. “Allora Gesù chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo”, i discepoli vogliono un criterio per potere misurare l’importanza delle persone nella comunità. Gesù risponde che il criterio sono i piccoli! I bambini non hanno importanza sociale, non appartengono al mondo dei grandi. I discepoli, in vece di crescere verso l’alto e verso il centro, devono crescere verso il basso e verso la periferia! Così saranno i più grandi nel Regno! Ed il motivo è questo: “Chi accoglie uno solo di questi piccoli, accoglie Me!” L’amore di Gesù per i piccoli non ha spiegazione. I bambini non hanno merito, sono amati dai genitori e da tutti in quanto bambini. Puro amore gratuito di Dio che si manifesta qui e che può essere imitato nella comunità da coloro che credono in Gesù.
• Matteo 18,6-9: Non scandalizzare i piccoli. Il vangelo di oggi omette questi versi dal 6 al 9 e continua nel verso 10. Diamo una breve chiave di lettura per questi versi dal 6 al 9. Scandalizzare i piccoli significa: essere per loro motivo della perdita di fede in Dio e dell’abbandono della comunità. L’eccessiva insistenza nelle norme e nelle osservanze, come facevano alcuni farisei, allontanava i piccoli, perché non incontravano più la libertà che Gesù aveva portato. Dinanzi a questo, Matteo conserva frasi molto forti di Gesù, come quella della pietra del mulino appesa al collo, e l’altra: “Guai a coloro che sono causa di scandalo!” Segno che in quel tempo i piccoli non si identificavano più con la comunità e cercavano altri rifugi. Ed oggi? Solamente in Brasile, ogni anno, circa un milione di persone abbandonano le chiese storiche e migrano verso i pentecostali. E sono i poveri che fanno questa transizione. Se vanno via, è perché i poveri, i piccoli, non si sentono a casa nella loro stessa casa! Qual è il motivo? Per evitare questo scandalo, Gesù ordina di tagliarsi il piede o la mano e di cavarsi l’occhio. Queste affermazioni di Gesù non possono essere prese letteralmente. Significano che bisogna essere molto esigenti nella lotta allo scandalo che allontana i piccoli. Non possiamo permettere, in nessun modo, che i piccoli si sentano emarginati nella nostra comunità. Poiché, in questo caso, la comunità non sarebbe un segno del Regno di Dio. Non sarebbe di Gesù Cristo. Non sarebbe cristiana.
• Matteo 18,10: Gli angeli dei piccoli in presenza del Padre. "Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli, perché vi dico che i loro angeli nel cielo vedono sempre il volto del Padre mio che è nei cieli”. Oggi, a volte, si sente chiedere: “Ma gli angeli esistono o no? Forse sono un elemento della cultura persiana, dove i giudei vissero lunghi secoli nell’esilio di Babilonia?” E’ possibile. Ma non è questo il quid della questione, non è questo l’aspetto principale. Nella Bibbia, l’angelo ha un altro significato. Ci sono testi che parlano dell’Angelo di Yahvé o dell’Angelo di Dio e poi improvvisamente si parla di Dio. Si scambia l’uno per l’altro (Gen 18,1-2.9.10.13.16: cf Gen 13,3.18). Nella Bibbia, l’angelo è il volto di Yahvé rivolto verso di noi. Il volto di Dio rivolto verso di me, verso di te! E’ l’espressione della convinzione più profonda della nostra fede, cioè che Dio sta con noi, con me, sempre! E’ un modo di rendere concreto l’amore di Dio nella nostra vita, fino ai minimi dettagli.
 
4) Per un confronto personale
• I piccoli sono accolti nella nostra comunità? Le persone più povere partecipano alla nostra comunità?
• Angeli di Dio, l’Angelo Custode. Molte volte, l’Angelo di Dio è la persona che aiuta un’altra persona. Ci sono molti angeli nella tua vita?
 
5) Preghiera finale
Signore, sei tu che hai creato le mie viscere
e mi hai tessuto nel seno di mia madre.
Ti lodo, perché mi hai fatto come un prodigio;
sono stupende le tue opere. (Sal 138)

da | O.Carm

mercoledì 1 ottobre 2014

1 OTTOBRE SANTA TERESA DI GESÙ BAMBINO E DEL SANTO VOLTO



   
  
«Se non vi convertite e non diventate come fanciulli, non entrerete nel regno dei cieli» (Mt 18,3): è l’ideale evangelico che la Chiesa ripropone ai suoi figli nell’esempio vivo di questa giovane santa. Nata ad Alençon in Normandia (Francia), Teresa Martin ottenne da Leone XIII di entrare a 15 anni nel Carmelo di Lisieux. I nove anni che vi passò furono di una intensità spirituale straordinaria. Scrisse per obbedienza le sue esperienze interiori, fuse poi dalla sorella Celina nella «Storia di un’anima» che ebbe accoglienza eccezionale. La sua «piccola via dell’infanzia spirituale» ha in sé una potenza di dedizione senza limiti: «Non ho mai rifiutato nulla al buon Dio!» indica la forza dell’amore di Dio nel cuore della Chiesa, in cui aveva scoperto la sua «vocazione». I suoi manoscritti pubblicati ora nella loro nativa originalità la fanno conoscere ancora più grande in una gioiosa e mirabile semplicità di vita.
Maestra delle novizie per alcuni anni, è divenuta maestra di vita spirituale autentica secondo lo spirito delle Beatitudini, per tutti. Dio l’ha condotta per mano all’offerta totale di sé all’amore per la salvezza del mondo. Essa continua la sua opera, facendosi presente a chi l’invoca con una ininterrotta «pioggia di rose». Pio XI l’ha dichiarata patrona principale di tutte le missioni.

L’Eucaristia, di cui Teresa aveva scoperto la funzione apostolica, ci offre oggi la possibilità di imitare la santa nella sua volontaria «povertà in spirito» e nella sua ansia universale, soprattutto per le grandi intenzioni della Chiesa missionaria. Cristo che si fa «il più piccolo» nelle nostre assemblee eucaristiche, mediante poco pane e vino consacrati, ci insegna la via sicura per amare tutti: 
la sua Croce.
 
Nel cuore della Chiesa io sarò l'amore
Dall'«Autobiografia» di santa Teresa di Gesù Bambino, vergine
(Manuscrits autobiographiques, Lisieux 1957, 227-229)
Siccome le mie immense aspirazioni erano per me un martirio, mi rivolsi alle lettere di san Paolo, per trovarmi finalmente una risposta. Gli occhi mi caddero per caso sui capitoli 12 e 13 della prima lettera ai Corinzi, e lessi nel primo che tutti non possono essere al tempo stesso apostoli, profeti e dottori e che la Chiesa si compone di varie membra e che l'occhio non può essere contemporaneamente la mano. Una risposta certo chiara, ma non tale da appagare i miei desideri e di darmi la pace.
Continuai nella lettura e non mi perdetti d'animo. Trovai così una frase che mi diede sollievo: «Aspirate ai carismi più grandi. E io vi mostrerò una via migliore di tutte» (1 Cor 12, 31). L'Apostolo infatti dichiara che anche i carismi migliori sono un nulla senza la carità, e che questa medesima carità é la via più perfetta che conduce con sicurezza a Dio. Avevo trovato finalmente la pace.
Considerando il corpo mistico della Chiesa, non mi ritrovavo in nessuna delle membra che san Paolo aveva descritto, o meglio, volevo vedermi in tutte. La carità mi offrì il cardine della mia vocazione. Compresi che la Chiesa ha un corpo composto di varie membra, ma che in questo corpo non può mancare il membro necessario e più nobile. Compresi che la Chiesa ha un cuore, un cuore bruciato dall'amore. Capii che solo l'amore spinge all'azione le membra della Chiesa e che, spentp questo amore, gli apostoli non avrebbero più annunziato il Vangelo, i martiri non avrebbero più versato il loro sangue. Compresi e conobbi che l'amore abbraccia in sé tutte le vocazioni, che l'amore é tutto, che si estende a tutti i tempi e a tutti i luoghi, in una parola, che l'amore é eterno.
Allora con somma gioia ed estasi dell'animo grida: O Gesù, mio amore, ho trovato finalmente la mia vocazione. La mia vocazione é l'amore. Si, ho trovato il mio posto nella Chiesa, e questo posto me lo hai dato tu, o mio Dio.
Nel cuore della Chiesa, mia madre, io sarò l'amore ed in tal modo sarò tutto e il mio desiderio si tradurrà in realtà.

Un pensiero al giorno: San Giovanni Paolo II




Il Rosario della Vergine Maria, sviluppatosi gradualmente nel secondo Millennio al soffio dello Spirito di Dio, è preghiera amata da numerosi Santi e incoraggiata dal Magistero. Nella sua semplicità e profondità, rimane, anche in questo terzo Millennio appena iniziato, una preghiera di grande significato, destinata a portare frutti di santità.
Giovanni Paolo II - Lettera Apostolica " Rosarium Virginis Mariae"

"Ti seguirò..."

don Luciano Sanvito



Seguire Gesù

"Ti seguirò..."
Gesù ricorda che seguire Lui non dà alcuna certezza sul dove fissare umanamente le proprie realtà di vita.
Gesù non ha un luogo fisso.


Gesù è libero di andare in ogni luogo, e per questo nessun luogo specifico è suo, ma tutto e sempre è luogo di passaggio di Lui.

Come a dire a noi se siamo disponibili, seguendolo, di passare sempre e non fermarci mai su qualche situazione che non sia Lui e la sua sequela.

Come a ricordare a chi lo segue che la libertà nasce dalla non appartenenza alle cose e alle persone, ai luoghi, ma sopratutto è stare con Lui che non sta mai da una parte, ma dappertutto.

"Seguimi..."

Anche le realtà più care appaiono morte di fronte alla scelta vitale di seguire Lui.
Anche l'iniziare e non proseguire non rende adatti al Regno di Dio: occorre sempre guardare avanti, e non volgersi indietro a ripensare.

IL SEGUIRE GESU' E' ACCOGLIERE UNA LIBERTA' UNIVERSALE

Lectio: “Seguimi”.

Mercoledì, 1 Ottobre, 2014


Tempo ordinario
1) Preghiera
O Dio, che riveli la tua onnipotenza
soprattutto con la misericordia e il perdono,
continua a effondere su di noi la tua grazia,
perché, camminando verso i beni da te promessi,
diventiamo partecipi della felicità eterna.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...
2) Lettura del Vangelo
Dal Vangelo secondo Luca 9,57-62
In quel tempo, mentre andavano per la strada, un tale disse a Gesù: “Ti seguirò dovunque tu vada”.
Gesù gli rispose: “Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo”.
A un altro disse: “Seguimi”. E costui rispose. “Signore, concedimi di andare prima a seppellire mio padre”.
Gesù replicò: “Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu va’ e annunzia il regno di Dio”.
Un altro disse: “Ti seguirò, Signore, ma prima lascia che io mi congedi da quelli di casa”.
Ma Gesù gli rispose: “Nessuno che ha messo mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio”.
3) Riflessione
• Nel vangelo di oggi continua il lungo e duro cammino di Gesù dalla periferia della Galilea verso la capitale. Uscendo dalla Galilea, Gesù entra in Samaria e prosegue verso Gerusalemme. Ma non tutti lo capiscono. Molti lo abbandonano, perché l’impegno è enorme. Ma altri si avvicinano e si presentano per seguire Gesù. All’inizio della sua attività pastorale, in Galilea, Gesù aveva chiamato tre uomini: Pietro, Giacomo e Giovanni (Lc 5,8-11). Anche qui in Samaria sono tre le persone che si presentano o che sono chiamate. Nelle risposte di Gesù, emergono le condizioni per poter essere discepolo/a di Gesù.
• Luca 9,56-58: Il primo dei tre nuovi discepoli. “In quel tempo, mentre andavano per la strada, un tale disse a Gesù: “Ti seguirò dovunque tu vada”. Gesù gli rispose: “Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo”. A questa prima persona che vuole essere discepolo, Gesù chiede di spogliarsi di tutto: non ha dove posare il capo, tanto meno deve cercare una falsa sicurezza dove posare il suo pensiero.
• Luca 9,59-60: Il secondo dei tre nuovi discepoli. Ad un altro disse: “Seguimi”. E costui rispose. “Signore, concedimi di andare prima a seppellire mio padre”. Gesù replicò: “Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu va’ e annunzia il regno di Dio”. A questa seconda persona chiamata da Gesù a seguirlo, Gesù chiede di lasciare che i morti seppelliscano i loro morti. Si tratta di un detto popolare che significa: lascia le cose del passato. Non perdere tempo con ciò che è stato e guarda avanti. Dopo aver scoperto la vita nuova in Gesù, il discepolo non deve perder tempo con ciò che è già accaduto.
• Luca 9,61-62: Il terzo dei tre nuovi discepoli. “Un altro disse: “Ti seguirò, Signore, ma prima lascia che io mi congedi da quelli di casa”. Ma Gesù gli rispose: “Nessuno che ha messo mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio”. A questa terza persona chiamata ad essere discepolo, Gesù chiede di spezzare i legami familiari. In un’altra occasione aveva detto: Chi ama suo padre e sua madre più di me, non può essere mio discepolo (Lc 14,26; Mt 10,37). Gesù è più esigente del profeta Elia che lascia che Eliseo saluti e si accomiati dai suoi genitori (1Re 19,19-21). Significa anche rompere con l’attaccamento alle proprie origini razziali e con la struttura familiare patriarcale.
• Sono tre le esigenze fondamentali presentate quali condizione necessaria per colui o colei che vuole essere discepolo/a di Gesù: (a) abbandonare i beni materiali, (b) non attaccarsi ai beni personali goduti ed accumulati nel passato, e (c) rompere con i legami familiari. In realtà, nessuno, pur volendolo, può spezzare i legami familiari, né rompere con le cose vissute nel passato. Ciò che è chiesto è sapere reintegrare tutto (beni materiali, vita personale e vita familiare) in modo nuovo attorno al nuovo asse che è Gesù e alla Buona Novella di Dio che lui ci porta.
• Gesù, lui stesso, visse e si rese conto di ciò che chiedeva ai suoi seguaci. Con la sua decisione di salire verso Gerusalemme Gesù rivela qual è il suo progetto. Il suo cammino verso Gerusalemme (Lc 9,51 a 19,27) è rappresentato come l’assunzione (Lc 9,51), l’esodo (Lc 9,31) o la traversata (Lc 17,11). Giunto a Gerusalemme, Gesù compie l’esodo, l’assunzione o la traversata definitiva da questo mondo verso il Padre (Gv 13,1). Solo una persona veramente libera può farlo, perché un tale esodo presuppone di dedicare completamente la propria vita ai fratelli (Lc 23,44-46; 24,51). Questo è l’esodo, la traversata, l’assunzione di cui le comunità devono rendersi conto per portare avanti il progetto di Gesù.
4) Per un confronto personale
• Paragona ciascuna di queste tre esigenze con la tua vita.
• Quali sono i problemi che emergono nella tua vita a seguito della decisione che hai preso di seguire Gesù?
5) Preghiera finale
Signore, tu mi scruti e mi conosci,
tu sai quando seggo e quando mi alzo.
Penetri da lontano i miei pensieri,
mi scruti quando cammino e quando riposo.
Ti sono note tutte le mie vie. (Sal 138)
da | O.Carm

martedì 30 settembre 2014

Dov'è il senso della vita? "Io sono il Signore Dio tuo": questa è la risposta

Dov'è il senso della vita? "Io sono il Signore Dio tuo": questa è la risposta
Il cardinale Vallini interviene alla serata inaugurale dell'iniziativa di Rinnovamento nello Spirito Santo




ROMA, lunedì, 10 settembre 2012 (ZENIT.org) – Riportiamo di seguito il discorso del cardinale Agostino Vallini, vicario generale della Diocesi di Roma, tenuto in occasione della prima serata del ciclo Dieci piazze per Dieci Comandamenti (8 settembre 2012).


***

Il grande pericolo della società contemporanea è che Dio sparisca dall’orizzonte della vita dell’uomo. Le grandi domande dell’esistenza: da dove veniamo, dove andiamo, che sarà di noi, perché si soffre, perché si muore, c’è vita dopo la morte?, non avrebbero alcuna risposta per l’uomo ad una dimensione, quella orizzontale, mentre abbiamo enorme bisogno di dare una direzione sensata alla nostra vita. La questione di Dio, che ha sempre interrogato e affascinato lo spirito umano, è centrale nella nostra vita, perché fa differenza che Dio esista o non esista: se infatti Dio è l’origine, il senso e il fine dell’uomo e dell’universo, la vita ha un preciso orientamento. Dinanzi alla questione di Dio non vi è neutralità. A ben vedere, il desiderio di Dio è inscritto nel cuore dell’uomo.

Certo, l’uomo non sempre arriva a conoscere Dio con facilità. È per questo che Dio stesso ci è venuto incontro, si è rivelato come Colui che è. A Mosè che chiede: ma tu chi sei? Dio risponde: Io sono colui che sono, che vuol dire “Io ci sono per te”. «Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla condizione di schiavitù: non avrai altri dei di fronte a me. Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo, né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai» (Es 20,2-5).

Il Dio in cui crediamo è il Dio per noi. Dio stesso ha preso l’iniziativa di rivolgersi a noi, si è manifestato, si è fatto “parola”, “voce”: “Io sono il Signore Dio tuo”. Ed ha fatto conoscere la sua azione creatrice e liberatrice degli uomini. Il primo appello e la giusta esigenza di Dio è che l’uomo lo accolga, lo adori e in lui trovi sollievo e scopra se stesso. Si, perché la rivelazione di Dio risponde alle esigenze intellettuali più elevate e aiuta l’uomo a capire se stesso come essere creato «ad immagine e somiglianza» di Dio (Gn 1,26).

Credere in Dio come l’Essere eterno, infinito, onnipotente, buono, immutabile, vuol dire riconoscere che Dio è verità infinita, le sue parole sono parole di vita, di lui possiamo fidarci, ascoltarlo e lo possiamo amare.

L’ottimismo del sapere con il progresso delle scienze e della tecnica che penetra le profondità dell’universo, che scandaglia la struttura biologica dello stesso essere umano, non può relegare all’irrilevanza la dimensione trascendente, non rende superflua o insignificante la domanda radicale di tutte le domande dell’intelligenza umana: dov’è il senso della vita? Qual è la sua origine? “Io sono il Signore Dio tuo”: questa è la risposta.

Ancora, quel Dio che l’umanità in qualche modo ha sempre conosciuto, in modo pieno e definitivo si è fatto conoscere, ha mostrato il suo volto, ha rivelato il suo nome: si chiama Gesù Cristo, il Figlio di Dio, il Signore, Via, Verità e Vita, che è entrato nella storia e nella esperienza umana per condividerla, illuminarla, trasformarla con l’effusione dello Spirito Santo, dono della sua vita offerta sulla croce, che ha aperto all’umanità la speranza che non delude.

Così alla parola ascoltata sul monte: “Io sono il Signore Dio tuo”, che si traduceva nel solenne precetto: «Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo» (Dt 6,4), Gesù, sintesi e culmine del Dio rivelato, ci ha indicato il solido fondamento e la strada sicura su cui poggiare la vita: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente» (Mt 22,37).

Credere che Dio è Dio, significa - di conseguenza - aver trovato la sorgente della vita morale. Ignorare Dio o vivere come se Lui non esistesse, a ben vedere, vuol dire demolire ogni riferimento oggettivo anche nelle relazioni tra gli uomini. Infatti, perchè rinunciare a ciò che voglio o desidero? Perché rispettare gli altri? L’ignoranza o non la non curanza di Dio si traduce di fatto nella legittimazione di tutte le deviazioni morali.

Credere che Dio è il Signore della vita significa altresì aver trovato la roccia solida a cui aggrapparsi contro la disperazione: ricordati, che non sei mai solo! O contro la presunzione: ricordati che non sei onnipotente, al contrario sei piccolo e fragile.

Ci riferisce la Bibbia che Israele nel deserto, nonostante il giuramento di osservare l’alleanza, si traviò, si allontanò dalla via che Dio gli aveva indicato e si costruì un idolo, il vitello d’oro (Dt 9, 1-12; 32). Anche nel nostro tempo l’uomo cerca di costruirsi degli idoli: si chiamano danaro, potere, successo, droga, interesse al paranormale, all’occulto, a forme di religiosità esoterica. Oltre a rinnegare il primato di Dio, cresce l’indifferenza di Dio. Sono tutte forme che mortificano e sconfiggono la dignità della ragione umana. La finitezza umana che in tanti frangenti della vita ci lascia smarriti, postula una presenza al di là, una luce superiore, una scintilla dell’origine. “Io sono il Signore Dio tuo”. È un messaggio forte da trasmettere alle future generazioni.

L’Anno della Fede, che il Papa Benedetto XVI, ha indetto in occasione del 50° di apertura del Concilio Vaticano II, possa essere un’occasione propizia per tutti i cercatori di Dio di varcare la “porta della fede” (cfr At 14,27) che introduce alla vita di comunione con Dio e permette l’ingresso nella sua Chiesa. “Il Vangelo - ha scritto il Papa nell’Enciclica Spe salvi – non è soltanto una comunicazione di cose che si possono sapere, ma è una comunicazione che produce fatti e cambia la vita. La porta oscura del tempo, del futuro, è stata spalancata. Chi ha speranza vive diversamente: gli è stata donata una vita nuova” (n. 2).