lunedì 2 febbraio 2015

Santa Teresina: Gettare fiori a Gesù



Gettare fiori a Gesù
«Non vi è che una cosa sola da fare quaggiù: gettare a Gesù i fiori dei piccoli sacrifici e prenderlo con le carezze» (da “Novissima Verba”)
Un altro pericolo per l’anima-fanciulla è raccogliere dei fiori, ammassare dei piccoli tesori e poi tenerli per sé, oppure rammaricarsi di doverli distribuire così, semplicemente, senza che gli altri li apprezzino, accettando che li sciupino o addirittura li esigano senza accorgersi di quanto costino.
Ma essere bambini vuol dire non essere capaci di riflettere sul dare e sull’avere.
Vuol dire scorgere negli altri l’aspetto più bello solo perché anche il volto più deforme nasconde sempre i lineamenti di Cristo!

Papa a vescovi lituani: difendete famiglia da ideologie che la destabilizzano



Impegnatevi a promuovere la famiglia, contrastando l’influsso di ideologie che vogliono destabilizzarla. E’ l’esortazione di Papa Francesco nel discorso consegnato ai vescovi della Lituania, ricevuti in occasione della visita "ad Limina". Il Pontefice ha rammentato l’eroicità dei presuli lituani durante gli anni bui del regime comunista ed ha messo in guardia da nuove insidie come secolarismo e relativismo. Ancora, Francesco ha esortato l’episcopato del Paese baltico a formare dei laici convinti che diano un valido apporto nella società civile. Il servizio di Alessandro Gisotti:

Dalla persecuzione comunista alle insidie del secolarismo
Grazie per l’“eroicità” con la quale avete “attraversato il triste periodo della persecuzione”. Il discorso di Papa Francesco esordisce evidenziando il grande ruolo che i vescovi della Lituania hanno avuto in difesa della libertà negli anni di regime comunista. Quindi, osserva che, se per lungo tempo, la Chiesa lituana “è stata oppressa da regimi fondati su ideologie contrarie alla dignità e alla libertà umana”, oggi deve confrontarsi con altre “insidie” quali il “secolarismo e il relativismo”. Correnti che, avverte, vanno affrontate in due modi: con un “annuncio instancabile del Vangelo e dei valori cristiani” e con “un dialogo costruttivo con tutti, anche con coloro che non appartengono alla Chiesa o sono lontani dall’esperienza religiosa”. Per questo, esorta, “le comunità cristiane siano sempre luoghi di accoglienza, di confronto aperto e costruttivo”.
Ideologie che vogliono destabilizzare famiglia
Il Papa rivolge, dunque, il pensiero al grande tema della famiglia e alle “sfide che è chiamata ad affrontare nel nostro tempo”. Francesco incoraggia i vescovi a “curare la pastorale familiare così che i coniugi sentano la vicinanza della comunità cristiana”. E annota che anche la Lituania, ora a pieno titolo nell’Unione Europea, è esposta “all’influsso di ideologie che vorrebbero introdurre elementi di destabilizzazione delle famiglie, frutto di un mal compreso senso di libertà personale”. Le secolari tradizioni lituane, soggiunge, “vi aiuteranno a rispondere” a tali sfide “secondo la ragione e secondo la fede”.
Formazione di laici convinti
Altro passaggio significativo del discorso è dedicato alla formazione di “laici convinti” che, evidenzia il Papa, “sappiano prendersi responsabilità all’interno della comunità ecclesiale e dare un valido apporto cristiano nella società civile”. I laici, ribadisce, vanno incoraggiati ad “essere presenti, con la forza di una fede adulta, in ambito civile, culturale, politico e sociale”. Il Pontefice non manca poi di chiedere ai vescovi una particolare attenzione per i seminaristi, i sacerdoti, le persone consacrate e richiama l’importanza dell’ “educazione alla povertà evangelica e alla gestione dei beni materiali secondo i principi della dottrina sociale della Chiesa”. Infine un pensiero ai poveri giacché - nonostante lo sviluppo economico - in Lituania ci sono “tanti bisognosi, disoccupati, malati, abbandonati”. Siate loro vicini, è l’esortazione di Francesco, non dimenticando quanti, “soprattutto tra i giovani” lasciano il Paese “e cercano di trovare una nuova strada all’estero”.
da | radiovaticano

don Luciano Sanvito - Talità kum



" TALITA' KUM! "
"Fanciulla, alzati!"
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"Non temere, continua solo ad aver fede!"

Di fronte all'evidenza umana delle realtà che finiscono, ecco la fede che fa rivivere: un rapporto umano di amicizia, un progetto, un incontro...

TUTTO CIO' CHE SEMBRAVA FINITO, LA FEDE LO RENDE INFINITO

Occorre solo aver fede, cioè lasciarsi condurre in queste cose dalla compagnia e dalla presenza di Gesù.
O dal riferimento a Lui, come fa la donna emorroissa, che riferendo a Lui un tocco di contatto con la fede, subito guarisce, bloccando il suo flusso di sangue.

Questa resurrezione delle realtà è lo sguardo e l'incontro nella fede.
Ogni cosa, ogni persona incontrate nella fede non rimangono più tali, ma ottengono una resuscitazione, vengono rialzate in un senso nuovo, con un valore alto, con una vita che si erge vittoriosa.

La possibilità di rendere infinite le realtà della vita è sempre alla portata della persona che si mette in relazione con il Cristo.
Basta un briciolo di fede, un semplice tocco per richiamare alla vita.

Lectio: Martedì, 3 Febbraio, 2015


1) Preghiera
Dio grande e misericordioso,
concedi a noi tuoi fedeli
di adorarti con tutta l’anima
e di amare i nostri fratelli nella carità del Cristo.
Egli è Dio, e vive e regna con te...

2) Lettura del Vangelo
Dal Vangelo secondo Marco 5,21-43
In quel tempo, essendo passato di nuovo Gesù all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla, ed egli stava lungo il mare. Si recò da lui uno dei capi della sinagoga, di nome Giairo, il quale, vedutolo, gli si gettò ai piedi e lo pregava con insistenza: “La mia figlioletta è agli estremi; vieni a imporle le mani perché sia guarita e viva”. Gesù andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno.
Or una donna, che da dodici anni era affetta da emorragia e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza nessun vantaggio, anzi peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla, alle sue spalle, e gli toccò il mantello. Diceva infatti: “Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò guarita”.
E all’istante le si fermò il flusso di sangue, e sentì nel suo corpo che era stata guarita da quel male. Ma subito Gesù, avvertita la potenza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: “Chi mi ha toccato il mantello?” I discepoli gli dissero: “Tu vedi la folla che ti si stringe attorno e dici: Chi mi ha toccato?” Egli intanto guardava intorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Gesù rispose: “Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male”.
Mentre ancora parlava, dalla casa del capo della sinagoga vennero a dirgli: “Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?” Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: “Non temere, continua solo ad aver fede!”. E non permise a nessuno di seguirlo fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo. Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava. Entrato, disse loro: “Perché fate tanto strepito e piangete? La bambina non è morta, ma dorme”. Ed essi lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della fanciulla e quelli che erano con lui, ed entrò dove era la bambina. Presa la mano della bambina, le disse: “Talità kum”, che significa: “Fanciulla, io ti dico, alzati!” Subito la fanciulla si alzò e si mise a camminare; aveva dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. Gesù raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e ordinò di darle da mangiare.

3) Riflessione
• Nel vangelo di oggi, meditiamo due miracoli di Gesù in favore di due donne. Il primo in favore di una donna considerata impura a causa di un’emorragia che le durava da 12 anni. L’altro, in favore di una bambina di dodici anni, spirata da poco. Secondo la mentalità dell’epoca, chiunque toccasse il sangue o un cadavere era considerato impuro. Sangue e morte erano fattori di esclusione! Per questo, quelle due donne erano persone emarginate, escluse dalla partecipazione alla comunità.
• Il punto di partenza. Gesù arriva in barca. La gente gli si unisce. Giairo, il capo della sinagoga, chiede per la figlia che sta morendo. Gesù va con lui e la gente li accompagna, spingendo da tutte le parti. Questo è il punto di partenza delle due guarigioni che seguono: la guarigione della donna e la risurrezione della bambina di 12 anni.
• La situazione della donna. Dodici anni di emorragia! Per questo, viveva esclusa, poiché, in quel tempo, il sangue rendeva impura una persona, e chi la toccava diventava anche impuro/a. Marco informa che la donna aveva speso tutti i suoi averi con i medici. Ed invece di migliorare, era peggiorata. Situazione senza soluzione!
• L’atteggiamento della donna. Sentì parlare di Gesù. Nacque in lei una speranza. Si disse: “Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò guarita”. Il catechismo dell’epoca diceva: “Se io tocco il suo mantello, lui diventerà impuro”. La donna pensa esattamente il contrario! Segno che le donne non erano d’accordo con tutto quello che insegnavano le autorità religiose. La donna si mette in mezzo alla gente e, senza farsene accorgere, tocca Gesù, poiché tutti lo spingevano e lo toccavano. In quell’istante lei avvertì nel suo corpo l’avvenuta guarigione.
• La reazione di Gesù e dei discepoli. Anche Gesù sentì che una potenza era uscita da lui e chiese: “Chi mi ha toccato il mantello?” I discepoli gli dissero: “Tu vedi la folla che ti si stringe attorno e dici: Chi mi ha toccato?” Ecco apparire qui lo scontro tra Gesù ed i discepoli. Gesù aveva una sensibilità che non era percepita dai discepoli. Costoro reagirono come tutti gli altri e non capirono la reazione diversa di Gesù. Ma Gesù non fa attenzione e continua ad indagare.
• La guarigione per la fede. La donna si rende conto che era stata scoperta. Fu per lei un momento difficile e pericoloso. Poiché, secondo la credenza dell’epoca, una persona impura che come lei si metteva in mezzo alla gente, contaminava tutti coloro che la toccavano. E tutti diventavano impuri davanti a Dio (Lv) (Lc 15,19-30). Per questo il castigo era la probabile lapidazione. Ma la donna ebbe il coraggio di assumere ciò che aveva fatto. “Impaurita e tremante” cadde ai piedi di Gesù e raccontò tutta la verità. Gesù dice la parola finale: “Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male”. (a) “Figlia”, con questa parola Gesù accoglie la donna nella nuova famiglia, nella comunità, che si formava attorno. (b) Ciò che lei pensava avvenne di fatto. (c) Gesù riconosce che senza la fede di quella donna lui non avrebbe potuto fare il miracolo.
• La notizia della morte della bambina. In quel momento il personale della casa di Giairo informa che la figlia è morta. Non c’era più bisogno di disturbare Gesù. Per loro, la morte era la grande barriera. Gesù non riuscirà a oltrepassare la morte! Gesù ascolta, guarda Giairo e applica ciò che aveva appena visto, cioè, che la fede è capace di realizzare ciò che la persona crede. E dice: “Non temere, continua solo ad aver fede!”
• In casa di Giairo. Gesù permette solo a tre discepoli di entrare con lui. Vedendo il trambusto provocato dalla gente che gridava e piangeva per la morte della bambina, dice: “La bambina non è morta, dorme!” La gente attorno rideva. La gente sa distinguere quando una persona sta dormendo o quando è morta. E’ la risata di Abramo e di Sara, cioè, di coloro che non riescono a credere che nulla è impossibile a Dio (Gn 17,17; 18,12-14; Lc 1,37). Anche per loro, la morte era una barriera che nessuno poteva oltrepassare! Le parole di Gesù avevano un significato molto profondo. La situazione delle comunità perseguitate al tempo di Marco sembrava una situazione di morte. Dovevano udire: “Non è morta! Voi state dormendo! Svegliatevi!” Gesù non dà importanza alla risata ed entra nella stanza dove si trova la bambina, lui solo, i tre discepoli ed i genitori della bambina.
• La risurrezione della bambina. Gesù prende per mano la bambina e dice: “Talità kum!” Lei si alza. Grande trambusto! Gesù conserva la calma e chiede che le diano da mangiare. Due donne sono guarite! Una ha dodici anni di vita, e l’altra dodici anni di emorragia, dodici anni di esclusione! Ai dodici anni comincia l’esclusione della bambina, poiché cominciano le mestruazioni, comincia a morire! Gesù ha la potenza maggiore e risuscita: “Alzati!”

4) Per un confronto personale
• Qual è il punto di questo testo che più ti è piaciuto o che ti ha maggiormente colpito? Perché?
• Una delle donne è stata guarita e integrata di nuovo nella convivenza della comunità. Una bambina è stata alzata dal suo letto di morte. Cosa ci insegna questa azione di Gesù per la nostra vita in famiglia e per la nostra comunità, oggi?

5) Preghiera finale
Sei tu la mia lode nella grande assemblea,
scioglierò i miei voti davanti ai suoi fedeli.
I poveri mangeranno e saranno saziati,
loderanno il Signore quanti lo cercano:
“Viva il loro cuore per sempre”. (Sal 21)
da | O.Carm

"Cercando Dio"

Le Carmelitane Scalze di Siracusa
Il 15 ottobre 2014 si è aperto l’anno teresiano, per celebrare il V centenario della nascita di santa Teresa d’Avila (28 marzo 1515), fondatrice delle Carmelitane e dei Carmelitani Scalzi. Abbiamo voluto contribuire con dei canti, concepiti nel clima orante e fraterno del Monastero. Sono nati senza la pretesa di essere divulgati. Ma degli ascoltatori esterni ci hanno esortato a farli conoscere. E così abbiamo deciso di pubblicarli, con il desiderio che il messaggio di santa Teresa di Gesù possa raggiungere molte persone. I testi di S. Teresa sono stati elaborati da noi, per essere messi in canto. Anche la musica, l’armonizzazione e l’arrangiamento sono fatti da noi.
Il CD, dal titolo "Cercando Dio", contiene 15 canti celebrativi della vita e della dottrina di S.Teresa d'Avila. Testi, musiche, armonizzazione ed arrangiamento sono di Sr. Maria Grazia dello Spirito Santo o.c.d. (Flavia Vanella). Il CD è pubblicato dalla casa editrice spagnola MUSICA PROART, con il titolo "Buscando a Dios", ed è registrato alla SGAE (Sociedad General de Autores y Editores).
Un’offerta di 14 euro servirà per coprire le spese di produzione, e per dare un contributo ai cristiani perseguitati. Ordinazioni, informazioni e contatti si possono avere sul sito www.musicarmel.eu e all’indirizzo e-mail musicarmel.sr@gmail.com
Il testo che segue è estratto dal book che accompagna il CD
1. CERCAMI IN TE (Poesia 8)
La ricerca appassionata di Dio e la scoperta di portare in sé un grande tesoro, Dio stesso, è il leit-motiv di tutto il cammino di Teresa.
Il dono che viene fatto ad ogni cristiano, al momento del suo Battesimo (essere “dimora di Dio”, “tempio dello Spirito Santo”) è una realtà “mistica”, che in Teresa diventa esperienza viva che trasforma radicalmente il suo cammino di fede. “Non siamo vuoti”, dirà alla sue monache; siamo abitati da una Presenza: siamo come un castello nel quale a Dio piace abitare per stringere con le sue creature una nuova amicizia, una nuova alleanza.
Alla scuola di Teresa, prima ancora di intraprendere la sua propria ricerca di Dio, il cristiano scopre di essere cercato e di essere destinatario dell’infinito desiderio che Dio ha di incontrarlo e di intrattenersi con lui. L’avventura dell’uomo in cerca di Dio, infatti, è sempre e solo una risposta all’avventura con cui Dio ha cercato l’uomo.
Creato per amore, conservato da Dio con amore, fin dal suo nascere l’uomo è chiamato al dialogo con Dio. La sua vocazione è la comunione con Dio in Cristo.
Cercare se stessi in Cristo - «Cercati in Me» - e cercare Cristo misteriosamente presente in se stessi - «CercaMi in te»-: ecco il misterioso dialogo; ecco la reciproca ricerca con cui la Santa descrive tutto il suo e il nostro itinerario spirituale.

domenica 1 febbraio 2015

S. Teresina nella Leggenda del santo bevitore di J. Roth

di  P. Piero Rizza ocd

joseph roth
La vita di J. Roth

Joseph Roth nacque nel 1894 a Schwabendorf, presso Brody (Galizia orientale – odierna Ucraina), da madre ebrea russa e da padre austriaco, commerciante di legname, che in seguito a un dissesto finanziario si allontanò da casa ancor prima della nascita di Joseph e morì – almeno così si dice – in un manicomio di Amsterdam. L’infanzia di Joseph fu pertanto grigia e solitaria con una madre esageratamente possessiva. Studiò filosofia e letteratura tedesca prima a Leopoli, poi a Vienna. Allo scoppio della prima guerra mondiale si arruolò come volontario; fatto prigioniero dai russi, trascorse parecchio tempo nei campi di prigionia.
Rientrato in Austria, dal 1918 lavorò come giornalista prima a Vienna, poi a Berlino. L’attività giornalistica gli permise di viaggiare per l’Europa e di distrarsi dalla penosa vicenda del suo matrimonio. Nel 1922 aveva sposato Friederike Reichler che nel 1928 si ammalò di schizofrenia. Venne prima ricoverata in clinica e poi a casa di un amico. Nel 1940 scompare vittima dell’”operazione eutanasia” in un ospedale nazista. La malattia della moglie fu per Roth una tragedia che lo indusse a una vita disordinata: senza patria, senza famiglia, senza ancoraggi. Si stordisce con l’alcol e con il lavoro, scrive nei caffè e vive in albergo. Nel 1933, per l’affermarsi dell’antisemitismo e del nazionalismo, si trasferì a Parigi.
Il 23 maggio 1939, legge per caso la notizia del suicidio dell’amico Ernst Toller, conosciuto nel 1936. Ha appena il tempo di gridare: «Questo non dovevi farlo!» e crolla privo di sensi. Trasportato all’ospedale dei poveri, morì il 27 maggio, senza aver ripreso conoscenza, per delirium tremens e sopraggiunta polmonite. Fu seppellito nel cimitero dei poveri a Parigi. Si discute ancora se durante la sua vita si sia convertito dall’ebraismo al cattolicesimo.

Nella letteratura

Tra gli autori contemporanei della letteratura narrativa Joseph Roth occupa un posto di rilievo. Con un linguaggio chiaro, immediato, colorito, percorso da flussi poetici e da pensieri profondi, ha saputo raccontare la dissoluzione storica, politica e morale della civiltà danubiana, e la disgregazione dell’ebraismo orientale. Egli ha potuto osservare le grandi trasformazioni mondiali del primo Novecento e ha sperimentato, di conseguenza, la perdita della propria patria, la discriminazione degli ebrei orientali e l’esilio.
Egli stesso diventa quasi la figura fittizia della sua narrazione, in cui isola il personaggio-tipo e attraverso le esperienze di questo cerca di rappresentare quella generazione di “sradicati” di cui suo malgrado fa parte.
Numerosi sono i temi presenti nei suoi scritti: l’ebreo che emigra verso l’Occidente (cf. Hotel Savoy, La ribellione, Fuga senza fine, Ebrei erranti); l’elogio funebre della monarchia austro-ungarica e la sua trasformazione (vedi nazionalismi) (cf. La Cripta dei Cappuccini, La marcia di Radetzky); la critica alla società e allo spirito del tempo; la descrizione del caos e dei conflitti umani nel mondo contemporaneo; l’estraneità in una società nuova, che determina la fuga (cf. Giobbe); il tema biblico della lotta contro Dio (cf. Giobbe); la perdita di identità, ecc.
Ma il tema che caratterizza il tutto è quello di sentirsi nomade, «ospite su questa terra», in nessun luogo a casa propria una volta scacciato dalla patria orientale (lo shtetl)[1]. Una sensazione che lo accompagnerà per tutta la vita e lo costringerà a un continuo errare da un hotel all’altro, in una «fuga senza fine». È il modo di essere di una personalità che non riesce a sentirsi compiutamente integrata in una realtà sociale che rinnega i più elementari valori civili e umani. Quella realtà che Roth identifica nella dissoluzione della Mitteleuropea asburgica (custode anche dei valori ebraici). Egli fa parte di una generazione privata del proprio retaggio, un sopravvissuto, perciò capace di riferire e parlare di valori di un tempo perduto. La grande quantità dei suoi personaggi, sbandati, esuli, senza fissa dimora, sta come segno per tutti coloro che dal racconto aspettano un miracolo, una risposta al perché di tanto disordine nel mondo che li circonda.

La leggenda del santo bevitore (1939)

Racconto fortemente autobiografico che termina con questa invocazione: «Voglia Dio concedere a tutti noi, a noi bevitori, una morte così lieta e serena». Fu composto da Roth pochi mesi prima di morire e pubblicato postumo. Racconto quasi profetico in quanto la morte del protagonista presenta dei tratti simili a quella dello scrittore anche se questa non fu «lieta e serena». È un gioiello di letteratura per trasparenza stilistica, bellezza e profondità di contenuto. Ha un sapore che rimanda ai Fioretti di san Francesco. Il regista Ermanno Olmi ne ha tratto un film che ha vinto il Leone d’Oro alla Mostra del Cinema di Venezia nel 1988.
È la storia di una vita che sembrerebbe perduta e invece rifiorisce grazie a uno strano incontro. Il protagonista Andreas Kartak, originario – come Roth – delle province orientali dell’Impero austro-ungarico, è un clochard, alcolizzato, che vive a Parigi, sotto i ponti della Senna. Inoltre è clandestino a causa di un delitto commesso anni prima quando, per difendere la sua amante Caroline, ne ha ucciso il marito che voleva picchiarla a morte.

La presenza di S. Teresa di Gesù Bambino nel romanzo

teresina15anniUn giorno, lungo la Senna, un anziano signore gli chiede il «favore» di accettare un prestito di duecento franchi senza volere nulla in cambio, se non di restituirli, se e quando vorrà, nella chiesa di santa Maria di Batignolles, dove c’è la statua di santa Teresa di Lisieux aggiungendo che: «Se c’è qualcuno di cui lei è debitore, non può essere altri che la piccola santa Teresa» (p. 1289). Anche il suo benefattore si dichiara a sua volta in debito con la santa perché, da quando l’ha incontrata, la sua vita è cambiata: «Deve sapere che sono diventato cristiano dopo aver letto la storia della piccola Teresa di Lisieux. E adesso sono particolarmente devoto a quella statuetta della santa che è nella cappella di santa Maria di Batignolles» (pp. 1288-1289). A questa dichiarazione Roth aggiunge: «A lui era realmente toccato il miracolo della conversione. E aveva deciso di condurre la vita dei più poveri. E per questo viveva sotto i ponti» (p. 1289). Andreas accetta l’offerta e si impegna a restituire il denaro. Da allora, per molte domeniche prova a tener fede alla promessa. E se ogni volta cade vittima delle proprie debolezze – perdendo i soldi messi da parte ora per una donna, ora per un amico, ora per un bicchiere in più – mai, nemmeno per un istante, gli viene in mente di rinunciare, perché ogni nuovo “miracolo”, ogni nuova possibilità che gli è offerta – un’occasione di lavoro, un portafoglio acquistato e stranamente pieno, la generosità di un amico, un portafoglio smarrito restituitogli da un poliziotto il quale credeva fosse di Andreas – non hanno per lui altra funzione che quella di consentirgli di restituire il debito contratto prima ancora che con l’anziano signore, che incontrerà una seconda volta e che pare immemore di averlo già aiutato, con quella “signorina Teresa”.
Proprio l’apparire della piccola Teresa è il cuore della storia. Una prima volta l’incontro avverrà in un sogno nel quale «Teresa veniva a lui con l’aspetto di una fanciulla dai riccioli biondi e gli diceva: “Perché non sei stato da me la scorsa domenica?”» (p. 1301). Andreas la vedrà come anni prima aveva immaginato sua figlia, anche se non aveva figlie, e le dirà: «Ma come mi parli? Hai dimenticato che io sono tuo padre?» (pp. 1301-1302). E Teresa risponderà: «Perdona, padre, ma fammi questo piacere, e domenica mattina vieni da me nella chiesa di santa Maria di Batignolles» (p. 1302). Il secondo incontro è descritto al termine del racconto. Andreas sta per recarsi ancora una volta in chiesa per restituire il denaro e nel bistrò, dove questi si trovava con un amico, entra una ragazzina «giovanissima, giovane come gli pareva non fosse mai stata nessuna ragazza veduta prima, ed era completamente vestita di colore blu cielo. Era blu come lo può essere solo il cielo in certi giorni, e soltanto in quelli benedetti» (p. 1316). Andreas le chiede cosa fa in quel posto e la ragazzina risponde di essere in attesa dei genitori che escono dalla messa. Quando dirà che il suo nome è Teresa, Andreas risponderà: «Ma questo è bellissimo! Non avrei mai pensato che una così grande, così piccola santa, una così grande e così piccola creditrice mi concedesse l’onore di venirmi a cercare, dopo che io ho tardato tanto a venire da lei» (p. 1316). 
Questo segna il cambiamento di Andreas. Ciò che lo trasforma dall’interno come ha fatto, prima di lui, con il suo benefattore, è la semplice presenza di lei, il suo porsi silenziosamente al fianco di un’umanità emarginata eppure non sconfitta, che ha ancora occhi capaci di vedere al di là della scorza delle cose e cuori capaci del miracolo della conversione.
Continuando il dialogo, Teresa protesterà che lui non le deve niente e darà ad Andreas altro denaro. Inizia così l’ultimo viaggio di Andreas: crollerà a terra e sarà trasportato in sacrestia e «la signorina di nome Teresa non può fare a meno di andare con loro» (p. 1317). In sacrestia egli «non riesce più a parlare, fa solo un gesto come per toccarsi nella tasca sinistra interna della giacca, dove è il denaro che deva alla piccola creditrice, e dice “Signorina Teresa!”, dà il suo ultimo respiro e muore» (p. 1317). Il suo compito è ormai esaurito. La santa bambina non ha fatto nulla di particolare, non ha tenuto sermoni sulla necessità della conversione, non ha redarguito, né ammonito, né rivendicato. È stata lì, silenziosamente a distanza, con l’unica – irresistibile – forza di chi ha dato senza apparente ragione e senza nulla chiedere in contraccambio.
Pur non volendo forzare le intenzioni dell’autore, proponiamo alcune considerazioni. Probabilmente la situazione esistenziale di Roth ha contribuito – anche se a sua insaputa – a mettere in luce aspetti che emergono dalla scelta di far operare la santa di Lisieux in questo racconto.
Notiamo anzitutto il disagio per un disordine che vive il protagonista. Disagio e vuoto che chiedono di essere ricomposti e superati. Nella fede Roth intravede la possibilità di questo superamento e i miracoli dei quali è oggetto Andreas sono come segnalatori di una via sicura che riconduce sempre al centro pur se all’interno del disordine personale e del mondo che lo circonda. Tutto ciò si riassume in una figura concreta: Teresa di Gesù Bambino. È lei che tiene le fila di tutti gli avvenimenti che si susseguono all’interno del racconto ed è a lei che Roth affida il compito di pacificare Andreas: ne è prova il fatto che l’incontro decisivo avvenga poco prima della morte; incontro che appare la condizione necessaria per il passaggio supremo. È una vita che può finalmente compiersi dopo la conoscenza di una ragazza che sembra identificarsi con la giovinezza stessa. La piccola Teresa è l’immagine della giovinezza/infanzia. In questo quadro c’è forse il desiderio dello scrittore di un ritorno alla patria e quindi all’infanzia.
La presenza discreta di Teresa al momento della morte sta come a confermare ciò che lei aveva promesso in vita: «Passerò il mio cielo a fare del bene sulla terra» e la “pioggia di rose” la si può identificare con i duecento franchi che darà ad Andreas per permettergli di saldare il debito. È una grazia che va al di là del merito del protagonista ma che invece appare merito di Andreas: ecco l’amore incondizionato di Dio che si manifesta attraverso i suoi santi.
La presenza di Teresa non si esaurisce soltanto in questo. Qui si attualizza anche l’intuizione che la santa, nel momento del buio della fede, ebbe di sedersi alla mensa dei peccatori, come partecipazione alla passione di Cristo. È il contributo alla salvezza di ogni uomo e, in questo caso, a quella di Andreas.
٭ Le citazioni del racconto La leggenda del santo bevitore sono tratte da:  Joseph Roth, Opere (1931-1939), Bompiani, Milano 1991, pp. 1285-1317.

[1] cf. Giobbe nel quale si assiste alla mitizzazione dello shtetl, cioè delle comunità ebraiche diffuse in particolare nell’Europa centro-orientale, tenacemente legate alle proprie tradizioni e costumi socio-religiosi, strutturati di valori morali e religiosi. Di queste comunità Roth è un nostalgico. Il passaggio dallo shtetl all’America è traumatico: l’abbandono del luogo dell’anima per il luogo degli affari comporta la disintegrazione di una persona. Roth non nega il progresso socio-economico, ma non riesce a dimenticare la ricchezza interiore e la gioia della sua terra natale. La nostalgia per la perdita delle tradizioni dello shtetl comprende anche, in lui, il rimpianto dell’Impero asburgico e la condanna dei nazionalismi.

da | carmeloveneto.it

Santa Teresina- Accettare le spine


«Il vero amore si nutre di sacrifici,
e più l’anima rifiuta a sé le soddisfazioni naturali,
più la sua tenerezza diventa forte e disinteressata».
(da “Consigli e Ricordi”)
La piccola anima però sa che non le sono richiesti grandi sacrifici, né situazioni difficili o eroiche: c’è tanto bisogno di piccoli atti d’amore nella vita! Per cogliere e offrire una rosa bisogna spesso accettare di pungersi alle spine: questo è Amore. A volte scegliamo una vita spoglia e gelida solo per evitare delle punture e così pian piano il cuore diventa amaro e siamo vecchi e stanchi: l’infanzia spirituale non è durata!

Angelus: Francesco: il Vangelo cambia la vita



“Gesù non rimanda l’annuncio del Vangelo, non pensa prima alla sistemazione logistica, certamente necessaria, della sua piccola comunità, non indugia nell’organizzazione”.
Dunque, “la sua preoccupazione principale” è “comunicare la Parola di Dio, con la forza dello Spirito Santo.”
“E la gente nella sinagoga rimane colpita, perché Gesù «insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi»”
“Ma cosa significa ‘con autorità’?”
“Vuol dire che nelle parole umane di Gesù si sentiva tutta la forza della Parola di Dio, si sentiva l’autorevolezza stessa di Dio, ispiratore delle Sacre Scritture”.
Parola di Dio “che realizza ciò che dice.”
“Perché la Parola di Dio corrisponde alla sua volontà. Invece noi, spesso, pronunciamo parole vuote, senza radice o parole superflue, parole che non corrispondono alla verità. Invece la Parola di Dio corrisponde alla verità, è unità alla sua volontà e fa quello che dice.”
"Il Vangelo" è dunque "Parola di vita":
“non opprime le persone, al contrario, libera quanti sono schiavi di tanti spiriti malvagi di questo mondo: la vanità, l’attaccamento al denaro, l’orgoglio, la sensualità… Il Vangelo cambia il cuore, cambia la vita, trasforma le inclinazioni al male in propositi di bene”.
“Il Vangelo è capace di cambiare le persone”
“Non dimenticatevi! Leggete un passo del Vangelo ogni giorno. E’ la forza che ci cambia, che ci trasforma: cambia la vita, cambia il cuore”.
Da qui il richiamo di Francesco a tutti i cristiani a diventare missionari e araldi della Parola di Dio, e infine l’invocazione alla Madonna.
“Ci insegni Lei ad essere ascoltatori assidui e annunciatori autorevoli del Vangelo di Dio”.

don Luciano Sanvito - Ripresentazione


Ripresentazione

Gesù "è presentato" al tempio.
Viene presentato da chi, seguendo la legge, lo affida in questa presentazione all'avventura della vita.

La luce dello Spirito illumina ognuno di noi, perché possa presentare al tempio l'avventura del Cristo oggi, nel tempio del mondo.
Ricordando che Gesù oggi viene ripresentato come Cristo Risorto nelle sfaccettature della vita: ogni settore, ogni ambito, ogni situazione della vita umana è presentazione a noi del Risorto.
Mai e in nessuna situazione possiamo permetterci di dire: qui non c'è.

Simeone è il simbolo del nostro vecchio mondo, un mondo invecchiato negli anni, ma dove lo Spirito ringiovanisce la vista della fede, e permette di distinguere il segno della presenza di Dio anche là dove non si vede nulla.

Rivedere il nostro mondo pieno di questa abbondante ripresentazione spirituale - perché opera dello Spirito - di Gesù ci fa essere sempre e soltanto positiivi della speranza riposta in Lui: "Ora lascia..." che tutto avvenga di me, che ogni risvolto della vita vada come vada, perché la luce del Cristo illumina tutti e tutto di noi.

Un'ultima considerazione: "...seguendo la legge.." avviene quella presentazione di Gesù al tempio; come a dire, anche a noi oggi, che il Cristo lo si distingue sempre, sì, ma nella Legge, e quando la si legge.

Lectio: Lunedì, 2 Febbraio, 2015 La presentazione del Bambino al tempio



1. LECTIO

a) Orazione iniziale
O Dio, nostro creatore e padre, tu hai voluto che il tuo Figlio, generato prima dell’aurora del mondo, divenisse membro dell’umana famiglia; ravviva in noi la venerazione per il dono e il mistero della vita, perché i genitori si sentano partecipi della fecondità del tuo amore, gli anziani donino ai piccoli la loro saggezza matura, e i figli crescano in sapienza, pietà e grazia, rendendo lode al tuo santo nome. Per Cristo nostro Signore.

b) Lettura del vangelo: Luca 2,22-40
Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore.
Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:
«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele».
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».
C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.

c) Momento di silenzio orante
- perché la Parola di Dio possa abitare in noi e la lasciamo illuminare la nostra vita;
- perché prima dei nostri commenti, è la luce stessa della Parola che deve brillare e imporsi, col suo mistero di presenza vivente del Signore.

2. MEDITATIO

a) Per coloro che vogliono approfondire il contenuto
Secondo la legge di Mosè/del Signore.
È una specie di ritornello, più volte ripetuto. Luca mescola due prescrizioni, senza molta distinzione. La purificazione della madre era prevista dal Levitico (12,2-8) e si compiva quaranta giorni dopo il parto. Fino a quel momento la donna non poteva avvicinarsi ai luoghi sacri, e la cerimonia era accompagnata dall’offerta di un capo di bestiame minuto. Invece la consacrazione dei primogeniti era prescritta in Esodo 13, 11-16: ed era considerata una specie di "riscatto" – anche qui con l’offerta di piccoli animali – in ricordo dell’azione salvifica di Dio quando liberò gli israeliti dalla schiavitù d’Egitto. In tutta la scena i genitori appaiono come nell’atto di presentare/offrire il figlio come si faceva con le vittime e i leviti; mentre nella figura di Simeone e Anna appare piuttosto Dio che offre/presenta il figlio per la salvezza del popolo.

Le figure di Simeone e Anna.
Sono figure cariche di valore simbolico. Esse hanno il ruolo del riconoscimento, che proviene sia dalla illuminazione e dal movimento dello Spirito, ma anche da una vita condotta con l’attesa più intensa e fiduciosa. In particolare Simeone; lo si definisce come "prosdekòmenos", cioè uno tutto concentrato nell’attesa, uno che va incontro per accogliere. Anche lui appare perciò obbediente alla legge, quella dello Spirito, che lo spinge verso il bambino, dentro il tempio. Anche il cantico che proclama manifesta questa sua pro-existentia: è vissuto per arrivare a questo momento; ora si sottrae, perché anche gli altri vedano la luce e la salvezza che arriva, per Israele e per le genti. A sua volta Anna, con la sua stessa età (valore simbolico: 84 è 7x12: dodici è il numero delle tribù; oppure 84–7=77, perfezione raddoppiata), ma soprattutto con il suo modo di vivere (digiuni e preghiere) e con la proclamazione a chi "attendeva", completa il quadro. È guidata dallo Spirito di profezia, docile e purificata nel cuore. Inoltre appartiene alla più piccola delle tribù, quella di Aser: segno che i più piccoli e fragili sono più disposti a riconoscere in Gesù il Salvatore. Tutti e due questi anziani – che sono come una coppia originale - sono simbolo del giudaismo migliore, della Gerusalemme fedele e mite, che attende e gioisce, e che lascia d’ora in poi brillare la nuova luce.

Una spada che trafigge.
In genere si interpreta come annuncio di sofferenza per Maria, un dramma visibilizzato dall’Addolorata. Ma dobbiamo piuttosto intendere qui la Madre come il simbolo di Israele: Simeone intuisce il dramma del suo popolo, che sarà profondamente lacerato dalla parola viva e tagliente del redentore (cfr. Lc 12,51-53). Maria ne rappresenta il percorso: deve affidarsi, ma attraverserà dolori e oscurità, lotte e silenzi angosciosi. La storia del Messia sofferente sarà dilacerante per tutti, anche per la Madre: non si segue la nuova luce destinata al mondo intero, senza pagare il prezzo, senza essere provocati a scelte rischiose, senza rinascere sempre di nuovo dall’alto e in novità. Ma queste immagini della "spada che trafigge", del bambino che "farà inciampare" e scuoterà i cuori dal torpore, non vanno separate dal gesto così carico di senso dei due anziani: l’uno, Simeone, prende fra le braccia il bambino, per indicare che la fede è incontro e abbraccio, non idea e teorema; l’altra, Anna, si fa annunciatrice, e accende in chi "lo attendeva" una luce sfolgorante.

La vita quotidiana, epifania di Dio.
Interessante è infine notare che tutto l’episodio dà rilievo alle situazioni più semplici e familiari: la coppia degli sposi con il bambino in braccio; l’anziano che gioisce e abbraccia, l’anziana che prega e annuncia, gli ascoltatori che appaiono indirettamente coinvolti. E anche la conclusione del brano fa intravedere il borgo di Nazaret, la crescita del bambino in un contesto normale, l’impressione di un bambino dotato in modo straordinario di sapienza e bontà. Il tema della sapienza intrecciata con la vita normale di crescita e nel contesto del villaggio, lascia come sospesa la storia: essa si riaprirà proprio con il tema della sapienza del ragazzo fra i dottori del tempio. Sarà proprio l’episodio che segue immediatamente (Lc 2,41-52).

b) Alcune domande

per aiutarci nella meditazione e nell’orazione.
a) Perché mai Gesù, figlio dell’Altissimo, e sua madre Maria, concepita senza peccato, devono sottomettersi alla prescrizione di Mosè? Forse perché Maria non aveva ancora coscienza della sua innocenza e santità?
b) Oltre alle parole di Simeone, in tutto il suo atteggiamento, come anche in quello della profetessa Anna, c’è un significato speciale? Il loro agire e la loro gioia non richiamano forse lo stile degli antichi profeti?
c) Come spiegare questa "spada che trafigge": si tratta di una lacerazione delle coscienze davanti alle sfide e alle richieste di Gesù? Oppure si tratta solo di una sofferenza intima della Madre?
d) Può significare qualche cosa questa scena per i genitori di oggi: per la formazione religiosa dei loro figli; per il progetto che Dio ha su ciascuno dei loro figli, per le paure e le angosce che i genitori si portano nel cuore pensando a quando i figli saranno grandi?

3. ORATIO

a) Salmo 122 (121)

Quale gioia, quando mi dissero:
"Andremo alla casa del Signore".
E ora i nostri piedi si fermano
alle tue porte, Gerusalemme!
Gerusalemme è costruita
come città salda e compatta.
Là salgono insieme le tribù,
le tribù del Signore,
secondo la legge di Israele,
per lodare il nome del Signore.
Là sono posti i seggi del giudizio,
i seggi della casa di Davide.
Domandate pace per Gerusalemme:
sia pace a coloro che ti amano,
sia pace sulle tue mura,
sicurezza nei tuoi baluardi.
Per i miei fratelli e i miei amici
io dirò: "Su di te sia pace!".
Per la casa del Signore nostro Dio,
chiederò per te il bene.

b) Orazione finale

Noi ti lodiamo e ti benediciamo, Padre, perché mediante il tuo Figlio, nato da donna per opera dello Spirito santo, nato sotto la legge, ci hai riscattati dalla legge e hai riempito la nostra esistenza di luce e di speranza nuova. Fa’ che le nostre famiglie siano accoglienti e fedeli verso i tuoi progetti, aiutino e sostengano nei figli i sogni e l’entusiasmo nuovo, li avvolgano di tenerezza quando sono fragili, li educhino all’amore a te e a tutte le tue creature. A te nostro Padre, ogni onore e gloria.

4. CONTEMPLATIO

Contempli nel silenzio le parole
"I miei occhi hanno visto la tua salvezza."

da | O.Carm