giovedì 26 dicembre 2013
PENSIERO DEL GIIORNO
Cari Fratelli, sentiamoci tutti uniti in questo ultimo tratto di strada verso Betlemme. Ci può far bene meditare sul ruolo di san Giuseppe, così silenzioso e così necessario accanto alla Madonna. Pensiamo a lui, alla sua premura per la sua Sposa e per il Bambino. Questo ci dice tanto sul nostro servizio alla Chiesa! Allora viviamo questo Natale spiritualmente vicini a san Giuseppe. Ci farà bene a tutti questo!
Papa Francesco - 21 dicembre 2013per la sua Sposa e per il Bambino.
MEDITAZIONE 26 DICEMBRE 2013
Sarete odiati da tutti a causa del mio nome
26 DICEMBRE (Mt 10,17-22)
L’odio del mondo non è contro il cristiano. È contro la verità assoluta, eterna, indiscutibile, universale che Lui vive e che annunzia. Non è contro la verità che lui dice. È contro la verità che lui vive e annunzia. Una verità detta, ma non vissuta non scatena l’odio del mondo. Questa verità è vana, nulla, inefficace. È senza germe di vita. È come sabbia del deserto, che rimane nel deserto. Che non invade la casa degli uomini. La verità vissuta e annunziata è fastidiosa, noiosa, turba mente e cuore del mondo, lo irrita, gli crea turbamenti, lo mette in crisi, lo priva della pace. Leggiamo una pagina dell’Antica Scrittura e questa verità diverrà chiara al nostro cuore.
Tendiamo insidie al giusto, che per noi è d’incomodo e si oppone alle nostre azioni; ci rimprovera le colpe contro la legge e ci rinfaccia le trasgressioni contro l’educazione ricevuta. Proclama di possedere la conoscenza di Dio e chiama se stesso figlio del Signore. È diventato per noi una condanna dei nostri pensieri; ci è insopportabile solo al vederlo, perché la sua vita non è come quella degli altri, e del tutto diverse sono le sue strade. Siamo stati considerati da lui moneta falsa, e si tiene lontano dalle nostre vie come da cose impure. Proclama beata la sorte finale dei giusti e si vanta di avere Dio per padre. Vediamo se le sue parole sono vere, consideriamo ciò che gli accadrà alla fine. Se infatti il giusto è figlio di Dio, egli verrà in suo aiuto e lo libererà dalle mani dei suoi avversari. Mettiamolo alla prova con violenze e tormenti, per conoscere la sua mitezza e saggiare il suo spirito di sopportazione. Condanniamolo a una morte infamante, perché, secondo le sue parole, il soccorso gli verrà» (Sap 2,12-20).
Dinanzi a Stefano che parla di Cristo Gesù, da un cuore impastato tutto di Gesù Signore, i Giudei si adirano a tal punto da digrignare i denti. Tanta è la loro rabbia, odio, desiderio di eliminazione fisica. La sua presenza li turba, li annebbia.
Testardi e incirconcisi nel cuore e nelle orecchie, voi opponete sempre resistenza allo Spirito Santo. Come i vostri padri, così siete anche voi. Quale dei profeti i vostri padri non hanno perseguitato? Essi uccisero quelli che preannunciavano la venuta del Giusto, del quale voi ora siete diventati traditori e uccisori, voi che avete ricevuto la Legge mediante ordini dati dagli angeli e non l’avete osservata». All’udire queste cose, erano furibondi in cuor loro e digrignavano i denti contro Stefano. Ma egli, pieno di Spirito Santo, fissando il cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla destra di Dio e disse: «Ecco, contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo che sta alla destra di Dio». Allora, gridando a gran voce, si turarono gli orecchi e si scagliarono tutti insieme contro di lui, lo trascinarono fuori della città e si misero a lapidarlo. E i testimoni deposero i loro mantelli ai piedi di un giovane, chiamato Saulo. E lapidavano Stefano, che pregava e diceva: «Signore Gesù, accogli il mio spirito». Poi piegò le ginocchia e gridò a gran voce: «Signore, non imputare loro questo peccato». Detto questo, morì (At 7,51-60).
Quando il mondo non odia più il cristiano, è un brutto segno. È il segno che il cristiano non vive più la verità di Cristo Signore, non vive più con il suo Redentore e Salvatore nel suo cuore. Dice parole su di Lui che però non vengono confermate con la sua vita. Poiché la sua vita è del mondo, al mondo appartiene, il mondo mai gli muoverà guerra. Il mondo conosce ciò che è già suo e lo rispetta. Anche Satana conosce i suoi e li rispetta. Sono suoi tutti coloro che dicono la Parola, ma non la vivono. Tutti costoro non arrecano nessun danno al suo principato. Anzi sono suoi perfetti collaboratori.
Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani. Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi. Il fratello farà morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato.
Quanti non vivono la Parola collaborano con Satana nella costruzione del suo principato, perché indicano ai loro fratelli che il Vangelo si dice, ma non è necessario che lo si viva. Così attestando, si costruisce un cristianesimo mondano, di peccato.
Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli Santi, fateci veri discepoli di Gesù.
Costantino Di Bruno
LECTIO DIVINA: SAN STEFANO
Lectio:
Giovedì, 26 Dicembre, 2013
Tempo di Natale
1) Preghiera
Donaci, o Padre, di esprimere con la vita il mistero che celebriamo nel giorno natalizio di santo Stefano primo martire e insegnaci ad amare anche i nostri nemici sull’esempio di lui
che morendo pregò per i suoi persecutori. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.
che morendo pregò per i suoi persecutori. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.
2) Lettura del Vangelo
Dal Vangelo secondo Matteo 10,17-22
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai loro tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti ai governatori e ai re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani.
E quando vi consegneranno nelle loro mani, non preoccupatevi di come o di che cosa dovrete dire, perché vi sarà suggerito in quel momento ciò che dovrete dire: non siete infatti voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.
Il fratello darà a morte il fratello e il padre il figlio, e i figli insorgeranno contro i genitori e li faranno morire.
E sarete odiati da tutti a causa del mio nome; ma chi persevererà sino alla fine sarà salvato”.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai loro tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti ai governatori e ai re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani.
E quando vi consegneranno nelle loro mani, non preoccupatevi di come o di che cosa dovrete dire, perché vi sarà suggerito in quel momento ciò che dovrete dire: non siete infatti voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.
Il fratello darà a morte il fratello e il padre il figlio, e i figli insorgeranno contro i genitori e li faranno morire.
E sarete odiati da tutti a causa del mio nome; ma chi persevererà sino alla fine sarà salvato”.
3) Riflessione
• Il contrasto è enorme. Ieri, giorno di Natale, abbiamo avuto il presepe del bambino appena nato con il canto degli angeli e la visita dei pastori. Oggi è il sangue di Stefano, lapidato a morte, perché ebbe il coraggio di credere nella promessa espressa nella semplicità del presepe. Stefano criticò l’interpretazione fondamentalistica della Legge di Dio ed il monopolio del Tempio. Per questo lo uccisero (Atti 6,13-14).
• Oggi, festa di Stefano, primo martire, la liturgia ci presenta un brano del vangelo di Matteo (Mt 10,17-22), tratto dal così detto Sermone della Missione (Mt 10,5-42). In esso Gesù avverte i discepoli dicendo che la fedeltà al vangelo comporta difficoltà e persecuzioni: “Vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle sinagoghe”. Ma per Gesù l’importante nella persecuzione non è il lato doloroso della sofferenza, bensì il lato positivo della testimonianza: “Sarete condotti davanti ai governanti e ai re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani”. La persecuzione offre l’occasione di dare testimonianza della Buona Notizia che Dio ci reca.
• E’ quanto avvenne con Stefano. Dette testimonianza della sua fede in Gesù fino all’ultimo momento della sua vita. Nell’ora della sua morte disse: “Vedo il cielo aperto, ed il Figlio dell’Uomo in piedi alla destra di Dio” (Atti 7,56). E nel cadere morto sotto le pietre imitò Gesù gridando: “Signore, non imputar loro questo peccato!” (Atti 7,60; Lc 23,34).
• Gesù aveva detto: “Quando vi consegneranno nelle loro mani non preoccupatevi di come o di che cosa dovrete dire, perchè vi sarà suggerito in quel momento ciò che dovrete dire: non siete infatti voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi”. Questa profezia si compì anche in Stefano. I suoi avversari “non riuscivano a resistere alla sapienza ispirata con cui egli parlava” (Atti 6,10). “E tutti quelli che sedevano nel Sinedrio, fissando gli occhi su di lui, videro il suo volto come quello di un angelo” (Atti 6,15). Stefano parlava “pieno di Spirito Santo” (Atti 7,55). Per questo, la rabbia degli altri era così grande che lo linciarono.
• Anche oggi succede la stessa cosa. In molti luoghi molte persone sono trascinate dinanzi ai tribunali e sanno dare risposte che superano la saggezza dei dotti e dei sapienti (Lc 10,21).
• Oggi, festa di Stefano, primo martire, la liturgia ci presenta un brano del vangelo di Matteo (Mt 10,17-22), tratto dal così detto Sermone della Missione (Mt 10,5-42). In esso Gesù avverte i discepoli dicendo che la fedeltà al vangelo comporta difficoltà e persecuzioni: “Vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle sinagoghe”. Ma per Gesù l’importante nella persecuzione non è il lato doloroso della sofferenza, bensì il lato positivo della testimonianza: “Sarete condotti davanti ai governanti e ai re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani”. La persecuzione offre l’occasione di dare testimonianza della Buona Notizia che Dio ci reca.
• E’ quanto avvenne con Stefano. Dette testimonianza della sua fede in Gesù fino all’ultimo momento della sua vita. Nell’ora della sua morte disse: “Vedo il cielo aperto, ed il Figlio dell’Uomo in piedi alla destra di Dio” (Atti 7,56). E nel cadere morto sotto le pietre imitò Gesù gridando: “Signore, non imputar loro questo peccato!” (Atti 7,60; Lc 23,34).
• Gesù aveva detto: “Quando vi consegneranno nelle loro mani non preoccupatevi di come o di che cosa dovrete dire, perchè vi sarà suggerito in quel momento ciò che dovrete dire: non siete infatti voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi”. Questa profezia si compì anche in Stefano. I suoi avversari “non riuscivano a resistere alla sapienza ispirata con cui egli parlava” (Atti 6,10). “E tutti quelli che sedevano nel Sinedrio, fissando gli occhi su di lui, videro il suo volto come quello di un angelo” (Atti 6,15). Stefano parlava “pieno di Spirito Santo” (Atti 7,55). Per questo, la rabbia degli altri era così grande che lo linciarono.
• Anche oggi succede la stessa cosa. In molti luoghi molte persone sono trascinate dinanzi ai tribunali e sanno dare risposte che superano la saggezza dei dotti e dei sapienti (Lc 10,21).
4) Per un confronto personale
• Mettendoti al posto di Stefano, hai sofferto qualche volta a causa della tua fedeltà al Vangelo?
• La semplicità del presepe e la durezza del martirio vanno di pari passo nella vita di Santi e Sante e nella vita di tante persone che oggi sono perseguitate fino alla morte a causa della loro fedeltà al vangelo. Conosci da vicino persone così?
• La semplicità del presepe e la durezza del martirio vanno di pari passo nella vita di Santi e Sante e nella vita di tante persone che oggi sono perseguitate fino alla morte a causa della loro fedeltà al vangelo. Conosci da vicino persone così?
5) Preghiera finale
Signore, sii per me la rupe che mi accoglie,
la cinta di riparo che mi salva.
Mi affido alle tue mani;
tu mi riscatti, Signore, Dio fedele. (Sal 30)
la cinta di riparo che mi salva.
Mi affido alle tue mani;
tu mi riscatti, Signore, Dio fedele. (Sal 30)
mercoledì 25 dicembre 2013
Papa: in un inedito racconta quando la nonna dava fastidio al regime
di Salvatore Izzo

L'Osservatore Romano pubblica oggi un inedito di Jorge Mario Bergoglio, scritto in onore del sacerdote salesiano (amico della sua famiglia) Enrique Pozzoli, dal quale ha ricevuto il battesimo il 25 dicembre del 1936. Dal testo emergono alcuni particolari su Nonna Rosa, la mamma del padre di Papa Francesco, che ebbe grande influsso sulla sua vocazione. Il 25 gennaio 1929, Mario Bergoglio e i suoi genitori, si legge nello scritto inedito, "arrivarono sul Giulio Cesare, ma avrebbero dovuto viaggiare su una traversata precedente: con il Principessa Mafalda, che colo' a picco"."Lei - scrive Jorge Mario Bergoglio al salesiano che gli aveva chiesto un ricordo di don Pozzoli - non immagina quante volte ho ringraziato la divina Provvidenza! Papa' lavorava nella Banca d'Italia a Torino e Asti. La nonna, dona Rosa Margarita Vasallo de Bergoglio (la donna che ha avuto il maggiore influsso nella mia vita) lavorava nella nascente Azione Cattolica: teneva conferenze dappertutto (sino a poco tempo fa ne avevo una, pubblicata su un volantino, che aveva tenuto a S. Severo di Asti sul tema: 'San Giuseppe nella vita della nubile, della vedova e della sposa')". "Sembra - rivela nel testo il futuro Papa Francesco - che mia nonna dicesse cose che non piacevano alla politica di allora".
Siamo nel primo decennio dell'era fascista, e l'azione delle camice nere e' particolarmente pervasiva, tanto che ne fa le spese anche nonna Rosa. "Una volta - racconta Bergoglio nel suo scritto su don Pozzoli - le chiusero la sala dove doveva parlare, e allora lo fece per strada, salita su un tavolo. Conosceva il Beato Pier Giorgio Frassati, e lavorava insieme alla professoressa Prospera Gianasso (che ha avuto abbastanza influenza nella Azione Cattolica Italiana)". "Ma non credo - nota Bergoglio - che la situazione politica sia stata il motivo dell'emigrazione in Argentina (nemmeno ha dovuto prendere olio di ricino). Un fratello di mio nonno era gia' radicato a Parana' e l'impresa gli andava bene. Vennero per aggiungersi a questa impresa di pavimentazione, azienda familiare dove lavoravano 4 dei 5 maschi Bergoglio. Papa' era figlio unico e inizio' a lavorarvi come contabile, muovendosi a Parana', Santa Fe e Buenos Aires".
Papa: cosi' il prete amico di famiglia mi aiutò a convincerere i miei
"Era il 12 dicembre 1955. Papa' e mamma festeggiavano 20 anni di matrimonio. La festa consistette in una Messa, solo i miei genitori e i cinque figli, nella parrocchia San Jose' di Flores. Il celebrante sarebbe stato padre Pozzoli. Finita la Messa, papa' invita a colazione nella pasticceria 'La Perla de Flores' a mezzo isolato dalla basilica. Papa' pensava che non avrebbe accettato ma padre Pozzoli, che sapeva di cosa si sarebbe parlato, accetto' senza esitare.
A meta' della colazione si pone la questione". Cosi' il futuro Papa Francesco racconta - in un testo inedito pubblicato oggi dall'Osservatore Romano - un episodio singolare della sua giovinezza: quella volta che chiese aiuto ad un salesiano amico di famiglia per convincere i suoi a lasciarlo andare in seminario.
Siamo nel 1955, "ricordo ancora la scena", esordisce l'allora religioso gesuita. E "Padre Pozzoli e' intervenuto in modo decisivo con la storia della mia vocazione". Infatti "a casa non sono convinti: erano cattolici praticanti ma preferivano che aspettassi alcuni anni, studiando all'universita'. Poiche' capivo su chi sarebbe finito il conflitto, andai da padre Pozzoli (il salesiano amico di famiglia, che aveva battezzato Jorge Mario il 25 dicembre 1936, ndr.) e gli raccontai tutto. Esamino' la mia vocazione. Mi disse di pregare e di lasciare tutto nelle mani di Dio. Naturalmente in casa nasce l'idea: perche’ non sentiamo padre Pozzoli? E io con la miglior faccia del mondo, dissi di si'", confessa il futuro Papa Francesco nella memoria sul religioso italo-argentono Pozzoli conservata nell'archivio salesiano di Buenos Aires.
Nella conversazione in pasticceria, padre Pozzoli "dice che l’Universita’ va bene, ma che le cose vanno prese quando Dio vuole che si prendano. E comincia a raccontare storie diverse di vocazioni senza prendere partito e alla fine racconta la sua vocazione". "Naturalmente - rivela l'allora padre Bergoglio - non fini’ dicendo che mi lasciassero andare in Seminario ne' esigendo da loro una decisione".
Ed ecco il seguito del racconto del futuro Pontefice: "Sono entrato nel Seminario nel 1956. Nell'agosto del 1957 mi viene la polmonite. Sto per morire. Poi mi operano al polmone. Padre Pozzoli mi visita durante la malattia. Durante il secondo anno di Seminario, avevo maturato la vocazione religiosa". Cosi', "una volta guarito, in novembre, non torno piu' in Seminario e voglio entrare nella Compagnia. Ne parlo con padre Pozzoli, che esamina la vocazione e da' il via libera". (AGI)
Pubblicato tramite DraftCraft app
L'Osservatore Romano pubblica oggi un inedito di Jorge Mario Bergoglio, scritto in onore del sacerdote salesiano (amico della sua famiglia) Enrique Pozzoli, dal quale ha ricevuto il battesimo il 25 dicembre del 1936. Dal testo emergono alcuni particolari su Nonna Rosa, la mamma del padre di Papa Francesco, che ebbe grande influsso sulla sua vocazione. Il 25 gennaio 1929, Mario Bergoglio e i suoi genitori, si legge nello scritto inedito, "arrivarono sul Giulio Cesare, ma avrebbero dovuto viaggiare su una traversata precedente: con il Principessa Mafalda, che colo' a picco"."Lei - scrive Jorge Mario Bergoglio al salesiano che gli aveva chiesto un ricordo di don Pozzoli - non immagina quante volte ho ringraziato la divina Provvidenza! Papa' lavorava nella Banca d'Italia a Torino e Asti. La nonna, dona Rosa Margarita Vasallo de Bergoglio (la donna che ha avuto il maggiore influsso nella mia vita) lavorava nella nascente Azione Cattolica: teneva conferenze dappertutto (sino a poco tempo fa ne avevo una, pubblicata su un volantino, che aveva tenuto a S. Severo di Asti sul tema: 'San Giuseppe nella vita della nubile, della vedova e della sposa')". "Sembra - rivela nel testo il futuro Papa Francesco - che mia nonna dicesse cose che non piacevano alla politica di allora".
Siamo nel primo decennio dell'era fascista, e l'azione delle camice nere e' particolarmente pervasiva, tanto che ne fa le spese anche nonna Rosa. "Una volta - racconta Bergoglio nel suo scritto su don Pozzoli - le chiusero la sala dove doveva parlare, e allora lo fece per strada, salita su un tavolo. Conosceva il Beato Pier Giorgio Frassati, e lavorava insieme alla professoressa Prospera Gianasso (che ha avuto abbastanza influenza nella Azione Cattolica Italiana)". "Ma non credo - nota Bergoglio - che la situazione politica sia stata il motivo dell'emigrazione in Argentina (nemmeno ha dovuto prendere olio di ricino). Un fratello di mio nonno era gia' radicato a Parana' e l'impresa gli andava bene. Vennero per aggiungersi a questa impresa di pavimentazione, azienda familiare dove lavoravano 4 dei 5 maschi Bergoglio. Papa' era figlio unico e inizio' a lavorarvi come contabile, muovendosi a Parana', Santa Fe e Buenos Aires".
Papa: cosi' il prete amico di famiglia mi aiutò a convincerere i miei
"Era il 12 dicembre 1955. Papa' e mamma festeggiavano 20 anni di matrimonio. La festa consistette in una Messa, solo i miei genitori e i cinque figli, nella parrocchia San Jose' di Flores. Il celebrante sarebbe stato padre Pozzoli. Finita la Messa, papa' invita a colazione nella pasticceria 'La Perla de Flores' a mezzo isolato dalla basilica. Papa' pensava che non avrebbe accettato ma padre Pozzoli, che sapeva di cosa si sarebbe parlato, accetto' senza esitare.
A meta' della colazione si pone la questione". Cosi' il futuro Papa Francesco racconta - in un testo inedito pubblicato oggi dall'Osservatore Romano - un episodio singolare della sua giovinezza: quella volta che chiese aiuto ad un salesiano amico di famiglia per convincere i suoi a lasciarlo andare in seminario.
Siamo nel 1955, "ricordo ancora la scena", esordisce l'allora religioso gesuita. E "Padre Pozzoli e' intervenuto in modo decisivo con la storia della mia vocazione". Infatti "a casa non sono convinti: erano cattolici praticanti ma preferivano che aspettassi alcuni anni, studiando all'universita'. Poiche' capivo su chi sarebbe finito il conflitto, andai da padre Pozzoli (il salesiano amico di famiglia, che aveva battezzato Jorge Mario il 25 dicembre 1936, ndr.) e gli raccontai tutto. Esamino' la mia vocazione. Mi disse di pregare e di lasciare tutto nelle mani di Dio. Naturalmente in casa nasce l'idea: perche’ non sentiamo padre Pozzoli? E io con la miglior faccia del mondo, dissi di si'", confessa il futuro Papa Francesco nella memoria sul religioso italo-argentono Pozzoli conservata nell'archivio salesiano di Buenos Aires.
Nella conversazione in pasticceria, padre Pozzoli "dice che l’Universita’ va bene, ma che le cose vanno prese quando Dio vuole che si prendano. E comincia a raccontare storie diverse di vocazioni senza prendere partito e alla fine racconta la sua vocazione". "Naturalmente - rivela l'allora padre Bergoglio - non fini’ dicendo che mi lasciassero andare in Seminario ne' esigendo da loro una decisione".
Ed ecco il seguito del racconto del futuro Pontefice: "Sono entrato nel Seminario nel 1956. Nell'agosto del 1957 mi viene la polmonite. Sto per morire. Poi mi operano al polmone. Padre Pozzoli mi visita durante la malattia. Durante il secondo anno di Seminario, avevo maturato la vocazione religiosa". Cosi', "una volta guarito, in novembre, non torno piu' in Seminario e voglio entrare nella Compagnia. Ne parlo con padre Pozzoli, che esamina la vocazione e da' il via libera". (AGI)
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BUON NATALE!
«Verbum caro factum est» il Verbo si fece carne, scrive l’evangelista Giovanni e un autore cristiano de III secolo, Tertulliano, afferma: «Caro salutis est cardo», la carne è il cardine della salvezza. «Infatti se l’anima diventa tutta di Dio è la carne che glielo rende possibile! La carne vien battezzata, perché l’anima venga mondata; la carne viene unta, perché l’anima sia consacrata; la carne viene segnata della croce, perché l’anima ne sia difesa; la carne viene coperta dall’imposizione delle mani, perché l’anima sia illuminata dallo Spirito; la carne si nutre del corpo e del sangue di Cristo, perché l’anima si sazi di Dio. Non saranno separate perciò nella ricompensa, dato che son state unite nelle opere».
(De carnis resurrectione, 8, 3: PL 2, 806).
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LETTURA SPIRITUALE
LETTURA SPIRITUALE
Ecco come uno dei più
antichi biografi, Tommaso da Celano, narra di San Francesco d’Assisi quando
realizzò il primo presepe del mondo. E’ una scena che si è svolta a a
Greccio (Umbria – Italia), nella notte del 25 dicembre 1223.
"C'era in quella
contrada un uomo di nome Giovanni, di buona fama e di vita anche migliore, ed
era molto caro al beato Francesco perché, pur essendo nobile e molto onorato
nella sua regione, stimava più la nobiltà dello spirito che quella della carne.
Circa due settimane prima della festa della Natività, il beato Francesco, come
spesso faceva, lo chiamò a sé e gli disse: "Se vuoi che celebriamo a
Greccio il Natale di Gesù, precedimi e prepara quanto ti dico: vorrei
rappresentare il Bambino nato a Betlemme, e in qualche modo vedere con gli
occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose
necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul
fieno tra il bue e l'asinello". Appena l'ebbe ascoltato, il fedele e pio
amico se ne andò sollecito ad approntare nel luogo designato tutto
l'occorrente, secondo il disegno esposto dal Santo.
E giunge il giorno
della letizia, il tempo dell'esultanza! Per l'occasione sono qui convocati
molti frati da varie parti; uomini e donne arrivano festanti dai casolari della
regione, portando ciascuno secondo le sue possibilità, ceri e fiaccole per
illuminare quella notte, nella quale s'accese splendida nel cielo la Stella che
illuminò tutti i giorni e i tempi. Arriva alla fine Francesco: vede che tutto è
predisposto secondo il suo desiderio, ed è raggiante di letizia. Ora si
accomoda la greppia, vi si pone il fieno e si introducono il bue e l'asinello.
In quella scena commovente risplende la semplicità evangelica, si loda la
povertà, si raccomanda l'umiltà. Greccio è divenuto come una nuova Betlemme.
Questa notte è chiara
come pieno giorno e dolce agli uomini e agli animali! La gente accorre e si
allieta di un gaudio mai assaporato prima, davanti al nuovo mistero. La selva
risuona di voci e le rupi imponenti echeggiano i cori festosi. I frati cantano
scelte lodi al Signore, e la notte sembra tutta un sussulto di gioia.
Il Santo è li estatico
di fronte al presepio, lo spirito vibrante di compunzione di gaudio ineffabile.
Poi il sacerdote celebra solennemente l'Eucaristia sul presepio e lui stesso
assapora una consolazione mai gustata prima.
Francesco si è
rivestito dei paramenti diaconali, perché era diacono e canta con voce sonora
il santo Vangelo: quella voce forte e dolce, limpida e sonora rapisce tutti in
desideri di cielo. Poi parla al popolo e con parole dolcissime rievoca il
neonato Re povero e la piccola città di Betlemme. Spesso, quando voleva
nominare Cristo Gesù, infervorato di amore celeste lo chiamava "il Bambino
di Betlemme", e quel nome "Betlemme" lo pronunciava riempiendosi
la bocca di voce e ancor più di tenero affetto, producendo un suono come belato
di pecora. E ogni volta che diceva “Bambino di Betlemme” o “Gesù”, passava la
lingua sulle labbra, quasi a gustare e trattenere tutta la dolcezza di quelle
parole.
Vi si manifestano con
abbondanza i doni dell'Onnipotente, e uno dei presenti, uomo virtuoso, ha una
mirabile visione. Gli sembra che il Bambinello giaccia privo di vita nella
mangiatoia, e Francesco gli si avvicina e lo desta da quella specie di sonno
profondo. Né la visione prodigiosa discordava dai fatti, perché, per i meriti
del Santo, il fanciullo Gesù veniva risuscitato nei cuori di molti, che
l'avevano dimenticato, e il ricordo di lui rimaneva impresso profondamente
nella loro "Questa notte è chiara come pieno giorno"
"Questa notte è chiara come pieno giorno"
Lettura patristica e
spirituale per la Natività del Signore
LETTURA PATRISTICA
San Gregorio di
Nazianzo,
Carmi autobiografici,
XXXII,
PG, XXXVII, 511-513.
Te, anche ora, noi
benediciamo,
o Cristo, Parola del
mio Dio,
luce da luce che non
ha principio,
e dispensatore dello
Spirito,
triplice luce che in
unico
splendor s’aduna.
Tu dissipasti le
tenebre
e stabilisti la luce;
e nella luce creasti
ogni cosa,
e fissasti l’instabile
materia
nelle forme del cosmo
e nel presente
bell’ordine.
Tu illuminasti la
mente dell’uomo
con la ragione e la
sapienza,
offrendo anche quaggiù
un’immagine
dello splendor
dell’alto,
affinché con la luce
l’uomo veda la luce,
e diventi tutto luce.
Con lumi vari
illuminasti il cielo.
Alla notte e al giorno
comandasti
d’alternarsi in pace,
rendendo onore alla
legge
del fraterno amore.
Con la notte dai
tregua alle fatiche
della molto
travagliata carne;
e col giorno svegli al
lavoro
e all’opere a te
gradite,
affinché, fuggendo le
tenebre,
ci affrettiamo verso
il giorno,
quel giorno che mai
non dissipa
oscura notte.
Tu fa’ che scenda
leggero
il sonno sulle mie
palpebre,
affinché non troppo a
lungo
giaccia la lingua
senza lodarti;
e cessi di far eco al
coro degli angeli
la tua creatura.
Insieme a te il letto
induca
a pie meditazioni;
non rimproveri la
notte
qualche sozzura del
giorno;
né vani sogni mi
turbino,
scherzi della notte.
La mente, invece, pur
senza il corpo,
con te parli, o Dio,
e con il Padre e con
il Figlio
e col Santo Spirito,
cui sia onore, potenza
e gloria
per i secoli. Amen.
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