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venerdì 3 aprile 2015

Sabato Santo, la riscoperta del valore del silenzio

Credit Foto - Marcello Fedeli

Il Sabato Santo. «Giorno del nascondimento di Dio, giorno dell’assenza». Ci lasciamo guidare dalle parole di Benedetto XVI: «Il mistero terribile del Sabato Santo, il suo abisso di silenzio, ha acquistato nel nostro tempo una realtà schiacciante. (...) L'oscurità divina di questo giorno, di questo secolo che diventa in misura sempre maggiore un Sabato Santo, parla alla nostra coscienza. Anche noi abbiamo a che fare con essa». Cristo è morto.

Il sepolcro ha accolto il suo corpo e una pietra lo chiude. Tutto sembra finito. «Non comincia il nostro secolo ad essere un grande Sabato Santo, giorno dell'assenza di Dio, nel quale anche i discepoli hanno un vuoto agghiacciante nel cuore che si allarga sempre di più, per cui si preparano pieni di vergogna ed angoscia al ritorno a casa e si avviano cupi e distrutti nella loro disperazione verso Emmaus, non accorgendosi affatto che Colui che era creduto morto è in mezzo a loro?

Come ha vissuto Francesco il Sabato Santo o – meglio – il “suo” Sabato Santo?. Notte dell’assenza. Notte oscura. Della sofferenza e dell’abbandono. È forse questa la “tentazione” di cui parlano i suoi biografi e che Francesco attraversò negli ultimi anni della sua vita?

Il mistero del Sabato Santo costringe ognuno di noi a confrontarsi con il mistero della morte. La morte di Cristo e la nostra. Cristo, disceso agli inferi, «disceso dentro il mistero della morte». Disceso nella nostra morte. Eppure, «nonostante tutto essa ha in sé qualcosa di consolante. Il mistero più oscuro della fede è nello stesso tempo il segno più chiaro di una speranza che non ha confini». Attendiamo l’alba ed è Pasqua.

Allora, forse, possiamo capire perchè Francesco chiamasse sorella la morte. Gesù con la sua morte l’ha resa sorella. La sofferenza e la solitudine ultima del suo morire e della sua e della nostra morte sono consegnate alla luce di un giorno nuovo.

Milvia Bollati
Storica

da | sanfrancescopatronoditalia

domenica 22 giugno 2014

Il mangiare non annulla, ma trasforma le energie



In questo apparente annullamento e disfacimento del corpo esteriore, e nel prosciugarsi del sangue, ecco riapparire in modo nuovo e universale l'energia del mondo: di quello umano, di quello divino, di quello di ogni realtà in cammino nel procedere della storia.

Ciò che sembra perdersi si va recuperando e rifacendo in modo nuovo; quello che spariva nel nulla, diventa un nulla da cui parte ogni cosa, una specie di base di lancio pura e chiara, dove la spinta della potenza energetica può avvenire nel modo migliore e nella traiettoria ottimale, che rende la velocità assimilabile al tempo atomico del presente.

Nella parzialità del cibo mangiato, nella goccia del sangue versato, avviene l'analisi piena e perfetta, che fa ripartire ogni realtà secondo il cammino della Buona Volontà Universale.
In essa, tutto è riassunto; ad essa tutto è orientato, attraverso di essa tutto quanto viene riespresso, in modo nuovo, mirabile e sorprendente, al di là di ogni attesa.

E tutto questo attraverso un po' di pane, e un po' di vino.
Semplici segni della parzialità dell'umano, ma anche semplici segni della potenzialità del divino, che non schiva mai la storia, ma la trapassa e oltrepassa, facendo del segno un filtro, una garanzia, un ponte e un abbraccio, in quella Allenza nuova che solo l'accoglienza del dato permette di poter realizzare ancora.

Una metamorfosi dell'energia umana, sublimata in potenza, prima, e poi in atto divino, di fede, di speranza e di amore che pervade la storia, quasi come un profumo, e la unge quasi fosse un unguento, e la conserva come fosse la mirra.

In questo morire del pane e del vino nell'umano, l'umano rinasce al divino eterno.
Pane e vino si trasformano nell'oro e nell'incenso del mondo, per il rinascere oggi.

da - don Luciano Sanvito

martedì 17 giugno 2014

SIAMO CHIAMATI ALLO STRAORDINARIO...


Preghiera straordinaria

SIAMO CHIAMATI ALLO STRAORDINARIO...
...non nel lavoro, ma nella vita: siamo chiamati a vivere lo straordinario!

Consiste nell'imitare Dio nel nostro agire, non solo per averlo come modello di perfezione, ma per essere vicini a Lui, al suo stesso amore.

Ogni cosa che viviamo con lo stile di Dio, acquista valore per noi e in noi.
Ogni persona che viviamo in rapporto di stile con Dio, diventa occasione per rendere straordinaria la nostra vita, per renderla meravigliosa, perché assimilata al piano di salvezza di Dio.

Il nemico diventa occasione per purificare la nostra fede dall'orgoglio di noi stessi, del nostro io che vuole giudicare, amministrare, mentre cogliamo nel nemico la garanzia di essere sotto il segno del perdono e della misericordia.

Il nemico.
Pregare per il nemico, per l'antipatico, per chi non ci aggrada...
Questo modo di preghiera non solo la rende autentica e non distratta, ma ci aiuta a dare valore alla preghiera non solo come piacere, ma sopratutto come valore.
Pregare per i nemici è anche riconoscere che Dio passa anche attraverso questi segni per noi contrari, per Lui no, per il Regno in atto.
CON LA PREGHIERA PER I NEMICI COSTRUIAMO IL REGNO OGGI

don Luciano Sanvito

sabato 7 giugno 2014

Esperienza di fede



NON POSSIAMO NARRARE TUTTA L' ESPERIENZA DELLA FEDE

Scegliamo dalla nostra esperienza di fede le realtà più significative, quelle che collegano e danno il senso a tutto il resto.
Ecco la testimonianza della fede.
Non è una narrazione.
Non è un resoconto.
Non è cronaca.

L'atto di fede significativo diventa il modello e il riferimento per tutto il resto della nostra vicenda con Cristo.

Ogni passo che inseriamo nella nostra vita di testimonianza diventa azione della fede e quindi soggetta all'interpretazione misterica, cioè alla luce della fede, della speranza e della carità.
Alla luce dello Spirito, e solo in questa luce, viene interpretata la nostra testimonianza.

Ecco che il Vangelo ci prospetta questo percorso proprio ripartendo da una esperienza del Cristo con quell'apostolo che sceglie alcuni fatti significativi, alcune esperienze della vita della fede, che possano essere per lui e per noi oggetto di considerazione e di valutazione per il cammino dellla vita.

L'ESPERIENZA DI FEDE CI TESTIMONIA IL MISTERO DEL RISORTO

don Luciano Sanvito

"Manderò a voi lo Spirito di verità, dice il Signore; Egli vi guiderà a tutta la verità".


Commento su Gv 16, 7-13

Come vivere questa Parola?

Oggi ci prepariamo alla solennità di Pentecoste, quella giornata in cui celebriamo la presenza continua e attiva dello Spirito in noi, nelle nostre comunità nella storia. Siamo forti della parola di Gesù che ci assicura che manderà lo Spirito di verità. Lo Spirito è la persona che ha permesso a Gesù di entrare nella storia: incontrando Maria e la sua disponibilità ha permesso l'incarnazione del divino nell'umano. Lo Spirito è la persona che è scesa su Gesù nel battesimo e lo ha indicato come figlio di Dio. Lo Spirito è stato restituito agli uomini da Gesù sulla croce. Il dono dello Spirito, Gesù, dona così lo Spirito a noi. Un intreccio di comunione che ci rende saldi per vincoli di amore. Lo Spirito ha reso coraggiosi i discepoli e li ha fatti uscire dal cenacolo, li ha spinti dove loro nemmeno immaginavano, ai confini del mondo. Lo Spirito precede i discepoli e gli apostoli ed evangelizza, coma a casa di Cornelio. Lo Spirito mette in bocca a Paolo le parole giuste, a volte argute, a volte dolci e Paolo trasmette la buona notizia di cultura in cultura. Lo Spirito suscita rifondatori nella storia che aiutano la chiesa a tornare al Vangelo. Lo Spirito apre gli occhi su mondi nuovi che interpellano la fede: l'educazione, la malattia, la disabilità, la povertà, la giustizia, il lavoro, l'economia, la famiglia, la sessualità, l'amicizia. E nascono persone come don Bosco, madre Teresa, Dietrich Bonhoeffer, Lazzati, Giovanni XXIII, Edith Stein, Etty Hillesum.
Signore, che lo Spirito ci guidi alla tua verità, per le strade che tu sai. Con te, in lui, non avremo paura!

La voce di papa Francesco

Il grande dimenticato della nostra vita, eh? Io avrei voglia di domandarvi - ma non lo farò, eh! - di domandarvi: quanti di voi pregate lo Spirito Santo? Non alzate la mano... E' il gran dimenticato, il grande dimenticato! E Lui è il dono, il dono che ci dà la pace, che ci insegna ad amare e che ci riempie di gioia. Nella preghiera abbiamo chiesto al Signore: "Custodisci il tuo dono". Abbiamo chiesto la grazia che il Signore custodisca lo Spirito Santo in noi. Il Signore ci dia questa grazia: di custodire sempre lo Spirito Santo in noi, quello Spirito che ci insegna ad amare, ci riempie di gioia e ci dà la pace.

Omelia 22/05/14

venerdì 6 giugno 2014

Professio Fidei



..."MI AMI?"...

* IO AMO IL CRISTO?
Cosa significa questa professione di amore di Pietro, oggi, per me?
Come io realizzo questa risposta di amore a Cristo nel mio vivere?

* QUANTE VOLTE NELLA GIORNATA DICO A GESU' CHE LO AMO?Perché è importante anche dire, affermare a Lui questa realtà di amore?
Cosa cambia dal semplice amare al fatto di professargli il mio amore?
* PERCHE' QUESTA RIPETIZIONE? COSA CAMBIA DALLA PRIMA ALLA TERZA VOLTA NELLA RISPOSTA DATA?
Lo spirito della risposta è proprio così importante, oltre la stessa?
Quali sono i tre spiriti diversi con i quali Pietro dà la sua risposta?

* IO SO ATTUALIZZARE QUESTA DIVERSA SPIRITUALITA'?
Mi accorgo il "come" della mia risposta quando Gesù mi chiede?
Nel rivolgersi con le stesse parole a me, anche in Lui cambia il modo?
* PROVIAMO A FARE LE DOMANDE ALL'INVERSO, AL CONTRARIO:
IO CHE CHIEDO A GESU' TRE VOLTE: "MI AMI"?
Sentiamo il "come" noi glielo chiediamo nei modi diversi.
Cerchiamo di percepire come Lui ci risponde nei tre modi diversi.
CON UN PO' DI ATTENZIONE, PROFESSO LA FEDE COME PIETRO

giovedì 5 giugno 2014

Tendere a "UNA COSA SOLA"



"Ad Unicum"

Tendere a "UNA COSA SOLA"

Nel fare.
Nell'avere.
Nel parlare.
Nel pensare.
Nell'essere.

MIRARE ALL'UNIONE è L'IDEALE.
Vivere nella comunione è l'esercizio nel cammino verso l'ideale.

* * *
Gesù prega il Padre.
Ecco per noi come pregare il Padre.
Attraverso Gesù.
Con lo stile della sua preghiera.

Per essere "perfetti nell'unità".
La perfezione nell'unità deriva non dal risultato (essere più o meno bravi), ma dall'orientamento della preghiera di Gesù, e quindi verso Lui.
Questa unità diventa perfetta attraverso il credere alla Parola annunciata.
Credendo non solo alla Parola, ma anche a chi la annuncia, diventa occasione di unità verso la pienezza dell'unione con il Padre e nel Figlio.

UNITA' PERFETTA IN PARTENZA, CHE SI FA UNIONE PIENA IN FINE

don Luciano Sanvito

martedì 3 giugno 2014

Glorificare il Padre



GLORIFICARE IL PADRE

Questa è l'intenzione che guida il progetto di Gesù.
Questa è l'intenzione che deve guidare l'esperienza cristiana.

Glorificare il Padre diventa occasione per noi per riprendere l'identità attorno a Cristo, nel quale questa glorificazione si concretizza come modello e stile del nostro cammino.

Glorificare il Padre diventa il cammino della fede pasquale in Cristo.

Ma come entra il Padre in questo cammino di glorificazione personale?
Gesù ci sottolinea che la gloria del Padre si rende manifesta attraverso l'esperienza del Figlio non quando è nel mondo, ma quando se ne va, appunto, al Padre.
E' come se il Figlio apra la strada al Padre, apre al Padre la possibilità di esprimere questa glorificazione proprio quando il Figlio ha compiuto e adempiuto la sua opera, il suo progetto del mondo, e ora ritorna al Padre.

Questa missione adempiuta è quindi il modo con il quale il Padre entra in modo manifesto nella storia.
Anche per noi, compiere la nostra missione quotidiana è l'occasione per glorificare il Padre
GLORIFICANDO IL PADRE ENTRIAMO NELLA GLORIA UNIVERSALE

don Luciano Sanvito

lunedì 2 giugno 2014

Il Papa: «Il Diavolo vuole distruggere la famiglia»


Papa Francesco all'Olimpico
di Massimo Introvigne
In un’atmosfera di grande festa, Papa Francesco ha incontrato ieri 1° giugno 2014 allo Stadio Olimpico di Roma le realtà del Rinnovamento Carismatico Cattolico, il più grande movimento mondiale per numero di aderenti, in occasione della Convocazione Nazionale del Rinnovamento nello Spirito Santo italiano, alla presenza di 52mila persone, provenienti da 55 Paesi. Papa Francesco ha esortato i tantissimi giovani presenti a spendere la loro giovinezza per ideali grandi, perché una gioventù tenuta «in cassaforte» diventa «uno straccio» e «non serve a niente», e ha proposto una riflessione sull’azione del Demonio, tema frequente nel suo Magistero e cui i carismatici sono particolarmente sensibili, affermando che oggi il Diavolo, in particolare, «vuole distruggere la famiglia».
Nel suo discorso il Papa ha esortato i carismatici a non cercare di essere «controllori della Grazia» e «dogane dello Spirito Santo» ma a lasciar fluire liberamente l’ispirazione dello Spirito Santo, senza «ingabbiarla», per l’evangelizzazione: «Uscite nelle strade a evangelizzare, annunciando il Vangelo; ricordate che la Chiesa è nata “in uscita”, quella mattina di Pentecoste».
Il Pontefice ha anche raccomandato ai carismatici l’amore per la Sacra Scrittura – e il mantenere l’abitudine dei primi anni del movimento di portarla sempre in tasca –, l’«ecumenismo spirituale» – che il Rinnovamento pratica soprattutto nei confronti della componente pentecostale del mondo protestante – e l’accoglienza dei poveri, ma «tutto questo sulla base dell’adorazione» perché «il fondamento del rinnovamento è adorare Dio!».
Nel mondo carismatico cattolico non mancano divisioni interne, come avviene in tutte le realtà molto grandi. Ma il Papa ha messo in guardia contro lo spirito di divisione, che viene dal Demonio: «La divisione da chi viene? Dal demonio! La divisione viene dal demonio. Fuggite dalle lotte interne, per favore! Fra voi non ce ne siano!».
Come aveva ricordato altre volte, Papa Francesco ha affermato di non avere capito all’inizio il Rinnovamento Carismatico in Argentina, scambiandolo per una specie di «scuola di samba» spirituale. Più tardi, conoscendolo da vicino e diventandone assistente spirituale, concluse che «il Rinnovamento Carismatico è una grande forza al servizio dell’annuncio del Vangelo, nella gioia dello Spirito Santo», e che lo stile di preghiera carismatico è, semmai, una «santa ubriachezza».
Accogliendo le testimonianze dei sacerdoti, dei giovani, delle famiglie e degli ammalati il Pontefice ha chiesto di includere la prossima volta fra questi testimoni anche i nonni – un altro tema su cui torna spesso – che sono «la nostra saggezza, sono la saggezza della Chiesa; gli anziani che tante volte noi scartiamo».
Con grande forza, Francesco ha sottolineato la centralità della famiglia, dove «Gesù cresce, cresce nell’amore dei coniugi, cresce nella vita dei figli». E ha confidato un suo pensiero: dietro la crisi della famiglia di questi anni c’è il Diavolo. È il Diavolo che attacca e vorrebbe distruggere la famiglia. «Il Signore benedica la famiglia – ha esclamato Papa Francesco – la faccia forte in questa crisi nella quale il diavolo vuole distruggerla».
Ai sacerdoti il Papa ha raccomandato: «Amate la vostra gente, siate vicini alla gente. Questo è quello che chiedo a voi, questa doppia vicinanza: vicinanza a Gesù e vicinanza alla gente». E ai giovani ha chiesto di aprire il cuore alle cose grandi, spendendo la vita per il Vangelo senza tenerla «in cassaforte». Diversamente, «questa gioventù diventa vecchia, nel peggiore senso della parola. Diventa uno straccio. Non serve a niente. La gioventù è per rischiarla: rischiarla bene, rischiarla con speranza. È per scommetterla su cose grandi. La gioventù è per darla, perché altri conoscano il Signore. Non risparmiate per voi la vostra gioventù: andate avanti!».
Nel commovente incontro con una non vedente, il Pontefice ha affermato che «i fratelli e le sorelle che soffrono, che hanno una malattia, che sono disabili, sono fratelli e sorelle unti dalla sofferenza di Gesù Cristo, imitano Gesù nel momento difficile della sua croce, della sua vita. Questa unzione della sofferenza la portano loro avanti, per tutta la Chiesa».


Al Rinnovamento il Papa ha infine dato appuntamento alla Pentecoste 2017 per celebrare «il vostro grande Giubileo» – i cinquant’anni dalla fondazione del Rinnovamento Carismatico Cattolico – in Piazza San Pietro.