venerdì 3 aprile 2015

Ministro Frati Minori: Lettera sul cibo per Expò 2015



                                                            



                                                Fra Marco Tasca - L'Osservatore Romano
 
“Il tema del cibo mette la Chiesa direttamente in rapporto al mondo e all’interno del mondo, nel senso che la Chiesa in uscita delineata da Papa Francesco deve abbandonare ogni autoreferenzialità per assumere il passo degli uomini e delle donne del nostro tempo”. Lo scrive fra Marco Tasca, Ministro generale dei Frati minori conventuali, nella lettera “Cibo che nutre. Per una vita sana e santa”, inviata, in vista di Expo 2015, agli oltre 4.000 frati dell’Ordine in 63 Paesi dei cinque continenti.
Ripensare in modo creativo i nostri stili di vita
Il Ministro generale dei Frati minori conventuali - riferisce l'agenzia Sir - ricordando come la gente consideri “i francescani persone frugali, anche nella tavola, e soprattutto fratelli universali attenti alle necessità di tutti, in particolare dei poveri”, s’interroga: “Siamo noi all’altezza di questa fama? Possiamo in qualche modo ripensare in modo creativo i nostri stili di vita, di alimentazione, i criteri con cui usiamo dei beni della terra? L’idealità che ci spinge a voler cambiare il mondo comincia da gesti semplici e quotidiani, condivisi e fraterni, assunti come segni della benedizione che Dio riversa su di noi e attraverso di noi sul mondo intero”. Il cibo, osserva fra Tasca, “non nutre solo il corpo, ma consolida e custodisce le relazioni”.
Spreco di cibo è uno degli scandali più drammatici del nostro tempo
“A partire dal cibo - prosegue fra Tasca - possono essere sollevati molti interrogativi, anche drammatici: quanta giustizia e quanta ingiustizia, quanta pace e quanta violenza, quanto lavoro e quanta rapina nel gesto naturale, spontaneo e necessario di nutrirsi?”. Parlare del cibo, che non è solo “carburante” per vivere ma “implica dimensioni relazionali a corto e lungo raggio”, significa, dunque, “parlare dei grandi problemi che attanagliano e preoccupano l’umanità, e spinge il nostro sguardo verso orizzonti più vasti e spesso trascurati”. C’è, infatti, un altro fronte: “Quello dello spreco di cibo è uno degli scandali più drammatici del nostro tempo”, evidenzia il ministro generale.
Cibo nei rifiuti è un insulto per chi patisce la fame
​“Quello di non sprecare - chiarisce - dovrebbe essere per noi francescani una sorta di comandamento, perché ogni spreco di cibo (acqua, energia, suolo…) è spreco della creazione e rende la terra più povera e inospitale per le generazioni future. Se il cibo che finisce nei rifiuti mangia tante risorse ed è un insulto per chi patisce la fame, l’imperativo è far dimagrire, anche nelle nostre comunità, il bidone della spazzatura”. Fra Tasca chiede anche ai frati “nel tempo della Quaresima e nei sei mesi di durata di Expo 2015, di pregare e di far pregare il Padre nostro ponendo attenzione particolare all’invocazione del pane per tutti”. (R.P.)

da \ Radio Vaticana

IL SILENZIO DEL SABATO SANTO



IL SILENZIO DEL SABATO SANTO

Il Sabato Santo, incastonato tra il dolore della Croce e la gioia della Pasqua, si colloca al centro della nostra fede. È un giorno denso di sofferenza, di attesa e di speranza; segnato da un profondo silenzio.
I discepoli hanno ancora nel cuore le immagini dolorose della morte di Gesù che segna la fine dei loro sogni messianici. In quel giorno sperimentano il silenzio di Dio, la pesantezza della sua apparente sconfitta, la disperazione dovuta all’assenza del Maestro prigioniero della morte.
C’è stato, a partire dalla cena pasquale, un succedersi vorticoso di fatti imprevedibili, che li ha sorpresi e ammutoliti. Le anticipazioni sulla sua passione più volte fatte da Gesù, i segni rassicuranti e miracolosi che le avevano sostenute, l’amore mostrato nell’Ultima Cena... tutto, in questo giorno, sembra svanito.
I discepoli hanno l’impressione che Dio sia divenuto muto e che non suggerisca più linee interpretative della storia.
A ciò si aggiunge la vergogna d’essere fuggiti e d’aver rinnegato il Signore: si sentono traditori, incapaci di far fronte al presente e senza prospettiva di futuro, non vedono come uscire da una situazione di crollo delle illusioni, mancando ancora quei segni che incominceranno a scuoterli a partire dal mattino della Domenica con il racconto del sepolcro vuoto e le apparizioni del Risorto.
Tuttavia, i discepoli, proprio attraverso la porta del Sabato Santo, ci aiutano a riflettere sul senso del nostro tempo e a leggere il passaggio dei nostri giorni, riconoscendo nel loro disorientamento, le nostalgie e le paure che caratterizzano la nostra vita di credenti

La presenza di Maria

Ma questo giorno è anche il Sabato di Maria. Ella lo vive nelle lacrime unite alla forza della fede. Veglia nell’attesa fiduciosa e paziente; sa che le promesse di Dio si avverano per la potenza divina che risuscita i morti. Così Maria con la sua forza d’animo sorregge la fragile speranza dei discepoli amareggiati e delusi.Con la Madonna del Sabato Santo, anche noi leggeremo la nostra attesa e le nostre speranze, la fede vissuta come continuo e faticoso cammino verso il mistero, per rispondere con verità, speranza ed amore alle domande che ci portiamo dentro: “Chi siamo e dove siamo diretti? Dove va il cristianesimo e la Chiesa che amiamo?”.Anche nel sabato del tempo in cui ci troviamo è necessario riscoprire l’importanza dell’attesa. L’assenza di speranza è forse la malattia mortale delle coscienze di oggi.Siamo nel sabato del tempo, è vero, un sabato che indica quasi assenza di direzione, tempo sospeso ma pur sempre un tempo santificato dall’azione di Dio, anche se un Dio silente, che tace e si nasconde.Verrà quindi per tutti il giorno ottavo, il giorno del ritorno del Signore Gesù, non fuori, ma dentro le contraddizioni della storia. Per questo, dobbiamo lasciarci ispirare dalla Pasqua e riflettere sulla gioia degli apostoli quando incontrano Gesù vivente e risorto: “E i discepoli gioirono al vedere il Signore”.All’indifferenza, alla frustrazione e alla delusione senza attese di futuro, deve opporsi come antidoto soltanto la speranza, non quella fondata su calcoli, ma sull’unico fondamento della promessa di Dio.La Madonna del Sabato Santo getta luce sul compito che ci aspetta e che ci è reso possibile dal dono dello Spirito del Risorto. Si tratta di irradiare attorno a noi, con gli atti semplici della vita quotidiana, e senza forzature, la gioia interiore e la pace, frutti della consolazione dello Spirito. Perché credere in Cristo, morto e risorto, per noi significa essere testimoni, con la parola e con la vita, della speranza che non muore.                                                                                                Corrado Bruno SDB

Una meditazione sul Sabato Santo del Card Ratzinger.

Se un bambino si dovesse avventurare da solo nella notte buia attraverso un bosco, avrebbe paura anche se gli si dimostrasse centinaia di volte che non ci sarebbe alcun pericolo. Egli non ha paura di qualcosa di determinato, a cui si può dare un nome, ma nel buio sperimenta l'insicurezza, la condizione di orfano, il carattere sinistro dell'esistenza in sé. Solo una voce umana potrebbe consolarlo, solo la mano di una persona cara potrebbecacciare via come un brutto sogno l'angoscia. Si dà un'angoscia - quella vera, annidata nelle profondità delle nostre solitudini - che non può essere superata mediante la ragione, ma solo con la presenza di una persona che ci ama.

Quest'angoscia infatti non ha un oggetto a cui si possa dare un nome, ma è solo l'espressione terribile della nostra solitudine ultima. Chi non ha sentito la sensazione spaventosa di questa condizione di abbandono? Chi non avvertirebbe il miracolo santo e consolatore suscitato in questi frangenti da una parola di affetto? Laddove però si ha una solitudine tale che non puòessere più raggiunta dalla parola trasformatrice dell'amore, allora noi parliamo di inferno. E noi sappiamo che non pochi uomini del nostro tempo, apparentemente così ottimistico, sono dell'avviso che ogni incontro rimane in superficie, che nessun uomo ha accesso all'ultima e vera profondità dell'altro e che quindi nel fondo ultimo di ogni esistenza giace la disperazione, anzi l'inferno. Jean-Paul Sartre ha espresso questo praticamente in un suo dramma e nello stesso tempo ha esposto il nucleodella sua dottrina sull'uomo. Una cosa è certa: si dà una notte nel cui buio non penetra alcuna parola di conforto, una porta che noi dobbiamo oltrepassare in solitudine assoluta: la porta della morte. Tutta l'angoscia di questo mondo è in ultima analisi l'angoscia provocata da questa solitudine. Per questo motivo nel Vecchio Testamento il termine per indicare il regno dei morti era identico a quello con cui si indicava l'inferno:sheol. La morte infatti è solitudine assoluta. Ma quella solitudine che non può essere più illuminata dall'amore, che è talmente profonda che l'amore non può più accedere ad essa, è l'inferno.

"Disceso all'inferno" - questa confessione del Sabato santo sta asignificare che Cristo ha oltrepassato la porta della solitudine, che è disceso nel fondo irraggiungibile ed insuperabile della nostra condizione di solitudine. Questo sta a significare però che anche nella notte estrema nella quale non penetra alcuna parola, nella quale noi tutti siamo come bambini cacciati via, piangenti, si dà una voce che ci chiama, una mano che ci prende e ci conduce. La solitudine insuperabile dell'uomo è stata superata dal momento che Egli si è trovato in essa. L'inferno è stato vinto dal momento in cui l'amore è anche entrato nella regione della morte e la terra di nessuno della solitudine è stata abitata da Lui: nella sua profondità l'uomo non vive di pane, ma nell'autenticità del suo essere egli vive per il fatto che è amato e gli è permesso di amare.

Nessuno può misurare in ultima analisi la portata di queste parole: "disceso all'inferno". Ma se qualche volta ci è dato di avvicinarci all'ora della nostra solitudine ultima, ci sarà permesso di comprendere qualcosa della grande chiarezza di questo mistero buio. Nella certezza sperante che in quell'ora di estrema solitudine non saremo soli, possiamo già adessopresagire qualcosa di quello che avverrà. Ed in mezzo alla nostra protesta contro il buio della morte di Dio cominciamo a diventare grati per la luce che viene a noi proprio da questo buio.

Joseph RATZINGER, «Sabato santo», Queriniana, 1999 (V edizione), 78-79.

Lectio: Sabato, 4 Aprile, 2015 Luca 23, 50-56 La Luce dello Sposo splende oltre la notte


PREGHIERA
Signore, in questo giorno c’è solo solitudine e vuoto, assenza e silenzio: una tomba, un corpo senza vita e il buio della notte. Nemmeno Tu sei più visibile: non una Parola, non un respiro. Stai facendo Shabbàt, riposo assoluto. " height="1" width="1">Dove ti troverò, ora che ti ho perduto?
Seguirò le donne, siederò anch’io, insieme a loro, in silenzio, a preparare gli aromi dell’amore. Dal mio cuore, Signore, estrarrò le fragranze più dolci, le più preziose, come fece la donna, che ruppe, per amore, il vasetto d’alabastro e sparse il suo profumo.
E chiamerò lo Spirito, con le parole della sposa e ripeterò: “Alzati, vento del settentrione, vieni, vento del meridione e soffia nel mio giardino!” (Ct 4, 16).
LETTURA
Dal vangelo secondo Luca (23, 50-56)
50Ed ecco, vi era un uomo di nome Giuseppe, membro del sinedrio, buono e giusto. 51Egli non aveva aderito alla decisione e all’operato degli altri. Era di Arimatea, una città della Giudea, e aspettava il regno di Dio. 52Egli si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. 53Lo depose dalla croce, lo avvolse con un lenzuolo e lo mise in un sepolcro scavato nella roccia, nel quale nessuno era stato ancora sepolto. 54Era il giorno della Parasceve e già splendevano le luci del sabato. 55Le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea seguivano Giuseppe; esse osservarono il sepolcro e come era stato posto il corpo di Gesù, 56poi tornarono indietro e prepararono aromi e oli profumati. Il giorno di sabato osservarono il riposo come era prescritto.
MEDITAZIONE
“Ed ecco”. Questa semplicissima espressione è, in realtà, un’esplosione di vita e di verità, è un grido che rompe l’indifferenza, che scuote dalla paralisi, che squarcia il velo. E’ contrapposizione e riscatto dall’immensa presa di distanza che ha accompagnato l’esperienza dei discepoli di Gesù durante la passione. Da lontano Pietro lo seguiva (Lc 22, 54); tutti i suoi conoscenti e le donne che lo avevano seguito stavano a guardare da lontano (Lc 23, 49). Giuseppe di Arimatea, invece, si fa avanti, si presenta a Pilato e chiede il corpo di Gesù. Lui c’è, non è fra gli assenti; lui è vicino, non rimane a distanza e non se ne va più.
 “Già splendevano le luci del Sabato”. Questo Vangelo ci colloca in quel momento particolarissimo che sta al confine tra la notte, il buio e il nuovo giorno, con la sua luce. Il verbo greco usato da Luca sembra descrivere in maniera concreta il movimento di questo santo Sabato, che piano piano emerge dall’oscurità e sale e cresce al di sopra della luce. E in questo movimento di risurrezione siamo coinvolti anche noi, che ci accostiamo con fede a questa Scrittura. Però è necessario scegliere: restare nella morte, nella Parasceve, che è solo “preparazione” e non compimento, oppure accettare di entrare, di salire nella luce. Come dice il Signore stesso: “Svegliati, o tu che dormi, risorgi dai morti e Cristo ti illuminerà!” (Ef 5, 14), usando lo stesso verbo.
 “che erano venute… seguivano”. Sono molto belli questi verbi di movimento riferiti alle donne, perché ci fanno capire tutta l’intensità della loro partecipazione alla vicenda di Gesù. Fra l’altro Luca sceglie con attenzione alcune sfumature, per esempio apponendo una particella rafforzativa e intensiva al verbo seguire, come anche la preposizione “con” al verbo venire. Si muovono insieme, si muovono con decisione, spinte dalla forza dell’amore. Il loro viaggio, iniziato in Galilea, continua ora, anche attraverso la morte, attraverso l’assenza. Forse sentono che non sono sole e annunciano già che Lui c’è.
 “osservarono il sepolcro”. E’ bellissimo notare che negli occhi di queste donne c’è una luce più forte della notte! Riescono a vedere al di là, osservano, notano, guardano con attenzione e interesse; in una parola: contemplano. Sono gli occhi del cuore che si aprono sulla realtà che le circonda. Raggiunte dallo sguardo di Gesù, portano impressa dentro di sé l’immagine di Lui, il Volto di quell’Amore che ha visitato e illuminato tutta la loro esistenza. Nemmeno il dramma della morte e della separazione fisica riesce a spegnere quel Sole, che mai tramonta. Anche se è notte.
 “tornarono indietro”. In più conservano ancora la forza interiore per prendere decisioni, per compiere movimenti, per mettersi di nuovo in cammino. Voltano le spalle alla morte, all’assenza e ritornano, come guerriere vittoriose. Non hanno trofei fra le mani, ma nel cuore portano la certezza, il coraggio di un amore ardente.
 “prepararono aromi e oli profumati”. Era, questa, un’occupazione propria dei sacerdoti, come ci dice la Scrittura (1 Cronache 9, 30); un compito sacro, una funzione quasi liturgica, come fosse una preghiera. Le donne del Vangelo, infatti, pregano e riescono a trasformare la notte della morte in luogo di benedizione, di speranza, di cura amorevole e attenta. Nessuno sguardo, nessun movimento o gesto va a vuoto, per loro. Preparano, o meglio, come si intuisce dal significato del verbo ebraico corrispondente, compongono gli aromi profumati, mischiando con sapienza gli ingredienti necessari, nella giusta misura e proporzione. Un’arte tutta femminile, tutta materna, che nasce da dentro, dal grembo, luogo privilegiato dell’amore. Il Sabato santo, del resto, è come un grembo che racchiude la vita; abbraccio che custodisce e culla la nuova creatura che sta per venire alla luce.
 “osservarono il riposo”. Ma di che riposo si tratta, in realtà? Quale cessazione, quale sospensione sta avvenendo nella storia di vita di queste donne, nel profondo del loro cuore? Il verbo usato da Luca richiama chiaramente il “silenzio”, che diventa il protagonista di questo Shabbàt, Sabato santo dell’attesa. Non ci sono più parole da dire, dichiarazioni o dibattiti; tutta la terra tace, mentre soffia il vento dello Spirito (cf. Gb 38, 17) e i profumi si effondono. Solo un canto ritorna al cuore, nella notte (cf. Sal 76, 7): è un canto d’amore, ripetuto dalle donne e, insieme a loro, da Giuseppe e da chi, come lui, non vuole aderire alla decisione e all’operato degli altri (v. 51) in questo mondo. Le parole sono quelle ripetute dalla sposa del Cantico, le ultime, tenute in serbo per l’Amato, quando, proprio alla fine del Libro, essa dice: “Fuggi, o mio Diletto, simile a cerbiatto, sui monti degli aromi!” (Ct 8, 14). E questo è il grido della risurrezione, il canto di vittoria sulla morte.
ALCUNE DOMANDE
* Dove sono, io, oggi? Rimango, forse, ancora a distanza e non voglio avvicinarmi a Gesù, non voglio mettermi alla ricerca di Lui, non voglio aspettarlo?
* Quali sono i miei movimenti interiori, quali gli atteggiamenti del mio cuore? Riesco a seguire le donne, ad entrare nella notte e nella morte, nell’assenza, nel vuoto?
* I miei occhi si aprono per guardare attenti al luogo della sepoltura, alla pietra intagliata, che nasconde il Signore Gesù? Riesco a fare esperienza di contemplazione, cioè a vedere le cose un po’ più in profondità, al di là della superficie? Credo nella presenza del Signore, più forte della tomba e della pietra?
* Accetto di ritornare, anch’io, insieme alle donne? Cioè di compiere un cammino di conversione, di cambiamento?
* C’è spazio, in me, per il silenzio, per l’attenzione del cuore, che sa scegliere gli aromi giusti, gli ingredienti migliori per la vita, per il dono di me stesso, per l’apertura a Dio?
* Sento nascere dentro di me il desiderio di annunciare la risurrezione, la vita nuova di Cristo attorno a me? Sono anch’io, almeno un po’, come le donne del Vangelo, che ripetono l’invito allo Sposo: “Risorgi!”?
PREGHIERA FINALE
Signore, per te la notte è chiara come il giorno!
Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.
Ho detto al Signore: «Il mio Signore sei tu, solo in te è il mio bene».
Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:
nelle tue mani è la mia vita.
Per me la sorte è caduta su luoghi deliziosi:
la mia eredità è stupenda.
Benedico il Signore che mi ha dato consiglio;
anche di notte il mio animo mi istruisce.
Io pongo sempre davanti a me il Signore,
sta alla mia destra, non potrò vacillare.
Per questo gioisce il mio cuore ed esulta la mia anima;
anche il mio corpo riposa al sicuro,
perché non abbandonerai la mia vita negli inferi,
né lascerai che il tuo fedele veda la fossa.
Mi indicherai il sentiero della vita,
gioia piena alla tua presenza,
dolcezza senza fine alla tua destra.
(dal Salmo 15)

da| O.Carm

Card. Sandri: Papa Wojtyla, un inno alla vita anche nella sofferenza



Giovanni Paolo II durante il giubileo degli anziani il 17 settembre 2000 - ANSA

Fu il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, ad annunciare 10 anni fa alle migliaia di fedeli radunati in Piazza San Pietro la morte di Papa Wojtyla:
"Cari fratelli e sorelle, alle 21.37 il nostro amatissimo Santo Padre Giovanni Paolo II è tornato alla Casa del Padre. Preghiamo per lui".
Il cardinale Sandri per molti anni è stato uno dei più stretti collaboratori di Giovanni Paolo II fino ai suoi ultimi istanti di vita. Alessandro Notarnicola ha raccolto la sua testimonianza:
Un pastore vicino alla gente
"Ho dovuto accompagnarlo nei suoi ultimi anni quando la sua salute cominciava ad essere sempre più debole, in particolare dopo l'ultima visita che il Santo Padre fece a Lourdes. Custodisco un ricordo molto vivo di Papa Giovanni Paolo II. Dobbiamo ricordare la sua grande personalità dal punto di vista intellettuale, dottrinale e pastorale, ovviamente. E tutto questo nel contesto di una visione del mondo che è riuscito a trasformare, perché non l'ha fatto direttamente, ma per realizzare questo cambiamento ha esortato i fedeli e le famiglie ad aderire all'insegnamento di Gesù Cristo, all'amore cioè, alla giustizia, alla libertà, alla solidarietà (…) Penso che questi aspetti di Giovanni Paolo II oggi la Chiesa li abbia ritrovati nella persona di Papa Francesco. Mi riferisco in particolare alla vicinanza al popolo espressa da Giovanni Paolo II con gesti sorprendenti, ma soprattutto attraverso lo sguardo. Uno sguardo che ha giocato e ha raggiunto anche i cuori dei credenti e di coloro che per tempo sono rimasti ai margini della fede”.
Il coraggio di Papa Wojtyla
“Dieci anni dopo la sua morte penso che la personalità di Giovanni Paolo II possa essere rivissuta e ricreata in molti ricordi straordinari, ad esempio i viaggi internazionali. Molti popoli e nazioni ricordano infatti Giovanni Paolo II con immenso affetto e gratitudine. Il suo ricordo è vivo, vivo e cresce ogni giorno che passa (…) Papa Giovanni Paolo II ha vissuto tutto quello che pensava, tutto quello che diceva, tutto quello che ha insegnato nella sua vita. Mi ricordo l'intero periodo in cui ho lavorato per la Segreteria di Stato e il momento stesso dell'elezione al Soglio Pontificio di Karol Wojtyla. Allora il cardinale Agostino Casaroli disse che il Conclave eleggendo Wojtyla aveva dimostrato ‘grande coraggio’; coraggio che il nuovo Papa poi ha mostrato nella sua prima omelia pronunciata in Piazza San Pietro chiamando il mondo ad aprire le porte a Cristo. Tre anni dopo questo coraggio fu macchiato drammaticamente del sangue dell'attentato in Piazza San Pietro (…) Il dolore e la sofferenza del corpo le sapeva ‘affrontare’ con grande nobiltà, con coraggio, e soprattutto con una marcata personalità. Lui ci ha mostrato che il dolore era ed è la salvezza del mondo, esso ricorda la salvezza in Cristo stesso”.
La sua testimonianza: un inno alla vita
“Il patrimonio di Giovanni Paolo II è un inno alla vita stessa, la vita del Papa. Questa è sicuramente la testimonianza che ci lascia. Egli ci ha mostrato la dignità della vita, un cristiano che crede in Cristo, può raggiungere altezze sublimi, anche nei limiti che ciascuno di noi possiede. E' una testimonianza che San Giovanni Paolo II è stato in grado di trasmettere anche quando il suo corpo non gli consentiva più l'agilità dei gesti più ordinari, si pensi per esempio al suo ultimo Angelus, la Domenica di Pasqua, quando non riuscì a dire ciò che avrebbe voluto comunicare ai fedeli e al mondo intero. In quel momento abbiamo visto che Dio opera in noi, e lui, Giovanni Paolo II, ha testimoniato questa verità con la sua vita. Molte cose si potrebbero ricordare di lui che è stato fondamentale - ad esempio - per la caduta del comunismo. Possiamo inoltre ricordare i tanti viaggi apostolici o i grandi raduni, come le Giornate Mondiali della Gioventù, o ancora documenti di grandi rilevanza e le grandi iniziative ecclesiali, ma alla fine ciò che viene fuori innanzi tutto è la sua vita, una vita vera, una vita che è sempre rimasta coerente con la sua fede in Dio".


Fino alla fine



Fino alla fine
Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine ...

Passare da questo mondo al Padre. Avendo amato, amare fino alla fine. Quale strada di liberazione più grande di questa, aperta dal Figlio di Dio nella sua permanenza fra noi? Ci è chiesto continuamente, se vogliamo vivere in pienezza, di passare da questo mondo al Padre. Quando sei chiamato a parlare con qualcuno, se passi da questo mondo al Padre, le tue parole avranno sapore. Quando sei chiamato ad agire, qualsiasi cosa tu voglia fare, se passi da questo mondo al Padre, i tuoi gesti e le tue attività lasceranno tracce incancellabili. Quando sei chiamato a scegliere, se passi da questo mondo al Padre, e sai che il Padre ha messo Gesù nelle tue mani, e che sei venuto da Dio e a Dio ritorni, anche tu deponi le vesti di fronte alla vita altrui e ti chini a onorarla, lasci che altri si accostino alla tua e ti amino. Tutto diventa prezioso, tutto vedi nell'ottica del dono ricevuto. E non puoi fare a meno di amare la croce, perché ogni tua speranza trova lì la sua risposta vera.
Santa Pasqua di Risurrezione!

Fino alla fine

MEDITAZIONE
Domande
Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo. Che fatica nel dover ammettere che non tutto ci è possibile capire subito ... Se non recuperiamo il senso del Mistero, la sacralità della Parola di Gesù, l'immensità della sua divinità nella sua natura umana, noi ci tagliamo fuori da ogni comprensione. Ci nascesse in cuore un po' di umiltà! Chiniamo la testa, inginocchiamoci, prostriamoci di fronte a Cristo! Allora sì che ci saranno svelati i misteri del Regno dei cieli.

Chiave di lettura
Giorni speciali questi tre giorni. Giorni in cui il silenzio è il frutto più ambito per ricevere in cuore tutta la grazia che si espande dall'alto. Non dall'alto dei cieli questa volta, ma dall'alto di un altare oggi che Gesù si fa mangiare da noi, dall'alto di una croce domani quando vedremo nel suo volto sfigurato tutte le brutture dei nostri peccati, dall'alto di una tomba vuota alle prime luci dell'alba l'ottavo giorno, domenica di Risurrezione. Quanti spazi inondati dalla passione divina e perciò ricreati possiamo noi oggi abitare! Quante parole consacrate dalle labbra del Figlio di Dio possiamo noi seminare e raccogliere! Quanta grandezza in questo riunirsi del cielo e della terra in un unico abbraccio che è quello della croce di Gesù. Quando sarò elevato da terra attirerò tutti a me ... i nostri sguardi cercano un volto da cui sentirsi profondamente e sicuramente amati. E lo cercano nei momenti del dolore, quando tutti si dileguano e ogni parola umana di consolazione si svuota di sterili apparenze. Il Signore e il Maestro che si china per lavarti i piedi ti dice tutta la sua vicinanza e premura. Il Figlio di Dio che si consegna come "prezzo del riscatto" per liberarti dalla morte e poterti ricondurre al cielo tra le braccia del Padre ti raggiunge nella tua prigionia più nascosta ogni volta che preferisci le tenebre alla luce: ti ama e non può permettere che svendi te stesso alle illusioni di un appagamento temporaneo. Gesù ci tiene a te. Per questo ha abbracciato la croce. Per questo l'angelo della Pasqua ti dice come alle donne: Tu non aver paura! So che cerchi Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto! Gesù è il Crocifisso, ma vive!!! I segni della Passione sono scritti nel suo corpo per sempre come memoria e sigillo di appartenenza. Torna nella tua casa, lì dove vivi. Lui è là. E aspetta di farsi vedere, di farsi riconoscere. Aveva detto Gesù ai suoi: Vi ho chiamato amici perché tutto quello che ho udito dal Padre ve l'ho fatto conoscere. Ora, dopo il suo esodo pasquale, dice dei suoi: andate ad annunciare ai miei fratelli ... Quale dono immenso! Non più solo discepoli, non più solo amici, ora a pieno titolo siamo "fratelli" di Gesù, figli del Padre.

PREGHIERA
Al mio risveglio mi sazierò della tua presenza (salmo 15).

CONTEMPLAZIONE
Gesù, per le tue piaghe noi siamo stati guariti. Eravamo sperduti come un gregge, ognuno di noi seguiva la sua strada. Tu ti sei fatto carico delle nostre vite e hai portato sul legno ogni nostro peccato, come fosse "tuo". Quando guardiamo alla tua croce, possiamo leggervi la nostra storia intrisa di male bagnata dal tuo dolore, non più storia perduta, ma storia redenta. Crocifisso in te ogni pezzo di vita sciupato, possiamo andare a cercarti nella tomba vuota del nostro tempo trascorso. E ti troveremo ancora, Vivente, sui nostri passi. Quale nuovo respiro ai nostri giorni, purificati dal tuo Amore!

da | Monastero Janua Coeli

Letture, commento e preghiere di Venerdì Santo 2015

PRIMA LETTURA

Is 52, 13 – 53, 12 – Dal libro del profeta Isaìa
Ecco, il mio servo avrà successo, sarà onorato, esaltato e innalzato grandemente. Come molti si stupirono di lui – tanto era sfigurato per essere d’uomo il suo aspetto e diversa la sua forma da quella dei figli dell’uomo –,  così si meraviglieranno di lui molte nazioni; i re davanti a lui si chiuderanno la bocca, poiché vedranno un fatto mai a essi raccontato e comprenderanno ciò che mai avevano udito. Chi avrebbe creduto al nostro annuncio? A chi sarebbe stato manifestato il braccio del Signore? È cresciuto come un virgulto davanti a lui e come una radice in terra arida. Non ha apparenza né bellezza per attirare i corona di spinenostri sguardi, non splendore per poterci piacere. Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia; era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima. Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori; e noi lo giudicavamo castigato, percosso da Dio e umiliato. Egli è stato trafitto per le nostre colpe, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti. Noi tutti eravamo sperduti come un gregge, ognuno di noi seguiva la sua strada; il Signore fece ricadere su di lui l’iniquità di noi tuttiMaltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca. Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo; chi si affligge per la sua posterità? Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi, per la colpa del mio popolo fu percosso a morte. Gli si diede sepoltura con gli empi, con il ricco fu il suo tumulo, sebbene non avesse commesso violenza né vi fosse inganno nella sua bocca. Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori. Quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione, vedrà una discendenza, vivrà a lungo, si compirà per mezzo suo la volontà del Signore. Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce e si sazierà della sua conoscenza; il giusto mio servo giustificherà molti, egli si addosserà le loro iniquità. Perciò io gli darò in premio le moltitudini, dei potenti egli farà bottino, perché ha spogliato se stesso fino alla morte ed è stato annoverato fra gli empi, mentre egli portava il peccato di molti e intercedeva per i colpevoli.
C: Parola di Dio.
A: Rendiamo grazie a Dio.

SALMO RESPONSORIALE

Sal.30
RIT: Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito.
In te, Signore, mi sono rifugiato, mai sarò deluso; difendimi per la tua giustizia. Alle tue mani affido il mio spirito; tu mi hai riscattato, croce 16Signore, Dio fedele. RIT
Sono il rifiuto dei miei nemici e persino dei miei vicini, il terrore dei miei conoscenti; chi mi vede per strada mi sfugge. Sono come un morto, lontano dal cuore; sono come un coccio da gettare. RIT
Ma io confido in te, Signore; dico: «Tu sei il mio Dio, i miei giorni sono nelle tue mani». Liberami dalla mano dei miei nemici e dai miei persecutori. RIT
Sul tuo servo fa’ splendere il tuo volto, salvami per la tua misericordia. Siate forti, rendete saldo il vostro cuore, voi tutti che sperate nel Signore. RIT

SECONDA LETTURA

Eb 4, 14-16; 5, 7-9 Dalla lettera agli Ebrei
Fratelli, poiché abbiamo un sommo sacerdote grande, che è passato attraverso i cieli, Gesù il Figlio di Dio, manteniamo ferma la professione della fede. Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia prendere parte alle nostre debolezze: egli stesso è statocostato-misericordia-croce messo alla prova in ogni cosa come noi, escluso il peccato.
Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia per ricevere misericordia e trovare grazia, così da essere aiutati al momento opportuno. [Cristo, infatti,] nei giorni della sua vita terrena, offrì preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo da morte e, per il suo pieno abbandono a lui, venne esaudito. Pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza da ciò che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono.
C: Parola di Dio.
A: Rendiamo grazie a Dio.

CANTO AL VANGELO

Gloria e lode a te, Cristo Signore!
Per noi Cristo si è fatto obbediente fino alla morte e a una morte di croce. Per questo Dio lo esaltò  e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome.
Gloria e lode a te, Cristo Signore!

Vangelo

Gv 18, 1 -19, 42 Dal Vangelo secondo Giovanni
- Catturarono Gesù e lo legarono
 In quel tempo, Gesù uscì con i suoi discepoli al di là del torrente Cèdron, dove c’era un giardino, nel quale entrò con i suoi discepoli. Anche Giuda, il traditore, conosceva quel luogo, perché Gesù spesso si era trovato là con i suoi discepoli. Giuda dunque vi andò, dopo aver preso un gruppo di soldati e alcune guardie fornite dai capi dei gesu-arrestatosacerdoti e dai farisei, con lanterne, fiaccole e armi. Gesù allora, sapendo tutto quello che doveva accadergli, si fece innanzi e disse loro: «Chi cercate?». Gli risposero: «Gesù, il Nazareno». Disse loro Gesù: «Sono io!». Vi era con loro anche Giuda, il traditore. Appena disse loro «Sono io», indietreggiarono e caddero a terra. Domandò loro di nuovo: «Chi cercate?». Risposero: «Gesù, il Nazareno». Gesù replicò: «Vi ho detto: sono io. Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne vadano», perché si compisse la parola che egli aveva detto: «Non ho perduto nessuno di quelli che mi hai dato». Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la trasse fuori, colpì il servo del sommo sacerdote e gli tagliò l’orecchio destro. Quel servo si chiamava Malco. Gesù allora disse a Pietro: «Rimetti la spada nel fodero: il calice che il Padre mi ha dato, non dovrò berlo?».
- Lo condussero prima da Anna
Allora i soldati, con il comandante e le guardie dei Giudei, catturarono Gesù, lo legarono e lo condussero prima da Anna: egli infatti era suocero di Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno. Caifa era quello che aveva consigliato ai Giudei: «È conveniente che un solo uomo muoia per il popolo». Intanto Simon Pietro seguiva Gesù insieme a un altro discepolo. Questo discepolo era conosciuto dal sommo sacerdote ed entrò con Gesù nel cortile del sommo sacerdote. Pietro invece si fermò fuori, vicino alla porta. Allora pietro rinnega gesù3 


quell’altro discepolo, noto al sommo sacerdote, tornò fuori, parlò alla portinaia e fece entrare Pietro. E la giovane portinaia disse a Pietro: «Non sei anche tu uno dei discepoli di quest’uomo?». Egli rispose: «Non lo sono». Intanto i servi e le guardie avevano acceso un fuoco, perché faceva freddo, e si scaldavano; anche Pietro stava con loro e si scaldava. Il sommo sacerdote, dunque, interrogò Gesù riguardo ai suoi discepoli e al suo insegnamento. Gesù gli rispose: «Io ho parlato al mondo apertamente; ho sempre insegnato nella sinagoga e nel tempio, dove tutti i Giudei si riuniscono, e non ho mai detto nulla di nascosto. Perché interroghi me? Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro; ecco, essi sanno che cosa ho detto». Appena detto questo, una delle guardie presenti diede uno schiaffo a Gesù, dicendo: «Così rispondi al sommo sacerdote?». Gli rispose Gesù: «Se ho parlato male, dimostrami dov’è il male. Ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?». Allora Anna lo mandò, con le mani legate, a Caifa, il sommo sacerdote.
- Non sei anche tu uno dei suoi discepoli?Non lo sono!
Intanto Simon Pietro stava lì a scaldarsi. Gli dissero: «Non sei anche tu uno dei suoi discepoli?». Egli lo negò e disse: «Non lo sono». Ma uno dei servi del sommo sacerdote, parente di quello a cui Pietro aveva tagliato l’orecchio, disse: «Non ti ho forse visto con lui nel giardino?». Pietro negò di nuovo, e subito un gallo cantò.- Il mio regno non è di questo mondo Condussero poi Gesù dalla casa di caifa2 

Caifa nel pretorio. Era l’alba ed essi non vollero entrare nel pretorio, per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua. Pilato dunque uscì verso di loro e domandò: «Che accusa portate contro quest’uomo?». Gli risposero: «Se costui non fosse un malfattore, non te l’avremmo consegnato». Allora Pilato disse loro: «Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra Legge!». Gli risposero i Giudei: «A noi non è consentito mettere a morte nessuno». Così si compivano le parole che Gesù aveva detto, indicando di quale morte doveva morire. Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?». Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce». Gli dice Pilato: «Che cos’è la verità?». E, detto questo, uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro: «Io non trovo in lui colpa alcuna. Vi è tra voi l’usanza che, in occasione della Pasqua, io rimetta uno in libertà per voi: volete dunque che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?». Allora essi gridarono di nuovo: «Non costui, ma Barabba!». Barabba era un brigante.
- Salve, re dei Giudei!
Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare. E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora. Poi gli si avvicinavano e dicevano: «Salve, re dei Giudei!». E gli davano schiaffi. Pilato uscì fuori di nuovo e disse loro: «Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui colpa alcuna». Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: «Ecco l’uomo!».pilato Come lo videro, i capi dei sacerdoti e le guardie gridarono: «Crocifiggilo! Crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Prendetelo voi e crocifiggetelo; io in lui non trovo colpa». Gli risposero i Giudei: «Noi abbiamo una Legge e secondo la Legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio».All’udire queste parole, Pilato ebbe ancor più paura. Entrò di nuovo nel pretorio e disse a Gesù: «Di dove sei tu?». Ma Gesù non gli diede risposta. Gli disse allora Pilato: «Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?». Gli rispose Gesù: «Tu non avresti alcun potere su di me, se ciò non ti fosse stato dato dall’alto. Per questo chi mi ha consegnato a te ha un peccato più grande».
- Via! Via! Crocifiggilo!
Da quel momento Pilato cercava di metterlo in libertà. Ma i Giudei 

pilato_tiberio_550 

gridarono: «Se liberi costui, non sei amico di Cesare! Chiunque si fa re si mette contro Cesare». Udite queste parole, Pilato fece condurre fuori Gesù e sedette in tribunale, nel luogo chiamato Litòstroto, in ebraico Gabbatà. Era la Parascève della Pasqua, verso mezzogiorno. Pilato disse ai Giudei: «Ecco il vostro re!». Ma quelli gridarono: «Via! Via! Crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Metterò in croce il vostro re?». Risposero i capi dei sacerdoti: «Non abbiamo altro re che Cesare». Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso.
- Lo crocifissero e con lui altri due
Essi presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo detto del Cranio, in ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall’altra, e Gesù in mezzo. Pilato


croce 1 

 compose anche l’iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei». Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove Gesù fu crocifisso era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco. I capi dei sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: «Non scrivere: “Il re dei Giudei”, ma: “Costui ha detto: Io sono il re dei Giudei”». Rispose Pilato: «Quel che ho scritto, ho scritto».
- Si sono divisi tra loro le mie vesti 
I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti, ne fecero quattro parti – una per ciascun soldato –, e la tunica. Ma quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. 


sacra-tunica-treviri 

Perciò dissero tra loro: «Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca». Così si compiva la Scrittura, che dice: «Si sono divisi tra loro le mie vesti e sulla mia tunica hanno gettato la sorte». E i soldati fecero così.- Ecco tuo figlio! Ecco tua madre! Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito.
(Qui si genuflette e di fa una breve pausa)
- E subito ne uscì sangue e acqua 
Era il giorno della Parascève e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato – era infatti un giorno solenne quel sabato –, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le croce25gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all’uno e all’altro che erano stati crocifissi insieme con lui. Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua. Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera; egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. Questo infatti avvenne perché si compisse la Scrittura: «Non gli sarà spezzato alcun osso». E un altro passo della Scrittura dice ancora: «Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto».
- Presero il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli insieme ad aromi
Dopo questi fatti Giuseppe di Arimatèa, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto, per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il sepolcrocorpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. Vi andò anche Nicodèmo – quello che in precedenza era andato da lui di notte – e portò circa trenta chili di una mistura di mirra e di áloe. Essi presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli, insieme ad aromi, come usano fare i Giudei per preparare la sepoltura. Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora posto. Là dunque, poiché era il giorno della Parascève dei Giudei e dato che il sepolcro era vicino, posero Gesù.
C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

COMMENTO

Tutto è compiuto…
Il racconto giovanneo ci presenta un groviglio di situazioni, nelle quali intervengono diverse persone: i discepoli, le donne, i sacerdoti, il governatore, i soldati. Ognuno a modo suo si accosta impotente all’uomo Gesù, che va verso la sua passione e morte con responsabile consapevolezza, sapendo ciò che fa e accettando con amore quanto gli viene imposto con superficialità e ferocia da tutti. E’ il vero dominatore degli eventi della sua passione e morte. Egli si fa trovare

CROCE nostra-Signora-della-Carità-del-Sangue 

dai suoi carnefici, ma si rivela a loro nella sua potenza di Signore, “Io sono”; egli afferma di essere re, ma non di questo mondo; egli si lascia intronizzare sul seggio giudiziale del procuratore (Litòstroto) per dimostrare che è lui il vero giudice, nonostante sia condannato falsamente; egli è il vero re dei giudei secondo le profezie, per il titolo che portava l’iscrizione, posta sulla croce; infine dispone della sua madre, Maria, affidandola come madre al discepolo amato che è figura di tutti i credenti. Per tale prospettiva di vincitore anche sul patibolo della croce, la preghiera universale che segue il racconto della passione, diventa come effusione permanente dello Spirito sulla Chiesa per tutti gli uomini per cui Cristo è morto. Il racconto della passione, concluso dalla preghiera universale dei fedeli, ci preparerà all’adorazione della Croce come trofeo di morte e di vittoria. La Chiesa fin dalle origini, vede nella Croce, l’albero fiorito e fruttifero della vita, dal quale ciascuno coglie il frutto prezioso della salvezza: lo stesso Gesù che si offre in cibo. Questa croce, noi siamo invitati ad adorare, esprimendo con un bacio tutta la nostra gratitudine, per quanto da essa abbiamo ricevuto, e per essere solidali con quanti ancor oggi soffrono e amano. (Preparato dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire)

PREGHIERA DELLA SERA

croce14 

Dio onnipotente ed eterno, sapienza che regge l’universo, ascolta la Tua famiglia in preghiera, e custodisci con la Tua bontà il papa che tu hai scelto per noi, perché il popolo cristiano, da Te affidato alla sua guida pastorale, progredisca sempre nella fede. In cambio Ti affidiamo, le gioie e le fatiche, le rinunce e gli atti di carità che siamo riusciti a fare in questo giorno e Ti ringraziamo con tutto il cuore per tutto quello che fai per noi e ci dai ogni giorno. Amen

da |  http://blog.studenti.it/biscobreak/2015/04/letture-di-venerdi-3-aprile-2015/

Lectio: Venerdì, 3 Aprile, 2015

Giovanni 18,1 - 19,42
 La Passione di Gesù secondo GiovanniGiovanni 18,1 - 19,42

1. Raccogliamoci in preghiera – Statio
Vieni, tu refrigerio,
delizia e nutrimento delle anime nostre.
Vieni, e togli tutto quello che è di mio,
e infondi in me solo quello che è tuo.
Vieni, tu che sei nutrimento d’ogni casto pensiero,
circolo d’ogni clemenza e cumulo d’ogni purità.
Vieni e consuma in me tutto quello che è cagione
che io non possa essere consumata da te.
Vieni, o Spirito,
che sei sempre col Padre e con lo Sposo,
e riposati sopra le spose dello Sposo.
(S. Maria Maddalena de’ Pazzi, O.Carm.,
in La Probatione ii, 193-194.)

2. Lettura orante della Parola – Lectio
Dal Vangelo secondo Giovanni
1Detto questo, Gesù uscì con i suoi discepoli e andò di là dal torrente Cèdron, dove c'era un giardino nel quale entrò con i suoi discepoli. 2Anche Giuda, il traditore, conosceva quel posto, perché Gesù vi si ritirava spesso con i suoi discepoli. 3Giuda dunque, preso un distaccamento di soldati e delle guardie fornite dai sommi sacerdoti e dai farisei, si recò là con lanterne, torce e armi. 4Gesù allora, conoscendo tutto quello che gli doveva accadere, si fece innanzi e disse loro: «Chi cercate?». 5Gli risposero: «Gesù, il Nazareno». Disse loro Gesù: «Sono io!». Vi era là con loro anche Giuda, il traditore. 6Appena disse «Sono io», indietreggiarono e caddero a terra. 7Domandò loro di nuovo: «Chi cercate?». Risposero: «Gesù, il Nazareno». 8Gesù replicò: «Vi ho detto che sono io. Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne vadano». 9Perché s'adempisse la parola che egli aveva detto: « Non ho perduto nessuno di quelli che mi hai dato ».10Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la trasse fuori e colpì il servo del sommo sacerdote e gli tagliò l'orecchio destro. Quel servo si chiamava Malco. 11Gesù allora disse a Pietro: «Rimetti la tua spada nel fodero; non devo forse bere il calice che il Padre mi ha dato?».
Gesù davanti ad Anna e a Caifa. Rinnegamenti di Pietro
12Allora il distaccamento con il comandante e le guardie dei Giudei afferrarono Gesù, lo legarono 13e lo condussero prima da Anna: egli era infatti suocero di Caifa, che era sommo sacerdote in quell’anno. 14Caifa poi era quello che aveva consigliato ai Giudei: «E’ meglio che un uomo solo muoia per il popolo».
15Intanto Simon Pietro seguiva Gesù insieme con un altro discepolo. Questo discepolo era conosciuto dal sommo sacerdote e perciò entrò con Gesù nel cortile del sommo sacerdote; 16Pietro invece si fermò fuori, vicino alla porta. Allora quell’altro discepolo, noto al sommo sacerdote, tornò fuori, parlò alla portinaia e fece entrare anche Pietro. 17E la giovane portinaia disse a Pietro: «Forse anche tu sei dei discepoli di quest’uomo?». Egli rispose: «Non lo sono». 18Intanto i servi e le guardie avevano acceso un fuoco, perché faceva freddo, e si scaldavano; anche Pietro stava con loro e si scaldava.
19Allora il sommo sacerdote interrogò Gesù riguardo ai suoi discepoli e alla sua dottrina. 20Gesù gli rispose: «Io ho parlato al mondo apertamente; ho sempre insegnato nella sinagoga e nel tempio, dove tutti i Giudei si riuniscono, e non ho mai detto nulla di nascosto. 21Perché interroghi me? Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro; ecco, essi sanno che cosa ho detto». 22Aveva appena detto questo, che una delle guardie presenti diede uno schiaffo a Gesù, dicendo: «Così rispondi al sommo sacerdote?».23Gli rispose Gesù: «Se ho parlato male, dimostrami dov’è il male; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?». 24Allora Anna lo mandò legato a Caifa, sommo sacerdote.
25Intanto Simon Pietro stava là a scaldarsi. Gli dissero: «Non sei anche tu dei suoi discepoli?». Egli lo negò e disse: «Non lo sono».26Ma uno dei servi del sommo sacerdote, parente di quello a cui Pietro aveva tagliato l’orecchio, disse: «Non ti ho forse visto con lui nel giardino?». 27Pietro negò di nuovo, e subito un gallo cantò.
Gesù davanti a Pilato
28Allora condussero Gesù dalla casa di Caifa nel pretorio. Era l’alba ed essi non vollero entrare nel pretorio per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua. 29Uscì dunque Pilato verso di loro e domandò: «Che accusa portate contro quest’uomo?». 30Gli risposero: «Se non fosse un malfattore, non te l’avremmo consegnato». 31Allora Pilato disse loro: «Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra legge!». Gli risposero i Giudei: «A noi non è consentito mettere a morte nessuno». 32Così si adempivano le parole che Gesù aveva detto indicando di quale morte doveva morire.
33Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: «Tu sei il re dei Giudei?». 34Gesù rispose: «Dici questo da te oppure altri te l’hanno detto sul mio conto?». 35Pilato rispose: «Sono io forse Giudeo? La tua gente e i sommi sacerdoti ti hanno consegnato a me; che cosa hai fatto?». 36Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». 37Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici; io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce». 38Gli dice Pilato: «Che cos’è la verità?». E detto questo uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro: «Io non trovo in lui nessuna colpa. 39Vi è tra voi l’usanza che io vi liberi uno per la Pasqua: volete dunque che io vi liberi il re dei Giudei?».40Allora essi gridarono di nuovo: «Non costui, ma Barabba!». Barabba era un brigante.
Capitolo 19: 1Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare.2E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora; quindi gli venivano davanti e gli dicevano: 3«Salve, re dei Giudei!». E gli davano schiaffi. 4Pilato intanto uscì di nuovo e disse loro: «Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui nessuna colpa».5Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: «Ecco l’uomo!». 6Al vederlo i sommi sacerdoti e le guardie gridarono: «Crocifiggilo, crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Prendetelo voi e crocifiggetelo; io non trovo in lui nessuna colpa». 7Gli risposero i Giudei: «Noi abbiamo una legge e secondo questa legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio».
8All’udire queste parole, Pilato ebbe ancor più paura 9ed entrato di nuovo nel pretorio disse a Gesù: «Di dove sei?». Ma Gesù non gli diede risposta. 10Gli disse allora Pilato: «Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?».11Rispose Gesù: «Tu non avresti nessun potere su di me, se non ti fosse stato dato dall’alto. Per questo chi mi ha consegnato nelle tue mani ha una colpa più grande».
La condanna a morte
12Da quel momento Pilato cercava di liberarlo; ma i Giudei gridarono: «Se liberi costui, non sei amico di Cesare! Chiunque infatti si fa re si mette contro Cesare». 13Udite queste parole, Pilato fece condurre fuori Gesù e sedette nel tribunale, nel luogo chiamato Litòstroto, in ebraico Gabbatà. 14Era la Preparazione della Pasqua, verso mezzogiorno. Pilato disse ai Giudei: «Ecco il vostro re!». 15Ma quelli gridarono: «Via, via, crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Metterò in croce il vostro re?». Risposero i sommi sacerdoti: «Non abbiamo altro re all’infuori di Cesare». 16Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso.
La crocifissione
17Essi allora presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo del Cranio, detto in ebraico Gòlgota, 18dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall’altra, e Gesù nel mezzo. 19Pilato compose anche l’iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei».20Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove fu crocifisso Gesù era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco. 21I sommi sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: «Non scrivere: il re dei Giudei, ma che egli ha detto: Io sono il re dei Giudei». 22Rispose Pilato: «Ciò che ho scritto, ho scritto».
La divisione dei vestiti
23I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti e ne fecero quattro parti, una per ciascun soldato, e la tunica. Ora quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. 24Perciò dissero tra loro: Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca. Così si adempiva la Scrittura: Si son divise tra loro le mie vesti e sulla mia tunica han gettato la sorte.
Gesù e sua madre
25Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. 26Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!». 27Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!». E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.
La morte di Gesù
28Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta, disse per adempiere la Scrittura: « Ho sete ». 29Vi era lì un vaso pieno d’aceto; posero perciò una spugna imbevuta di aceto in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. 30E dopo aver ricevuto l’aceto, Gesù disse: «Tutto è compiuto!». E, chinato il capo, spirò.
Il colpo di lancia
31Era il giorno della Preparazione e i Giudei, perché i corpi non rimanessero in croce durante il sabato (era infatti un giorno solenne quel sabato), chiesero a Pilato che fossero loro spezzate le gambe e fossero portati via. 32Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe al primo e poi all’altro che era stato crocifisso insieme con lui. 33Venuti però da Gesù e vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, 34ma uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua.
35Chi ha visto ne dá testimonianza e la sua testimonianza è vera e egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. 36Questo infatti avvenne perché si adempisse la Scrittura: Non gli sarà spezzato alcun osso. 37E un altro passo della Scrittura dice ancora: Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto.
La sepoltura
38Dopo questi fatti, Giuseppe d’Arimatèa, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. 39Vi andò anche Nicodèmo, quello che in precedenza era andato da lui di notte, e portò una mistura di mirra e di aloe di circa cento libbre. 40Essi presero allora il corpo di Gesù, e lo avvolsero in bende insieme con oli aromatici, com’è usanza seppellire per i Giudei. 41Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora deposto. 42Là dunque deposero Gesù, a motivo della Preparazione dei Giudei, poiché quel sepolcro era vicino.

3. Ruminare la Parola – Meditatio
3.1. Chiave di lettura:
- Gesù padrone della sua sorte
Vorrei proporvi di raccoglierci con lo spirito di Maria, sotto la croce di Gesù. Lei, donna forte che ha colto tutto il significato di questo evento della passione e morte del Signore, ci aiuterà a volgere uno sguardo contemplativo sul crocifisso (Gv 19, 25–27). Ci troviamo nel capitolo 19 del vangelo di Giovanni, che apre con la scena della flagellazione e la coronazione di spine. Pilato presenta Gesù ai sommi sacerdoti e alle guardie: “Gesù il Nazareno, il re dei Giudei” che gridano la sua morte in croce (Gv 19, 6). Comincia così per Gesù il cammino della croce verso il Gòlgota, dove sarà crocifisso. Nel racconto della Passione secondo Giovanni, Gesù si rivela padrone di se stesso, controllando così tutto quello che gli succede. Il testo giovanneo abbonda di frasi che indicano a questa realtà teologica, di Gesù che offre la sua vita. Gli eventi della passione lui le subisce attivamente non passivamente. Portiamo qui solo alcuni esempi facendo enfasi su alcune frasi e parole. Il lettore ne può trovare altri:
Gesù allora, conoscendo tutto quello che gli doveva accadere,si fece innanzi e disse loro: "Chi cercate?". Gli risposero: "Gesù, il Nazareno". Disse loro Gesù: "Sono io!". Vi era là con loro anche Giuda, il traditore. Appena disse "Sono io", indietreggiarono e caddero a terra. Domandò loro di nuovo: "Chi cercate?". Risposero: "Gesù, il Nazareno". Gesù replicò: "Vi ho detto che sono io. Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne vadano". Perché s'adempisse la parola che egli aveva detto: "Non ho perduto nessuno di quelli che mi hai dato". (Gv 18, 4-9)
“Allora Gesù uscìportando la corona di spine e il mantello di porpora” (Gv 19, 5),
A Pilato dice: “Tu non avresti nessun potere su di me, se non ti fosse stato dato dall'alto.” (Gv 19, 11).
Anche sulla croce Gesù prende parte attiva alla sua morte, non si lascia uccidere come i ladroni ai quali vengono spezzate le gambe (Gv 19, 31-33), ma consegna il suo spirito (Gv 19, 30). Molto importanti i dettagli portati dall’evangelista: “Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: "Donna, ecco il tuo figlio!". Poi disse al discepolo: "Ecco la tua madre!".” (Gv 19, 26-27). Queste parole semplici di Gesù portano il peso della rivelazione, parole con le quali, egli ci rivela la sua volontà: “ecco tuo figlio (v. 26); “ecco tua madre” (v. 27). Parole che ci rimandano a quelle pronunciate da Pilato sul litostrotos: “Ecco l’uomo” (Gv 19, 5). Qui Gesù, dalla croce, suo trono, rivela la sua volontà e il suo amore per noi. Egli è l’agnello di Dio, il pastore che da la sua vita per le pecorelle. In quel momento, presso la croce, egli partorisce la Chiesa, rappresentata da Maria, sua sorella, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala con il discepolo amato (Gv 19, 25).
- Discepoli amati e fedeli
Il quarto vangelo specifica che questi discepoli “stavano presso la croce” (Gv 19, 25-26). Un dettaglio questo di significato profondo. Solo il quarto vangelo ci racconta che queste cinque persone stavano presso la croce. Gli altri evanġelisti non specificano. Luca per esempio, racconta che tutti quelli che lo conobbero seguivano tutto da lontano (Lc 23, 49). Pure Matteo riporta che molte donne seguivano da lontano questi eventi. Queste donne, avevano seguito Gesù fin dalla Galilea e lo servivano. Ma adesso lo seguivano da lontano (Mt 27, 55–56). Marco come pure Matteo ci offre i nomi di quelli che seguivano la morte di Gesù da lontano. (Mc 15, 40-41). Solo il quarto vangelo perciò, specifica che la madre di Gesù con le altre donne e il discepolo amato “stavano presso la croce”. Stavano li, come servi al loro re. Sono coraggiosamente presenti nel momento in cui Gesù dichiara che ormai “tutto è compiuto” (Gv 19, 30). La madre di Gesù è presente all’ora che finalmente “è giunta”. Quell’ora preannunziata nelle nozze di Cana (Gv 2, 1ss). Il quarto vangelo aveva notato anche in quel momento che “la madre di Gesù era là” (Gv 2, 1). Perciò colui che rimane fedele al Signore nella sua sorte, egli è il discepolo amato. L’evangelista lascia in anonimato questo discepolo così ciascuno di noi potrà rispecchiarsi in lui che ha conosciuto i misteri del Signore, appoggiando il capo sul petto di Gesù durante l’ultima cena (Gv 13, 25).
3.1.1.  Domande e suggerimenti per orientare la meditazione e l’attualizzazione
● Leggi un'altra volta il brano del vangelo, e trova nella Bibbia tutti i testi citati nella chiave di lettura. Cerca di trovarne altri testi paralleli che ti aiutino a penetrare a fondo il testo in meditazione.
● Con il tuo spirito, aiutato dalla lettura orante del racconto giovanneo, visita i luoghi della Passione, fermati sul Calvario per cogliere con Maria e il discepolo amato l’evento della Passione.
● Che cosa ti colpisce di più?
● Quali sentimenti suscita in te questo racconto della Passione?
● Che significato ha per te il fatto che Gesù subisce attivamente la sua passione?

4. Oratio
O Sapienza Eterna, o Bontà Infinita, Verità Ineffabile, scrutatore dei cuori, Dio Eterno, donaci di capire, tu che puoi, sai e vuoi! O Amoroso e Svenato Agnello, Cristo crocifisso, che fa che si adempisca in noi quel che tu dicesti: “Chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (Gv 8,12). O lume indeficiente, del qual procedono tutti i lumi! O luce, per la quale fu fatto la luce, senza la quale ogni cosa è tenebre, con la quale ogni cosa è luce. Illumina, illumina, che illumina! E fa penetrare la volontà tutta a tutti gli autori e cooperatori che hai eletti in tal opera di rinnovazione. Gesù, Gesù amore, Gesù, trasformaci e conformaci a te. Increata Sapienza, Verbo Eterno, dolce Verità, tranquillo Amore, Gesù, Gesù Amor!
(S. Maria Maddalena de’ Pazzi, O.Carm.,
in La Renovatione della Chiesa, 90-91.) 
5. Contemplatio
Ripeti spesso, con calma queste parole di Gesù, associati a Gesù nella offerta di te stesso:
“Padre nelle tue mani consegno il mio Spirito”
da | O.Carm