giovedì 14 novembre 2013

Edith Stein
Vita di Grazia, vita di preghiera
Si ha sempre tempo per tante cose inutili: per leggere ogni sorta di notizie insignificanti in libri, riviste, giornali..., per starsene seduti in ozio in qualche caffè, per fermarsi a chiacchierare per strada per dei quarti d'ora, per delle mezze ore; tutte "dissipazioni" nelle quali si sciupano il proprio tempo e le proprie energie in modo frammentario.
Davvero non sarebbe possibile salvarsi un'ora al mattino, un'ora nella quale non ci si disperda, ben ci si raccolga, in cui non ci si logori, bensì s'incamerino delle energie di Grazia per avere di che sostenere l'intera giornata?...
Nel rapporto quotidiano con il Salvatore si diviene così sempre più sensibili a ciò che lo com­piace e a ciò che gli dispiace. Se in precedenza si era grosso modo soddisfatti di sé, ora tutto sarà diverso. Ci si scoprirà con molto da cambiare, e si cambierà ciò che si può. E ci si troverà con alcune cose che non sono così positive, e che tuttavia non si possono più cambiare.
Allora si diverrà pian piano molto piccoli, molto umili; si diverrà pazienti e indulgenti verso la pagliuzza negli occhi altrui, perché si riuscirà a vedere la trave nei propri; e infine si imparerà anche a sopportare se stessi nell'inesorabile luce della divina Presenza, e ad abbandonarsi alla misericordia divina, che può liberarci di tutto ciò che si prende gioco delle nostre energie.
È un modo totalmente diverso di essere soddisfatti di sé: si passa dall'essere un "buon cattolico" che "fa il suo dovere", che legge "un buon giornale", che "vota come si deve", e per il resto fa ciò che gli pare e piace, a una vita vissuta mano nella mano di Dio, e ricevuta dalla mano di Dio, con la semplicità del bambino e l'umiltà del pubblicano. Chi vi si è inoltrato una volta, non si volgerà più indietro.

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