“Beati i puri di cuore”
(Mt 5,8) – La verginità di Maria e il suo significato nel nostro tempo
Una ditta di detersivi, qualche anno fa, ha usato queste parole per la
pubblicità dei suoi prodotti: “La purezza ha una forza penetrante.” Sentendo
queste parole, un credente non pensa soltanto a un abito pulito, che – secondo
le suddette parole – avrebbe una forza penetrante.
Il cristiano applica questo slogan alla
sua persona e pensa alla purezza in senso più profondo. In un mondo spesso
caratterizzato dalla menzogna, dall’avidità, dalla violenza e dalla
dissolutezza dei costumi, una persona dal cuore semplice e puro irradia una
forza penetrante. Il mondo ha bisogno di purezza. Come cristiani abbiamo il
compito di essere sinceri e veritieri in tutto e di sottomettere le passioni
alla forza ordinante dello spirito facendole pervadere dall’amore.
Nella Famiglia spirituale “L’Opera” la
verginità ha un grande significato ed è intesa come verginità della fede, dello
spirito, del cuore e del corpo. Come si sa, alcuni membri della Chiesa vengono
scelti dal Signore per vivere la perfetta continenza per il regno dei cieli; la
grazia di Dio dà loro la forza di rinunciare al matrimonio e di donare tutto il
loro amore a Cristo e all’edificazione del regno di Dio nel mondo. Ma tutti i
cristiani sono chiamati a vivere la verginità della fede, del cuore e dello
spirito, come anche la virtù della castità, secondo il loro proprio stato di
vita. Che cosa s’intende con ciò? Quale attualità possiede questa chiamata nel
mondo di oggi? Vogliamo rispondere a queste domande prendendo a modello la beata
Vergine Maria.
La verginità della fede
San Luca racconta di una donna colpita dalla persona di Gesù Cristo. Ascoltando le parole di quest’uomo e vedendo i miracoli che egli operava, il suo pensiero andò spontaneamente a colei che ne era la madre ed esclamò: “Beato il ventre che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte!” (Lc 11,27). Questa donna sconosciuta ammirava quella madre a cui era stato dato di generare, nutrire ed educare un tale figlio. Ma il Signore, rispondendo, indicò la vera grandezza di Maria con queste parole: “Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!” (Lc 11,28). Certamente per Maria era un privilegio che il Verbo di Dio si fosse incarnato nel suo seno. Ma ciò che veramente la rendeva grande era l’apertura del suo cuore per la parola di Dio. Maria è la prima a cui si applica questa parola del Signore: beati coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano. Ella ha prestato ascolto come nessun altro alla parola di Dio mettendola in pratica nella vita. Perciò Sant’Agostino disse: “Maria è più felice nel ricevere la fede di Cristo che nel concepire la carne di Cristo” (sancta virginitate,3). La fede di Maria non era indebolita da alcun dubbio, nel suo cuore non c’erano riserve o paure o chiusure verso Dio.
San Luca racconta di una donna colpita dalla persona di Gesù Cristo. Ascoltando le parole di quest’uomo e vedendo i miracoli che egli operava, il suo pensiero andò spontaneamente a colei che ne era la madre ed esclamò: “Beato il ventre che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte!” (Lc 11,27). Questa donna sconosciuta ammirava quella madre a cui era stato dato di generare, nutrire ed educare un tale figlio. Ma il Signore, rispondendo, indicò la vera grandezza di Maria con queste parole: “Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!” (Lc 11,28). Certamente per Maria era un privilegio che il Verbo di Dio si fosse incarnato nel suo seno. Ma ciò che veramente la rendeva grande era l’apertura del suo cuore per la parola di Dio. Maria è la prima a cui si applica questa parola del Signore: beati coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano. Ella ha prestato ascolto come nessun altro alla parola di Dio mettendola in pratica nella vita. Perciò Sant’Agostino disse: “Maria è più felice nel ricevere la fede di Cristo che nel concepire la carne di Cristo” (sancta virginitate,3). La fede di Maria non era indebolita da alcun dubbio, nel suo cuore non c’erano riserve o paure o chiusure verso Dio.
Raggiungere una tale apertura, deve essere
l’aspirazione di tutti. La verginità della fede significa che accogliamo, senza
riserva, il messaggio del Vangelo come è annunciato dalla Chiesa. Ci possono
essere momenti in cui forse diciamo: “Questo non lo capisco. La Chiesa chiede
troppo. Io la penso diversamente.” Ma se anche in questi momenti ci
sottomettiamo alla verità insegnata dalla Chiesa, ci avviciniamo maggiormente a
Dio e troviamo la pace del cuore. La verità ci libera e garantisce la nostra vera
felicità. L’idea che si può essere buoni cattolici anche se non si accettano
tutti gli insegnamenti della fede e della morale, è molto diffusa. Si pensa che
la propria coscienza sia l’ultima istanza che può decidere ciò che dobbiamo
accettare o no in materia di fede. Questa opinione è sbagliata. La fede
verginale è una fede che ascolta, che si affida pienamente a Dio, che sa che il
Signore non può ingannare.
Ovviamente ci sono sempre verità che si oppongono allo spirito dei tempi. Per esempio, molte persone oggi hanno difficoltà a riconoscere l’unicità di Gesù Cristo rispetto ai fondatori di altre religioni e ad affermare che la nostra fede non è solo una, ma l’unica strada che porta al vero Dio e alla salvezza. Altri si scontrano sul fatto che, secondo l’insegnamento del Magistero, la fecondazione artificiale è in contrasto con l’ordine dell’amore e della trasmissione della vita. L’amore sincero per Dio include la disponibilità ad accogliere, con gioia e riconoscenza, la dottrina della Chiesa in tutta la sua integrità e purezza. Nella forza di una fede verginale diciamo come San Paolo: “Non abbiamo infatti alcun potere contro la verità, ma per la verità” (2 Cor 13, 8).
Ovviamente ci sono sempre verità che si oppongono allo spirito dei tempi. Per esempio, molte persone oggi hanno difficoltà a riconoscere l’unicità di Gesù Cristo rispetto ai fondatori di altre religioni e ad affermare che la nostra fede non è solo una, ma l’unica strada che porta al vero Dio e alla salvezza. Altri si scontrano sul fatto che, secondo l’insegnamento del Magistero, la fecondazione artificiale è in contrasto con l’ordine dell’amore e della trasmissione della vita. L’amore sincero per Dio include la disponibilità ad accogliere, con gioia e riconoscenza, la dottrina della Chiesa in tutta la sua integrità e purezza. Nella forza di una fede verginale diciamo come San Paolo: “Non abbiamo infatti alcun potere contro la verità, ma per la verità” (2 Cor 13, 8).
La verginità dello spirito
Il dialogo tra l’angelo Gabriele e Maria ci fa comprendere come la fede penetrava il modo di pensare della Vergine di Nazaret. Dopo che il messaggero di Dio le ha annunciato che darà alla luce un figlio che dovrà chiamare Gesù (cf. Lc 1,30-33), ella domanda: “Come è possibile? Non conosco uomo” (Lc 1,34). Questa domanda attesta prima di tutto che Maria non ha accolto l’annuncio dell’angelo in un senso puramente passivo. La fede non sostituisce il modo di pensare umano, ma lo sprona, ne allarga l’orizzonte e lo apre ai pensieri e ai progetti di Dio. Chi è credente, mette tutte le forze del suo spirito al servizio del Signore. Sentendo le parole dell’angelo, Maria è messa in difficoltà, perché, inaspettatamente, si trova a dover scegliere tra due vocazioni, apparentemente contraddittorie: da un lato si sente chiamata alla verginità, che le fa dire di non conoscere uomo; dall’altro l’angelo le dice che concepirà un figlio. In questa situazione il suo modo di pensare puro e credente si mostra dal fatto che non respinge l’annuncio dell’angelo. Non dice “Non è possibile!” Pone solo la domanda: “Come è possibile?” La parola “come” esprime la verginità della sua mente. Non dice un “no” senza fede al piano di Dio. L’angelo viene in aiuto alla difficoltà della sua ragione e ricorda Elisabetta che ha concepito un figlio nella vecchiaia, al di là di ogni aspettativa umana. Questa constatazione che Dio può fare cose apparentemente impossibili, basta all’umile Vergine di Nazaret per dire un “sì” pieno di fede, ponendosi a completa disposizione di Dio e della sua opera.
Il dialogo tra l’angelo Gabriele e Maria ci fa comprendere come la fede penetrava il modo di pensare della Vergine di Nazaret. Dopo che il messaggero di Dio le ha annunciato che darà alla luce un figlio che dovrà chiamare Gesù (cf. Lc 1,30-33), ella domanda: “Come è possibile? Non conosco uomo” (Lc 1,34). Questa domanda attesta prima di tutto che Maria non ha accolto l’annuncio dell’angelo in un senso puramente passivo. La fede non sostituisce il modo di pensare umano, ma lo sprona, ne allarga l’orizzonte e lo apre ai pensieri e ai progetti di Dio. Chi è credente, mette tutte le forze del suo spirito al servizio del Signore. Sentendo le parole dell’angelo, Maria è messa in difficoltà, perché, inaspettatamente, si trova a dover scegliere tra due vocazioni, apparentemente contraddittorie: da un lato si sente chiamata alla verginità, che le fa dire di non conoscere uomo; dall’altro l’angelo le dice che concepirà un figlio. In questa situazione il suo modo di pensare puro e credente si mostra dal fatto che non respinge l’annuncio dell’angelo. Non dice “Non è possibile!” Pone solo la domanda: “Come è possibile?” La parola “come” esprime la verginità della sua mente. Non dice un “no” senza fede al piano di Dio. L’angelo viene in aiuto alla difficoltà della sua ragione e ricorda Elisabetta che ha concepito un figlio nella vecchiaia, al di là di ogni aspettativa umana. Questa constatazione che Dio può fare cose apparentemente impossibili, basta all’umile Vergine di Nazaret per dire un “sì” pieno di fede, ponendosi a completa disposizione di Dio e della sua opera.
Maria aveva un pensiero semplice e
profondo. Il suo spirito non era complicato, né ingenuo, non era egoista o
chiuso. Era rivolto totalmente a Dio e non conosceva quel modo di pensare e di
parlare ripiegato su di sé, che è spesso tipico di noi uomini. Madre Giulia
scrisse in proposito: “La Vergine non conosce in se stessa la coscienza
analitica con gli squarci e i tumulti interiori che ne derivano quali amari
frutti che gli tengono dietro. In Maria non c’è niente che non abbia raggiunto
la maturità. Al contrario, la meravigliosa e infinita grandezza della sua
vocazione e tutta la sua collaborazione al piano della redenzione come Sposa e
Madre sgorgano dal suo cuore puro e immacolato, dalla sua semplice vita di
figlia di Dio, dalla sua integralità, disponibilità e fedeltà verginali.”
Maria ci insegna a combattere il “padre
della menzogna” (Gv 8,44). Ella ci aiuta a non far penetrare nei nostri
pensieri il dubbio, le scuse, l’orgoglio, la gelosia e la diffidenza verso Dio.
La verginità dello spirito significa che vigiliamo sul nostro modo di pensare e
non lasciamo libero corso ai nostri pensieri senza controllo. San Paolo ci
esorta a distruggere” i ragionamenti e ogni baluardo che si leva contro la
conoscenza di Dio”; con l’Apostolo dobbiamo dire: rendiamo “ogni intelligenza soggetta
all’obbedienza al Cristo” (2 Cor 10,5). Ci sono pensieri veri e buoni che ci
aprono nuovi orizzonti e ci indirizzano a Dio, nostro sommo bene. Ma ci sono
anche pensieri pericolosi che ci distolgono interiormente dalla fedeltà alla
Chiesa, dall’amore per il coniuge o per la vocazione sacerdotale o consacrata e
che conducono gli uomini su strade pericolose. San Paolo esprime in questo
senso la sua preoccupazione che i cristiani di Corinto, nei loro pensieri,
potevano venire “in qualche modo traviati dalla loro semplicità e purezza nei
riguardi di Cristo” (2 Cor 11,3).
La verginità dello spirito significa
rivolgere continuamente il pensiero a Dio e alla sua verità. Chi ha una tale
disposizione, espressione di autentica umiltà, si apre al raggio della verità
che lo raggiunge ed è veramente sincero nelle sue intenzioni, nelle sue parole
e azioni. Con cuore puro ascolta la voce della sua coscienza e allo stesso
tempo mette tutte le sue forze a servizio del regno di Dio. Se siamo persone
del genere, otteniamo da Dio la saggezza e possiamo contare sul suo aiuto e
sulla sua benedizione.
La verginità del cuore
Sin dal primo peccato di Adamo ed Eva, il cuore dell’uomo è diviso. Il peccato disturba la nostra armonia interiore, la nostra unione con Dio, con noi stessi e con gli altri. Maria è stata esente dal peccato originale e da ogni colpa personale. Tutta la sua vita è appartenuta al Signore. Nell’ora della sua vocazione si è messa a disposizione di Dio senza riserva. Non c’è stato nessun momento nella sua vita in cui non abbia vissuto pienamente questo “sì”. Nel nostro cammino di fede la santa Vergine ci aiuta a giungere a una donazione piena e pura a Dio.
Sin dal primo peccato di Adamo ed Eva, il cuore dell’uomo è diviso. Il peccato disturba la nostra armonia interiore, la nostra unione con Dio, con noi stessi e con gli altri. Maria è stata esente dal peccato originale e da ogni colpa personale. Tutta la sua vita è appartenuta al Signore. Nell’ora della sua vocazione si è messa a disposizione di Dio senza riserva. Non c’è stato nessun momento nella sua vita in cui non abbia vissuto pienamente questo “sì”. Nel nostro cammino di fede la santa Vergine ci aiuta a giungere a una donazione piena e pura a Dio.
Gesù ci dice: “Nessun servo può servire a
due padroni: o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e
disprezzerà l’altro. Non potete servire a Dio e a mammona” (Lc 16,13). Con
queste parole il Signore ci mette in guardia da ogni forma di idolatria, di
compromesso e di falsità. Il mondo non ha bisogno di cristiani superficiali, ma
di uomini e donne che fanno penetrare la luce del Vangelo in tutti gli ambiti
della vita; ha bisogno di testimoni veri e credibili. Non siamo sinceri, se
pretendiamo dagli altri l’esercizio della virtù e non ci impegniamo per primi
in questo senso; se critichiamo gli sbagli degli altri, ma non lavoriamo
costantemente a migliorare il nostro carattere; se accusiamo gli altri e
copriamo i nostri peccati con delle scuse. Non è giusto, se i genitori pregano
per la fede dei loro figli, ma li ostacolano se sentono la vocazione al
sacerdozio o alla vita consacrata.
Per conservare la verginità del cuore,
dobbiamo lottare contro la concupiscenza della carne. Ci aiutano la purezza
dello sguardo, la disciplina dei sentimenti e della immaginazione, il rifiuto
di ogni compiacimento nei pensieri impuri che inducono ad allontanarsi dalla
via dei divini comandamenti. È importante anche un sano senso del pudore che
preserva l’intimità della persona, regola i gesti in conformità alla dignità
delle persone e della loro unione, suggerisce la pazienza e la moderazione
nella relazione amorosa, ispira la scelta dell’abbigliamento e diventa
discrezione.
In una preghiera a Maria, Madre Giulia
scrisse: “Tu hai attuato tutto ciò che Dio attendeva da te.” Questo deve essere
il nostro desiderio: attuare tutto ciò che Dio aspetta da noi: con gioia e
donazione completa, nella verginità del cuore.
La verginità del corpo
La Chiesa ha sempre confessato che Gesù è stato concepito nel seno della Vergine Maria per la sola potenza dello Spirito Santo e senza intervento umano. Come afferma il Catechismo della Chiesa Cattolica, la verginità di Maria manifesta “l’iniziativa assoluta di Dio nell’incarnazione” (n. 503). Gesù è il nuovo Adamo che inaugura la nuova creazione. Il Figlio della Vergine Maria viene direttamente da Dio e tutti coloro che vogliono divenire suoi fratelli e sorelle, devono essere rigenerati dall’alto. La partecipazione alla vita divina non proviene “da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio” (Gv 1,13).
La Chiesa ha sempre confessato che Gesù è stato concepito nel seno della Vergine Maria per la sola potenza dello Spirito Santo e senza intervento umano. Come afferma il Catechismo della Chiesa Cattolica, la verginità di Maria manifesta “l’iniziativa assoluta di Dio nell’incarnazione” (n. 503). Gesù è il nuovo Adamo che inaugura la nuova creazione. Il Figlio della Vergine Maria viene direttamente da Dio e tutti coloro che vogliono divenire suoi fratelli e sorelle, devono essere rigenerati dall’alto. La partecipazione alla vita divina non proviene “da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio” (Gv 1,13).
Oggi siamo messi a confronto con una
fissazione al sesso che è assai forte e talvolta malata. Vorremmo superare le
presunte tendenze di un cristianesimo del passato che era talvolta avversario
della corporeità e cerchiamo di gustare pienamente l’amore, anche nella sua
dimensione sessuale. Ma così si manca spesso di rispetto alla dignità del corpo
umano. Nell’Enciclica Deus caritas est, il Papa Benedetto XVI scrive in
proposito: “Il modo di esaltare il corpo, a cui noi oggi assistiamo, è
ingannevole. L’eros degradato a puro ‘sesso’ diventa merce, una semplice ‘cosa’
che si può comprare e vendere, anzi, l’uomo stesso diventa merce. In realtà,
questo non è proprio il grande sì dell’uomo al suo corpo.”
L’uomo, composto di anima e di corpo, può
giungere alla felicità e al vero amore soltanto se è pronto a “un cammino di
ascesa, di rinunce, di purificazioni e di guarigioni” (n. 5). La virtù che ci
guida su questa via è la castità. Questa virtù ci aiuta a non farci dominare
dalle passioni, ma a integrare nella nostra vita la sessualità che, come un
dono prezioso del Creatore, fa parte del nostro essere uomo o donna.
Ogni battezzato è chiamato alla castità. Per i coniugi questo significa vivere ogni giorno l’amore sincero e rimanere fedeli l’uno all’altro fino alla morte. Essi sono chiamati a “mantenere il proprio corpo con santità e rispetto, non come oggetto di passioni e libidine, come i pagani che non conoscono Dio” (1 Ts 4,4s). La castità matrimoniale comprende anche il “no” alla contraccezione, in fedeltà alla dottrina dell’Enciclica Humane vitae del Papa Paolo VI, e la scelta dei metodi naturali della regolazione delle nascite, se ci sono seri motivi per non avere un altro figlio. Un tale atteggiamento fa sì che l’amore dei coniugi diventi più forte e sincero. Le coppie che vivono la castità matrimoniale offrono un grande incoraggiamento alle persone nubili, singole o vedove a vivere l’astinenza, possono anche aiutare i fidanzati a riservare al tempo del matrimonio le manifestazioni di tenerezza proprie dell’amore coniugale.
Ogni battezzato è chiamato alla castità. Per i coniugi questo significa vivere ogni giorno l’amore sincero e rimanere fedeli l’uno all’altro fino alla morte. Essi sono chiamati a “mantenere il proprio corpo con santità e rispetto, non come oggetto di passioni e libidine, come i pagani che non conoscono Dio” (1 Ts 4,4s). La castità matrimoniale comprende anche il “no” alla contraccezione, in fedeltà alla dottrina dell’Enciclica Humane vitae del Papa Paolo VI, e la scelta dei metodi naturali della regolazione delle nascite, se ci sono seri motivi per non avere un altro figlio. Un tale atteggiamento fa sì che l’amore dei coniugi diventi più forte e sincero. Le coppie che vivono la castità matrimoniale offrono un grande incoraggiamento alle persone nubili, singole o vedove a vivere l’astinenza, possono anche aiutare i fidanzati a riservare al tempo del matrimonio le manifestazioni di tenerezza proprie dell’amore coniugale.
Un vero aiuto per i giovani possono essere
gruppi e movimenti che incoraggiano a crescere nell’amicizia con Gesù e a
vivere la castità nella continenza (per esempio True Love Waits). Anche la
consacrazione a Maria diffusa in alcuni paesi fortifica i giovani nell’impegno
a praticare gioiosamente la virtù della castità. Dal momento che oggi i figli,
mediante i mezzi di comunicazione e nella scuola, già in quella materna, sono
sommersi da informazioni spesso unilaterali sulla sessualità, vorremmo chiedere
ai genitori di far attenzione a questo aspetto nell’educazione e di parlarne
tempestivamente con loro.
Nel nostro tempo c’è bisogno più che mai anche della testimonianza di persone che vivono il celibato e la verginità. In ogni tempo il Signore sceglie uomini e donne che rinunciano liberamente – “per il regno dei cieli” (Mt 19,12) – al grande bene del matrimonio, donando tutto il loro amore a Cristo e mettendosi al servizio del prossimo come padri e madri spirituali. La loro vita è un dono di Dio per la Chiesa e un segno forte per il mondo. Se i sacerdoti e le persone consacrate vivono la loro vocazione con gioia, esercitano una grande influenza sugli uomini e sono per così dire un segno che in Cristo si trova la felicità vera e duratura.
Nel nostro tempo c’è bisogno più che mai anche della testimonianza di persone che vivono il celibato e la verginità. In ogni tempo il Signore sceglie uomini e donne che rinunciano liberamente – “per il regno dei cieli” (Mt 19,12) – al grande bene del matrimonio, donando tutto il loro amore a Cristo e mettendosi al servizio del prossimo come padri e madri spirituali. La loro vita è un dono di Dio per la Chiesa e un segno forte per il mondo. Se i sacerdoti e le persone consacrate vivono la loro vocazione con gioia, esercitano una grande influenza sugli uomini e sono per così dire un segno che in Cristo si trova la felicità vera e duratura.
La crescita nell’amore
La santa Vergine è un incoraggiamento
nella vocazione di ogni persona. In Maria si adempie pienamente la beatitudine
di Gesù: “Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio” (Mt 5,8). Che cosa
s’intende con questa beatitudine? Nel Catechismo della Chiesa Cattolica
leggiamo: “I ‘puri di cuore’ sono coloro che hanno accordato la propria
intelligenza e la propria volontà alle esigenze della santità di Dio, in tre
ambiti soprattutto: la carità, la castità o rettitudine sessuale, l’amore della
verità e l’ortodossia della fede. C’è un legame tra la purezza del cuore, del
corpo e della fede” (n. 2518).
Con il sostegno di Maria possiamo conservare o ritrovare la purezza del cuore, che ci fa capaci di adorare Dio in spirito e verità e di riconoscere la sua bontà nel volto di Gesù Cristo. La purezza del cuore è la condizione preliminare per la visione di Dio nel cielo. Fin d’ora essa ci permette di vedere il mondo secondo Dio, di scoprire nel prossimo l’immagine del Creatore e di percepire il corpo umano come un tempio dello Spirito Santo, una manifestazione della bellezza divina.
Con il sostegno di Maria possiamo conservare o ritrovare la purezza del cuore, che ci fa capaci di adorare Dio in spirito e verità e di riconoscere la sua bontà nel volto di Gesù Cristo. La purezza del cuore è la condizione preliminare per la visione di Dio nel cielo. Fin d’ora essa ci permette di vedere il mondo secondo Dio, di scoprire nel prossimo l’immagine del Creatore e di percepire il corpo umano come un tempio dello Spirito Santo, una manifestazione della bellezza divina.
Maria ci aiuta a diventare persone che
amano. La verginità della sua fede, del suo spirito, del suo cuore e del suo
corpo ci esorta ad affidarci totalmente, come lei, all’amore di Dio e a crescere
nella carità fino all’ultimo respiro della nostra esistenza in questo mondo. La
vita di Maria è un dono della misericordia di Dio per gli uomini. Con Madre
Giulia la vogliamo pregare: “Aumenta nella mia anima la sete del tuo amore!”
Il Santo Padre nella sua Enciclica
sull’amore cristiano scrive che dobbiamo guardare Maria e chiedere il suo
aiuto:
”Maria è diventata, di fatto, Madre di
tutti i credenti. Alla sua bontà materna, come alla sua purezza e bellezza
verginale, si rivolgono gli uomini di tutti i tempi e di tutte le parti del
mondo nelle loro necessità e speranze, nelle loro gioie e sofferenze, nelle
loro solitudini come anche nella condivisione comunitaria. E sempre
sperimentano il dono della sua bontà, sperimentano l’amore inesauribile che
ella riversa dal profondo del suo cuore… Santa Maria, Madre di Dio, tu hai
donato al mondo la vera luce, Gesù, tuo Figlio – Figlio di Dio. Ti sei
consegnata completamente alla chiamata di Dio e sei così diventata sorgente
della bontà che sgorga da Lui. Mostraci Gesù. Guidaci a Lui. Insegnaci a
conoscerlo e ad amarlo, perché possiamo anche noi diventare capaci di vero
amore ed essere sorgenti di acqua viva in mezzo a un mondo assetato” (n. 42).
La Famiglia spirituale “L’Opera”

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