sabato 28 febbraio 2015

“Questi è il mio Figlio prediletto: ascoltatelo!""

 

“Questi è il mio Figlio prediletto: ascoltatelo!""

Carissimi fratelli e sorelle,
dopo averci introdotti con Lui nel deserto e averci fatto gustare la bellezza della vittoria su quanto vorrebbe sedurci e allontanarci dalla nostra verità di uomini e donne liberi, il Signore Gesù oggi ci prende per mano e per mezzo della Chiesa ci fa salire con Lui sul Monte della Trasfigurazione perché possiamo già quaggiù godere qualcosa di quella vista beata che avremo lassù quando saremo per sempre con Lui.
Erano passati pochi giorni da quando Pietro era stato severamente ammonito e rimproverato da Gesù… – ricordate? – quando Gesù lo chiamò addirittura satana: “Lungi da me, satana. Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini” (Mc 8,33).  Pochi giorni dopo quel rimprovero, Gesù prende con sé Pietro, Giovanni e Giacomo, gli stessi che erano stati presenti al miracolo della resurrezione della figlia di Giaro, il capo della sinagoga (cfr. Mc 5,37), gli stessi che vorrà ancora vicino a sé nel Getsemani (cfr. Mc 14,33), e li conduce su un monte che la tradizione vuole identificare nel Monte Tabor.
In tutte le religioni la montagna ha una pregnanza di sacralità, in particolare nella nostra religione che affonda le sue radici nella storia biblica. Sarà su un monte, il Sinai o Oreb, che Mosè verrà chiamato da Dio nel prodigio del roveto ardente (Es 3,1ss), sarà sullo stesso monte che ancora Mosè riceverà da Dio la sua Legge (Es 19,1ss; 24,12ss), sarà sempre sullo stesso monte che Elia s’incontrerà con Dio nel silenzio di una brezza leggera (1Re 19,9ss).
La montagna è un luogo particolarmente idoneo all’incontro con Dio perché davanti alla montagna e sulla montagna l’uomo si sente piccolo, sente tutta la sua piccolezza e afferra qualcosa della maestà e della potenza di Dio. Ecco, proprio questo termine oggi non più usato, maestà, che in passato era servito molto ad esprimere quest’aspetto della trascendenza di Dio e – direi – che, soprattutto noi uomini e donne moderni, avremmo bisogno di riscoprirne l’importanza. Oggi abbiamo perso il senso della “sacralità”, della trascendenza, della maestà di Dio, e ne abbiamo perso di conseguenza il rispetto. Trattiamo di Dio come si tratta qualunque altra materia o argomento, dimenticandoci che l’unico modo corretto di poter parlare di Dio è quello di mettersi in ginocchio. Gli Ebrei avevano talmente forte il senso della trascendenza e della maestà di Dio che si sentivano indegni anche di nominarlo, per loro nominare il nome di Dio era sporcarlo, bestemmiarlo. Per noi invece è diventato il nostro compagnetto di giochi, il nostro fratelletto più piccolo! Mentre Dio è Dio. E se tante cose di Dio siamo lontani dal comprenderle, il motivo fondamentale spesso sta nel fatto che Dio si rivela e rivela i suoi segreti solo alle persone umili, piccole e non a chi crede di sapere tutto, di poter giudicare tutto, di sentenziare su tutto anche su Dio…
Ebbene oggi Gesù prende questi tre Apostoli e li porta con sé sul monte e in loro tre porta ciascuno di noi: salire la montagna non è cosa facile, ma se tu accetti la fatica vedrai la gloria di Dio. È una strada esigente. Ci fa compagnia oggi su questa strada anche un altro personaggio: Abramo. Anche lui sale oggi su un monte, vi sale per sacrificare il proprio Isacco. Se vogliamo vedere la gloria di Dio anche noi come lui, salendo su questo monte dobbiamo avere nel cuore questa disponibilità nell’animo nostro di sacrificare i nostri Isacchi. Ognuno di noi ha il suo Isacco da sacrificare e finché nel nostro cuore non affiora silenziosa questa disponibilità assoluta, totale al distacco dal nostro piccolo o grande Isacco, non vedremo la gloria di Dio. Quale grande esempio ci dà oggi Abramo con la sua mano ferma pronta al sacrificio della cosa più cara della sua vita. Cosa era più caro ad Abramo d’Isacco? Pensiamoci, pensiamoci, perché qui sta tutto, qui sta tutto!
Tutta una vita aspettando la realizzazione di una promessa di Dio, quando la speranza sembra perduta ecco la realizzazione, ecco il figlio della vecchiaia, ecco il “Sorriso di Dio”, ecco Isacco e ora, Dio, gli chiede proprio Isacco. Abramo avrebbe dovuto protestare… non lo fa perché ha un forte senso di Dio e per lui Dio è tutto, ma è tutto sul serio e così accetta e ubbidisce e diventa padre nostro nella fede. Ha veramente creduto a Dio e ha visto la sua gloria (cfr. Gv 11,40), di lui infatti dirà Gesù che “esultò nella speranza di vedere il suo giorno, lo vide e ne gioì” (Gv 8,56).
Ecco, carissimi fratelli e sorelle se anche noi vogliamo essere partecipi della visione della gloria di Dio che risplende oggi in Gesù che si trasfigura sul Tabor saliamo questo monte come lo salì Abramo: qual è questo Isacco che Dio mi chiede di sacrificargli? In realtà gli Isacchi che appesantiscono questa salita e ci fanno arretrare nel nostro cammino sono tanti, volesse il cielo che in ogni Quaresima ne individuassimo uno, uno che morisse con Gesù nella Pasqua. Se ad ogni Quaresima ne individuassimo uno da offrire al Signore, saremmo ben presto dei grandi santi! Ma, se di fatto ci è così difficile rinunciare alle nostre sicurezze, ai nostri appoggi, ai nostri affetti per appoggiarci unicamente su di Lui, se ci è così difficile, nondimeno possiamo esercitarci nel desiderio, nel desiderare una grande libertà interiore, desiderare una grande e assoluta capacità di dare tutto a Colui che è tutto e ci ha dato tutto, dare amore a Colui che ci ama troppo e di più, rispondere a Dio con la sua stessa misura di un amore senza misure! Coltiviamo questi desideri e affidiamoli all’Amore di Dio.  Se non riusciamo a riempire il nostro cuore di amore fattivo verso Dio, almeno riempiamolo di desiderio d’amore: desideriamo fortemente e incessantemente di amarLo come Lui ci ama, non cessiamo di alimentare questi santi desideri e Dio ci mostrerà la sua potenza nella nostra vita che il suo Santo Spirito vuole ribaltare, scombussolare, rivoluzionare, aspetta solo il nostro permesso per agire!
E lì sulla cima di questo monte, Lui si trasfigura, cioè fa vedere qualcosa, un raggio di ciò che Lui è, la sua gloria, bellezza, santità, il suo splendore di Figlio di Dio, è una vista che fa estasiare Pietro, Giacomo e Giovanni che vedono anche Mosè e Elia che parlano con Gesù, Mosè ed Elia, cioè tutto il Vecchio Testamento che è stato di preparazione a questa rivelazione del Figlio di Dio: è “la pienezza dei tempi” (Gal 4,4) e s’ode la voce del Padre che invita tutti a seguire, ascoltare questo Suo Figlio benedetto: “Questo è il Figlio mio prediletto, ascoltatelo!”
Pietro, Giovanni e Giacomo rimangono attoniti, presi, estasiati a tale vista, vorrebbero rimanere lì per sempre e invece ecco che devono scendere dal monte, tanta fatica per salire… e ora bisogna scendere a valle, bisogna affrontare gli uomini, la condanna a morte, il Calvario, la morte, il sepolcro. Gesù li aveva condotti lì appunto in vista di tutto quanto stava per accadere. Quella vista doveva servire a controbattere il colpo tremendo dell’altra vista non già gloriosa, bella ed estasiante, ma umiliante, avvilente e brutta di un uomo vilipeso e nudo e crocifisso e morto.
Due considerazioni veloci.
1) Facciamo tesoro dei momenti di consolazione, dei momenti in cui sentiamo Dio vicino che ci vuol bene e ne sentiamo tutta la bellezza e la bontà. Facciamo tesoro di quei momenti, perché non sempre si sta sulla montagna, ma bisogna scendere prima o poi a valle dove c’è una croce che ci aspetta!
2) Gesù tutto quello che è e che ha ce l’ha donato comunicandocelo nel santo Battesimo: la sua gloria, la sua santità, i suoi meriti, la sua bellezza, la sua figliolanza divina: Lui ci ha consegnato Se Stesso, tutto Se stesso come dono dell’esagerato amore che il Padre ha per noi (seconda lettura). Se potessimo vedere quanto sono belle le nostre persone agli occhi di Dio, quando – chiaramente – siamo in grazia! La vita cristiana può leggersi anche sotto l’immagine della Trasfigurazione: lo Spirito Santo che ci lavora, giorno dopo giorno, Quaresima dopo Quaresima, Pasqua dopo Pasqua, per trasfigurarci, per far risplendere in noi la bellezza, la santità e la gloria del figlio di Dio, della figlia di Dio. Lo Spirito Santo che lavora le nostre persone di “gloria in gloria” (2Cor 3,18) per renderle conformi al nostro Modello, a Gesù nostro Fratello primogenito.
Ecco, carissimi fratelli e sorelle, qui si apre un campo vastissimo di contemplazione della gloria di Dio, della bellezza di Dio, della santità di Dio, per noi in cammino verso il Cielo dove vedremo finalmente la gloria di Dio “faccia a faccia” (1Cor 13,12). Mentre camminiamo su questo mondo possiamo contemplare Dio solo con la contemplazione della fede, la fede ci permette di vedere Dio e la sua gloria, non distintamente, Paolo dice “confusamente come in uno specchio” ” (1Cor 13,12) – come in uno specchio dei suoi tempi che confondeva e distorceva le immagini, non uno specchio dei nostri tempi che riflette perfettamente! Se noi solo attivassimo in noi questa fede, quante cose belle vedremmo! Vedremmo la gloria, la bellezza, la santità, la maestà di Dio riflettersi in noi, nelle nostre persone: “La gloria di Dio è l’uomo vivente” (S. Ireneo). Saper cogliere la bellezza spirituale dell’altro! Saper cogliere la santità di Dio nella persona dell’altro, dell’altro che accosti, che incroci, che scontri, che tocchi: Lui ci ha indicato dove trovarLo e quindi dove vederLo: nel povero, nel malato, nel bisognoso, nel piccolo, nei bambini specialmente: “avevo fame, avevo sete, ero nudo, ero carcerato… quello che avete fatto ad uno di questi miei fratelli più piccoli l’avete fatto a me” (Mt 25,45ss). Abbiamo bisogno di esercitarci in questa contemplazione che facciamo con gli occhi della nostra fede perché i nostri occhi fisici sono distorti da tante cose brutte da cui sono bombardati, invasi e dobbiamo quindi purificare il nostro sguardo con uno sguardo di fede sulle persone e sul mondo. In particolare questo nostro sguardo di fede si deve attivare quando siamo riuniti in assemblea per celebrare l’Eucarestia: dobbiamo imparare a guardarci con occhi di fede per vedere Gesù risplendere con la sua gloria, la sua luce, la sua santità nell’altro. Ogni domenica vedendo il mio fratello, la mia sorella incamminarsi verso la comunione eucaristica, guardandoli con gli occhi della fede, che bello veder risplendere ai nostri occhi le loro anime belle, lo splendore della loro santità, santità condita di tanta fatica, tanto sacrificio nascosto e di amore vissuto. Attiviamo lo sguardo di fede e vedremo e sentiremo presente questo Gesù che è vivo, vivo in me e vivo nel mio fratello che celebra con me l’Eucarestia.
Ma tutto cambia quando non solo comincerò a vedere la gloria di Dio nel fratello, nella sorella, ma comincio a percepirla nella mia persona, perché Lui vive in me e vi ha portato tutta la Sua Potenza, tutta la Sua Gloria, tutta la Sua Bellezza, tutta la sua Santità. Una presenza di grazia che ci commuove perché immeritata, perché ne siamo indegni, perché è un dono troppo grande, troppo bello, troppo tutto! Ecco saper accettare questo troppo di Dio ricambiandolo con il nostro piccolo niente in un atteggiamento di continua umile gratitudine perché riconosciamo che noi non siamo santi, non siamo belli, non abbiamo nulla di cui gloriarci, ma è Lui che ci fa santi, ci fa belli dentro di una bellezza di grazia che risplende nel nostro sguardo limpido, nel nostro cuore pulito, è Lui che ci dà la sua gloria, quella di Figlio di Dio, e questa gloria è il “tesoro” più prezioso che possediamo e lo custodiamo in piccoli “vasi di creta” (2Cor 4,7) così fragili, così delicati: pensate tanta ricchezza, tanto valore, tanto splendore custodito in così grande debolezza… Quanto poco basta infatti per sciuparla, per perderla, per distruggerla! Ci abbiamo mai pensato? Per questo dobbiamo farci forti di Gesù, sia Lui il custode di tanta gloria, occorre darGli spazio per farLo vivere in pienezza e potenza perché Lui è il più forte e noi, invece, siamo tanto deboli! Allora bisogna che “Lui cresca e che noi diminuiamo sempre di più”  (Gv 3,30) in modo che tutta la gloria, la santità, la bellezza che ci ha regalate siano custodite, difese e accresciute da Lui, facciamo in modo che gestisca tutto Lui e niente noi e allora sarà tutto al sicuro, custodito e difeso, e allora potremo presto ben dire con Paolo: “Che bello! Che gioia! Non sono più io – infatti – a vivere, ma è Gesù che vive in me!” (Gal 2,20).
La Vergine Maria che ci accompagna in questo nostro itinerario d’amore ci ottenga la gioia di realizzare tutto questo a lode e gloria del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo
  Amen.                                    
 j.m.j.

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