venerdì 13 giugno 2014

Come l'udì, Elia si coprì il volto con il mantello...


Commento su 1Re 19, 11-13

«Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti... ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, una voce di silenzio sottile. Come l'udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all'ingresso della caverna».

1Re 19, 11-13
Come vivere questa Parola?

Si tratta della celebre ?teofania' di Dio al profeta Elia sul monte Oreb. Essa contiene un insegnamento fondamentale anche per noi cristiani del terzo millennio. Come si vede dal testo citato, in quest'incontro ravvicinato con il Trascendente, Dio sconvolge e scombina tutti gli schemi che il profeta s'era fatto prima su di Lui. Infatti, dalle teofanie avute precedentemente, egli aveva imparato a conoscere un Dio potente, violento, il Dio del fuoco e degli sconvolgimenti naturali. Ora però gli si rivela un Dio inedito, nuovo, che non s'aspettava: un Dio silenzioso, «una voce di silenzio sottile», come dice il testo ebraico originale. Elia, dunque, deve modificare e rompere tutti i suoi schemi del passato, già ben fissati. Dio è sempre più in là, oltre gli schemi e le formule: Deus semper major! Questa lezione data dal Signore al suo profeta è fondamentale anche per noi! Dio non è catturabile nei nostri schemi. Egli rimane sempre il Dio Vivente da cercare nella fede, che ci precede e che scompiglia i nostri schemi prefissati. Non è mai un Dio banale e scontato, manipolabile, ma un Dio sempre nuovo e imprevedibile!

Voce di silenzio è un ossimoro assai espressivo, proprio del linguaggio mistico, che connette due realtà apparentemente inconciliabili e serve ad esprimere l'indicibile, in una specie di cortocircuito del discorso. Infatti, quello che Elia ode sulla montagna non è il «sussurro di una brezza leggera» (come è scritto nella traduzione vigente), ma una «voce di silenzio sottile», cioè la voce di Dio che gli parla nel silenzio. Il silenzio non è solo assenza di rumori, è soprattutto percezione interiore di chi ha fatto silenzio dentro di sé, e così è in grado di ascoltare veramente Dio e non se stesso, o le ripercussioni del proprio ego. Il silenzio ha una sua voce. La voce di Dio è appena un silenzio sottile e trattenuto. Qui la teologia, l'esperienza mistica si fa apofatica (negativa): preferisce non dire, piuttosto che dire troppo. Proprio per questo la sua voce è di silenzio.

Concludendo, possiamo riassumere l'esperienza di Elia, - che può diventare anche la nostra - affermando che nell'incontro autentico e profondo con Dio, bisogna avere il coraggio di abitare il silenzio.
Signore, sto in silenzio, non apro bocca, perché sei tu che agisci (Sal 38, 10).

La voce di un grande Vescovo e Martire

«È meglio tacere ed essere che parlare e non essere... Chi possiede veramente la parola di Gesù, può ascoltare anche il suo silenzio, per essere perfetto»

Ignazio di Antiochia, agli Efesini 15, 1-2

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